Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2494 del 03/02/2021

Cassazione civile sez. III, 03/02/2021, (ud. 15/09/2020, dep. 03/02/2021), n.2494

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 36417/2018 R.G. proposto da:

C.E., rappresentata e difesa dall’Avv. Giovanna De

Notariis, PEC avv.denotariis.pec.giuffre.it, domiciliata, ai sensi

dell’art. 366 c.p.c., comma 2, presso la cancelleria della Corte di

Cassazione;

– ricorrente –

contro

Comune di Castelmauro, in persona del Sindaco pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 195/2018 della Corte d’appello di Campobasso

depositata 1 maggio 2018.

Udita la relazione svolta in camera di consiglio dal Consigliere

Cosimo D’Arrigo.

 

Fatto

RITENUTO

C.E. conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Campobasso, il Comune di Castelmauro, chiedendone la condanna al risarcimento del danno biologico riportato in occasione di una caduta accidentale occorsale, a causa della presenza non segnalata di una canaletta di scolo, mentre percorreva il Corso Italia, strada ricadente nel territorio urbano del predetto Comune.

L’Ente si costituiva in giudizio eccependo, fra l’altro, il proprio difetto di legittimazione passiva, dal momento che la strada ove era accaduto il sinistro era di proprietà dell’amministrazione provinciale.

Il Tribunale rigettava la domanda, rilevando che la C. aveva ritirato il proprio fascicolo di parte e non lo aveva restituito al momento del deposito delle comparse conclusionali.

La C. appellava la decisione; il Comune resisteva al gravame, chiedendone il rigetto.

La Corte d’appello di Campobasso, nel confermare con diversa motivazione la decisione di primo grado, ha accolto l’eccezione di carenza di legittimazione passiva del Comune.

Anzitutto, ha preso atto della circostanza che la via (denominata “Corso Italia”) dove si è verificato il sinistro costituisce un tratto urbano di una strada provinciale: la circostanza non è controversa e, del resto, è ribadita tutt’oggi dalla stessa ricorrente che, a pag. 15 del ricorso, afferma che “la proprietà della strada (è) della Provincia (cui essa è stata trasferita per legge dalla Regione)”. La Corte d’appello, poi, richiamando l’art. 2 C.d.S., comma 7, ha ricordato che sono di proprietà comunali solamente i tratti delle strade statali, regionali o provinciali che attraversano il centro abitato di comuni con più di diecimila abitanti. Quindi, illustrando analiticamente il risultato del più recente censimento, ha posto in evidenza che il Comune di Castelmauro ha una popolazione di appena 1.638 abitanti, con la conseguenza che ad esso non si può attribuire per legge la proprietà del tratto urbano di una strada provinciale. Ha, infine, esaminato la questione di una intesa che, secondo l’appellante, sarebbe intercorsa fra l’ANAS e il Comune per la manutenzione di quel tratto stradale, rilevando che dell’esistenza di tale convenzione non è stata fornita alcuna prova e che, trattandosi comunque di documentazione non prodotta in primo grado, alla produzione in appello di un simile accordo fra enti sarebbe stato ostativo l’art. 345 c.p.c., comma 2.

La corte territoriale ha anche esaminato la prospettazione subordinata della C., ovvero che la responsabilità del Comune ex art. 2043 c.c. derivasse dall’aver materialmente eseguito i lavori di realizzazione della cunetta in cui essa è inciampata. Sul punto, il giudice d’appello ha ritenuto il totale difetto di prova, sottolineando che tutti i testi escussi per dimostrare che i lavori fossero stati di iniziativa comunale si erano limitati ad un “sentito dire” non circostanziato e quindi non decisivo.

Contro tale decisione C.E. ha proposto ricorso per cassazione articolato in cinque motivi. Il Comune di Castelmauro non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

In considerazione dei motivi dedotti e delle ragioni della decisione, la motivazione del presente provvedimento può essere redatta in forma semplificata, conformemente alle indicazioni contenute nelle note del Primo Presidente di questa Corte del 14 settembre 2016 e del 22 marzo 2011.

Con il primo motivo il Comune denuncia un error in procedendo consistente nella violazione del principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato. Sostiene, in particolare, che la questione della titolarità della strada sarebbe estranea alla materia del contendere.

Il motivo è manifestamente infondato, giacchè la Corte d’appello ha pronunciato su una eccezione di carenza di legittimazione passiva espressamente formulata dal Comune convenuto e che, pertanto, appartiene in modo inequivoco al thema decidendum.

Con il secondo motivo la C. censura la motivazione della sentenza impugnata, in quanto illogica e basata su un’erronea ricognizione delle risultanze processuali.

Con il terzo motivo si denuncia il vizio di motivazione in relazione alla valutazione della prova orale e per difetto di corrispondenza fra chiesto è pronunciato.

I due motivi, strettamente connessi, possono essere esaminati congiuntamente.

Com’è noto, il vizio di motivazione non è più previsto fra i motivi di ricorso per cassazione, a seguito della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134. Pertanto, il sindacato di legittimità sulla motivazione è oggi ridotto al “minimo costituzionale”, nel senso che è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830). Nessuna di tali anomalie è stata denunciata con il ricorso in esame, nè ricorre nel caso di specie.

Piuttosto, la ricorrente ha formulato una ricostruzione alternativa in punto di fatto delle risultanze delle deposizioni testimoniali, inammissibile in sede di legittimità.

Il preteso difetto di corrispondenza fra le domande dell’attrice e il pronunciato si risolve, in realtà, nel mero rigetto delle domande attoree; il che, ovviamente, non è un vizio del processo in sè.

Il quarto motivo è formulato in modo inammissibile, in quanto si compendia nella sola affermazione apodittica secondo cui la sentenza sarebbe viziata dalla violazione della legge “che ha trasferito dall’ANAS alla Provincia la proprietà della strada, confermando al Comune la custodia e gestione del tratto di traversa interna che lo attraversa”.

In realtà, la stessa ricorrente non indica quale sarebbe la norma di legge violata, con ciò violando art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4; piuttosto, nell’intestazione del motivo essa indica, quale provvedimento che regolerebbe la gestione della strada in questione, un’ordinanza del sindaco del Comune, di contenuto non meglio precisato. L’eventuale inottemperanza a tale ordinanza, non avendo contenuto di legge, non può dar luogo al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 Ad ogni modo, l’atto amministrativo non può essere esaminato qui per la prima volta, specie in difetto di una sua allegazione.

La ricorrente, dunque, non chiarisce in che termini si sarebbe concretizzata la lamentata violazione di legge.

Con il quinto motivo la C. si duole dell’omessa motivazione sul rigetto della domanda risarcitoria subordinata, ex art. 2043 c.c..

Richiamando quanto osservato in precedenza sulla residua rilevanza – dopo la riforma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – del vizio di motivazione, si deve concludere che pure tale motivo è inammissibile in quanto, lungi dal denunciare un vizio di motivazione sotto il “minimo costituzionale”, si limita a proporre una ricostruzione alternativa in punto di fatto.

In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Non si provvede alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità, in quanto il Comune di Castelmauro non ha svolto in questa sede attività difensive.

Sussistono, invece, i presupposti processuali per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, sicchè va disposto il versamento, da parte dell’impugnante soccombente, di un ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per l’impugnazione proposta, senza spazio per valutazioni discrezionali (Sez. 3, Sentenza n. 5955 del 14/03/2014, Rv. 630550).

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 15 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2021

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