Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24928 del 06/12/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016, (ud. 24/11/2016, dep. 06/12/2016), n.24928

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9253-2011 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

R.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 291/2010 della COMM.TRIB.REG. di CATANZARO,

depositata il 13/12/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/11/2016 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI;

udito per il ricorrente l’Avvocato ROCCHITTA che si riporta agli

atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GIACALONE Giovanni, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

A seguito di avviso di rettifica e liquidazione di maggior imposta complementare di successione ed Invim, emesso dall’Ufficio delle Entrate di Crotone, per accertato diverso valore dei terreni oggetto di dichiarazione di successione, veniva notificata, tra gli altri, a R.M., quale erede di R.S., la relativa cartella di pagamento, divenuta definitiva perchè non impugnata, ed avverso il provvedimento di diniego di autotutela con cui era stato negato l’annullamento della predetta cartella, quanto alla sanzione irrogata, per intervenuto pagamento parziale dell’imposta liquidata, la contribuente proponeva ricorso innanzi alla Commissione tributaria provinciale di Crotone che accoglieva la richiesta di rideterminazione della sanzione, dovendosi avere riguardo alla sola somma non versata e non già all’intero ammontare dell’imposta dovuta.

La Commissione tributaria regionale di Catanzaro dichiarava inammissibile l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, per violazione del D.L. n. 203 del 2005, art. 3 bis, comma 7, sul rilievo che non era stata depositata copia dell’atto di gravame presso la segreteria del giudice di primo grado.

Per la cassazione della sentenza propone ricorso l’Agenzia delle Entrate affidandosi ad un unico motivo.

La intimata non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Con il motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate deduce il vizio di violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2, come modificato dal D.L. n. 203 del 2005, art. 3 bis, comma 7, conv. con mod. nella L. n. 248 del 2005 e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, commi 1 e 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Si duole, in particolare, della declaratoria di inammissibilità del ricorso d’appello, da parte della CTR, ed evidenzia che la notifica dell’atto di gravame non avvenne a mezzo posta, ma tramite l’ufficiale giudiziario del Tribunale di Crotone, cosa che esclude l’applicabilità della disposizione che onera l’appellante di depositare la copia dell’atto in questione presso la segreteria della Commissione Tributaria Provinciale entro il termine di trenta giorni di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 1.

La censura è fondata atteso che, ai fini della regolare proposizione dell’appello dinanzi alle commissioni tributarie regionali, nel caso in cui la notifica sia effettuata a mezzo ufficiale giudiziario, l’omesso deposito della copia dell’appello presso la segreteria della commissione tributaria provinciale che ha pronunciato la sentenza impugnata non determina l’inammissibilità del gravame, ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, comma 2, seconda parte, (nel testo modificato dal D.L. n. 203 del 2005, art. 3 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 248 del 2005), trovando applicazione la regola di cui all’art. 123 disp. att. c.p.c., che onera l’ufficiale giudiziario di dare immediato avviso scritto dell’avvenuta notificazione dell’appello al cancelliere del giudice che ha reso la sentenza impugnata (Cass., n. 14273/2016; n. 22639/2014; n. 9319/2014; n. 18385 del 2013; n. 26487 del 2013; n. 6811/2011, n. 25502/2011, n. 25540/2011).

In definitiva, gli effetti del mancato adempimento dell’onere di cui all’art. 123 disp. att. c.p.c., comma 1 di dare immediato avviso scritto al cancelliere del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata della proposizione dell’appello, gravano sulla parte solo quando questa provveda direttamente alla notifica a mezzo dei servizio postale, operando in tal caso la comminatoria di inammissibilità prevista dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2, che si riferisce alle semplici raccomandate previste dall’art. 16, comma 3, del citato decreto, ipotesi che nella esaminata fattispecie non ricorre dal momento che l’atto di appello del 23/1/2009 risulta essere stato notificato tramite l’ufficiale giudiziario del Tribunale di Crotone, come comprovato dal timbro UNEP apposto il 26/1/2009.

Assume, nel merito, la ricorrente che gli eredi di R.S. hanno provveduto ad effettuare singoli versamenti pro-quota non corrispondenti all’imposta dovuta ed alle relative sanzioni, come determinate nell’avviso di rettifica e liquidazione di maggior imposta emesso dall’Ufficio, con conseguente decadenza della contribuente dal beneficio della riduzione ad un quarto delle sanzioni comminate D.Lgs. n. 218 del 1997, ex art. 15.

Ebbene, essendo applicabile la regola speciale della solidarietà dei coeredi di cui al D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 36, prevista per il pagamento dell’imposta di successione “nell’ammontare complessivamente dovuto da loro e dai legatari”, non v’è dubbio che il principio della solidarietà tributaria operi a danno della contribuente in ragione di un accertamento dell’Ufficio diventato definitivo per tutti gli eredi non essendo viceversa applicabile l’ordinaria regola civilistica della ripartizione pro quota dei debiti ereditari.

L’impugnata sentenza, pertanto, deve essere cassata e non essendo necessario accertare ulteriori fatti o decidere diverse questioni, la controversia può essere decisa nel merito dovendosi escludere l’accoglibilità della pretesa di riduzione del debito di cui alla cartella in ragione della quota ereditaria spettante alla contribuente.

L’alternarsi delle decisioni induce la Corte a compensare integralmente le spese processuali di ogni fase e grado.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e, decidendo il merito, rigetta il ricorso introduttivo della contribuente; compensa integralmente le spese di ogni fase e grado del giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 24 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA