Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24927 del 20/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/10/2017, (ud. 21/09/2017, dep.20/10/2017),  n. 24927

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – rel. Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17338-2016 proposto da:

INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI

SUL LAVORO, (OMISSIS), in persona del legale rappresentante,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso la

sede dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati LOREDANA

DI SALVO, LORELLA FRASCONA’;

– ricorrenti –

contro

O.P.A., EQUITALIA SUD SPA (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 1474/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

emessa il 19/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2017 dal Presidente Relatore Dott. PIETRO

CURZIO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il sig. O., in data 24.09.2010, ha proposto tre distinte opposizioni presso il Tribunale di Paola contro tre intimazioni di pagamento fondate su altrettante cartelle esattoriali, emesse per premi non pagati all’INAIL.

2. Con la sentenza n. 212/2014, il Tribunale di Paola ha respinto l’eccezione di incompetenza per territorio proposta dall’INAIL ed ha dichiarato non dovute le somme portate dalle cartelle nn. (OMISSIS), per il decorso del termine quinquennale di prescrizione tra la data di notifica delle stesse, rispettivamente del 05.12.2002, il 21.02.2001 e il 21.01.2005 e le intimazioni di pagamento, tutte del 18.08.2010.

3. L’INAIL ha impugnato la sentenza di primo grado dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro, sostenendo, con l’adesione di Equitalia Sud S.p.a., la tesi che il termine di prescrizione non è di cinque ma è di dieci anni, ai sensi dell’art. 2953 c.c..

Il sig. O. si è costituito in giudizio, chiedendo la conferma della sentenza impugnata.

Il Collegio ha respinto l’appello, confermando il termine quinquennale applicato dal Tribunale.

4. L’INAIL ha proposto ricorso per Cassazione.

Le altre parti sono rimaste intimate.

L’INAIL, inoltre, ha depositato una memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c., chiedendo la compensazione delle spese.

5. Il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il ricorso, basato su di un unico motivo, è manifestamente infondato, alla luce del principio di diritto affermato dalle Sezioni unite con la sentenza n. 23397 del 17 novembre 2016.

Con tale decisione, si è affermato: “la scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo la L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che, dall’1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (D.L. n. 78 del 2010, art. 30 conv., con modif. dalla L. n. 122 del 2010).

2. Dovendosi dare seguito a tale condivisibile orientamento, che ha riallineato le disarmonie della giurisprudenza (si vedano le sentenze 4338/2014; 11749/2015 e 5060/2016, di segno opposto rispetto alla citata sentenza delle SSUU 23397/2016), la soluzione adottata dalla Corte d’Appello di Catanzaro risulta corretta e conforme a diritto.

3. Nulla sulle spese, poichè le altre parti non hanno svolto attività difensive.

4. Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

Rigetta il ricorso. Nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 21 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2017

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