Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24936 del 06/11/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 24936 Anno 2013
Presidente: MERONE ANTONIO
Relatore: BRUSCHETTA ERNESTINO LUIGI

Data pubblicazione: 06/11/2013

SENTENZA
sul ricorso n. 24698/07 proposto da:
Fenu Gesuino, elettivamente domiciliato in Roma, Via
Panama n. 95, presso lo Studio dell’Avv. Franco
Picciaredda che lo rappresenta e difende, giusta delega
a margine del ricorso;

– ricorrente contro
Agenzia delle Entrate;

– intimata contro
Ministero dell’Economia e delle Finanze;

– intimato avverso la sentenza n. 50/05/06 della Commissione

cc

Tributaria Regionale della Sardegna, depositata il 26
giugno 2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 6 giugno 2013, dal Consigliere Dott.
Ernestino Bruschetta;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. Ennio Sepe, che ha concluso per
il rigetto del ricorso.
Fatto
Con l’impugnata sentenza n. 50/05/06, depositata il 26
giugno 2006, la Commissione Tributaria Regionale della
Sardegna, respinto l’appello del contribuente Fenu
Gesuino, confermava la decisione n. 109/01/04 della
Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari che
aveva rigettato il ricorso avverso il provvedimento n.
37741/01 di diniego di rimborso di imposta di registro.
Nella sostanza, in relazione ad un contratto d’affitto
d’azienda, il contribuente aveva assolto l’imposta di
registro, questa calcolata, a’ sensi dell’art. 43,
comma l, lett. h), d.p.r. 26 aprile 1986, n. 131, su
base

imponibile

quanto

da

corrispondersi

al

proprietario per l’intera durata del contratto;
sennonché, il contratto s’era risolto anticipatamente a
seguito di conciliazione giudiziale intervenuta col
Fallimento succeduto all’imprenditore proprietario
dell’azienda;

con

la

conseguenza,

secondo

il

contribuente, che l’imposta di registrazione avrebbe
2

udito l’Avv. Gugliemo Franzoni, per il ricorrente;

dovuto

pagarsi

con

imponibile

da

determinarsi

sull’effettiva durata dell’affitto, quindi con diritto
al rimborso dell’eccedenza.
La CTR riteneva, invece, che non potevasi riconoscere
il diritto al rimborso per l’inapplicabilità dell’art.
38, comma 2, d.p.r. n. 131 del 1986, norma che prevede
la restituzione dell’imposta in ipotesi di sentenza
regiudicata dichiarativa di nullità o annullamento del
contratto “per causa non imputabile alle parti”.
Contro la sentenza della CTR, il contribuente proponeva
ricorso per cassazione affidato a due motivi.
Gli intimati Agenzia delle Entrate e Ministero
dell’Economia e delle Finanze, non si costituivano.
Diritto

l. A’

sensi dell’art. 57, comma l, d.lgs. 30 luglio

1999, n. 300 – legge istitutiva delle Agenzie delle
Entrate – il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha
perduto la legittimazione a stare in giudizio con
decorrenza dal l gennaio 2001 (Cass. n. 22992 del 2010;
Cass. n. 9004 del 2007).
2. Col primo motivo di ricorso, il contribuente
censurava la sentenza a’ sensi dell’art. 360, comma 1,
n. 3, c.p.c. per “Violazione e falsa applicazione
dell’art. 38 d.p.r. 26 aprile 1986, n. 131, deducendo,
in particolare, che, a seguito del fallimento,
l’affitto, senza colpa delle parti, non poteva più
esser continuato; e che, la conciliazione giudiziale,
intervenuta a sanzionare l’impossibilità di continuare
il contratto per fatto non imputabile ad alcuno, era da

3

lb

parificarsi,
giudicato;

nella sostanza,
di

qui,

ad una sentenza in

l’illazione,

di

applicabilità

dell’art. 38, comma 2, d.p.r. n. 131 del 1986. Il
quesito era: “se, in materia d’imposta di registro, la
regolare applicazione dell’art. 38, comma 2, d.p.r. n.
131/86 imponga all’Amministrazione la restituzione

sussistendo i requisiti, nel caso in cui l’atto abbia
cessato di produrre effetti a seguito di fallimento
(non imputabile alle parti), con verbale di
conciliazione giudiziale (equiparato dal legislatore
dell’art. 37 d.p.r. n. 131/86, alla sentenza passata in
giudicato)”.
3. Col secondo motivo di ricorso, il contribuente
censurava la sentenza a’ sensi dell’art. 360, comma l,
c.p.c. per “Violazione dell’art. 20 e dell’art. 17,
coordinato con gli artt. 36, 37, 38 e 43 d.p.r. 131/86,
in riferimento all’art. 12 prel.”, deducendosi, a
riguardo, che poteva, l’art. 38, comma 2, d.p.r. n. 131
del 1986, esser applicato analogicamente alla concreta
fattispecie

sub ludice.

Il quesito era: “se, in

applicazione dei principi dell’analogia
nell’ambito della materia

de qua,

legis,

l’imposta venga

applicata secondo lo scopo unitario desunto
dall’intrinseca dell’atto

ex art. 20 d.p.r. 131/86 e,

quindi, la fattispecie in esame sia riconducibile al
collegamento funzionale tra l’art. 17, comma 3,
coordinato con gli artt. 36, comma 4; 43, comma l lett.
d) e h), unitamente all’art. 38 combinato con l’art.

4

dell’imposta, per la parte eccedente la misura fissa,

37, comma l (nella parte in cui l’atto di conciliazione
giudiziale è equiparato alla sentenza passata in
giudicato) del d.p.r. 131/86 secondo un’interpretazione
unitaria – .
4.

I motivi che, per la loro stretta connessione,

possono

essere

esaminati

congiuntamente,

sono

In effetti, l’applicazione analogica presuppone una
lacuna nell’ordinamento che renda indispensabile il
ricorso al regolamento contenuto in altra norma che
disciplini casi simili, giacché al giudice è proibito
il

non liquet,

ciò che appunto presuppone che

l’ordinamento giuridico sia completo attraverso il
ricorso alla tecnica dell’analogia. Sennonché, nella
concreta fattispecie, non esiste lacuna, giacché la
base imponibile è stabilita con riferimento all’intera
durata dell’affitto e non si intravvedono ragioni
costituzionali di rimborso quando le parti, per mutuo
consenso, decidono di por fine a un rapporto. Del
resto, l’impossibilità di applicazione analogica
dell’art. 38, comma 2, d.p.r. n. 131 del 1986 è anche
confermata dalla sua eccezionalità, confinata, per
motivi di equità, a situazioni affatto particolari di
nullità o annullabilità incolpevoli, mentre qui le
parti, a’ sensi dell’art. 72 legge fallimentare, non
erano affatto obbligate a risolvere il contratto.
5. Poiché i vincitori Agenzia delle Entrate e Ministero
dell’Economia e delle Finanze non si sono costituite,
non deve farsi luogo al regolamento delle spese.

5

infondati.

P . Q .M

La Corte rigetta il ricorso.
Così deciso

in Roma, nella camera di

:ESENTE DA REGISTRAZIONE
Al SENSI
1).PJZ:.

N. 131 7A3. ALI_ M. – N.5
MATERIA TRIBUTARIA
consiglio del

giorno 6 giugno 2013

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