Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24923 del 20/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 20/10/2017, (ud. 21/09/2017, dep.20/10/2017),  n. 24923

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – rel. Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12620/2016 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante, in proprio e quale procuratore speciale della

SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI INPS (SCCI) SPA,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli

avvocati ANTONINO SGROI, ESTER ADA SCIPLINO, EMANUELE DE ROSE,

GIUSEPPE MATANO, LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO;

– ricorrente –

contro

V.W., elettivamente domiciliato in ROMA, P.ZA S. SALVATORE

IN LAURO, 13, presso lo studio dell’avvocato CAMILLA GIUGNI,

rappresentato e difeso dagli avvocati ANDREA TAVERNELLI, ALESSANDRO

SILVESTRI;

– resistenti –

e contro

EQUITALIA NORD SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 321/2015 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 13/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2017 dal Presidente Relatore Dott. PIETRO

CURZIO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. Il sig. V. ha proposto opposizione presso il Tribunale di Massa contro il preavviso di fermo n. (OMISSIS), fondato su cinque cartelle esattoriali emesse per crediti dell’INPS.

2. Il Tribunale di Massa, con sentenza del 20 novembre 2013, si è dichiarato territorialmente incompetente, ravvisando la competenza del Tribunale di La Spezia.

Il ricorrente ha riassunto la causa e il Tribunale di La Spezia ha accolto l’opposizione dichiarando non dovute le somme portate dalle cartelle esattoriali, per il decorso del termine quinquennale di prescrizione tra le notifiche di queste ultime (avvenute tra il marzo del 2003 e il febbraio del 2006) e la notifica del preavviso di fermo.

3. L’INPS ed Equitalia Nord S.p.a. hanno impugnato con distinti atti di appello la sentenza di primo grado dinanzi alla Corte d’Appello di Genova, sostenendo la tesi che il termine di prescrizione non è di cinque ma è di dieci anni, ai sensi dell’art. 2953 c.c..

Il sig. V. si è costituito nel giudizio promosso dall’INPS, chiedendo il rigetto del gravame.

Il Collegio, riuniti i giudizi, ha respinto gli appelli, confermando il termine quinquennale applicato dal Tribunale.

4. L’INPS ha proposto ricorso per Cassazione.

Il sig. V. si è costituito in giudizio e ha contestato quanto dedotto dall’INPS. Equitalia Nord S.p.a. non ha svolto attività difensiva.

5. Il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1. Il ricorso, basato su di un unico motivo, è manifestamente infondato, alla luce del principio di diritto affermato dalle Sezioni unite con la sentenza n. 23397 del 17 novembre 2016.

Con tale decisione, si è affermato: “la scadenza del termine – pacificamente perentorio per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. conversione del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo della L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che, dall’1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (del D.L. n. 78 del 2010, art. 30, conv., con modif:, dalla L. n. 122 del 2010).

2. Dovendosi dare seguito a tale condivisibile orientamento, che ha riallineato le disarmonie della giurisprudenza (si vedano le sentenze 4338/2014; 11749/2015 e 5060/2016, di segno opposto rispetto alla citata sentenza delle SSUU 23397/2016), la soluzione adottata dalla Corte d’Appello di Genova risulta corretta e conforme a diritto.

3. Il preesistente contrasto di orientamenti giurisprudenziali giustifica la compensazione delle spese del giudizio, in considerazione del fatto che il ricorso è stato depositato prima della decisione delle Sezioni unite.

4. Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

Rigetta il ricorso e compensa le spese.

Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA