Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24922 del 15/09/2021

Cassazione civile sez. II, 15/09/2021, (ud. 02/03/2021, dep. 15/09/2021), n.24922

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20929/2016 proposto da:

B.N., Z.G., elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZA DEL POPOLO 18, presso lo studio dell’avvocato MARIA ELENA

RIBALDONE, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ANDREINA GILI;

– ricorrenti –

contro

CONDOMINIO (OMISSIS), IN PERSONA DELL’AMM.RE PRO TEMPORE,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE GIULIO CESARE, 14, presso

lo studio dell’avvocato EMANUELA ROMANELLI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ELENA BISIO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 990/2016 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 13/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

02/03/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

I sigg. B.N. e Z.G. hanno proposto ricorso, sulla scorta di un solo motivo, per la cassazione della sentenza della corte d’appello di Torino che, confermando la pronuncia del tribunale della stessa città, ha rigettato il gravame dagli stessi formulato nei confronti del Condominio (OMISSIS) al fine di far annullare la Delib. Condominiale assunta 6 maggio 2010, relativa all’approvazione del colore delle tende da sole che insistono sulla facciata del condominio.

La corte d’appello rileva, in primo luogo, che i sigg. B. e Z. sono comproprietari di un’unità abitativa sita in (OMISSIS), sicché l’ente di gestione preposto a decidere sul punto, ossia sul colore delle tende che insistono sulla facciata, e’, appunto, il condominio di (OMISSIS). Nell’impugnata sentenza si precisa che tale condominio fa parte, insieme ad altri, di un più vasto complesso immobiliare denominato “President”, composto da più stabili, con accesso da diversi numeri civici di (OMISSIS) e di (OMISSIS), ciascuno costituito in condominio a sé, con proprio amministratore; tutti tali condomini sono dotati di identico regolamento; l’amministratore del condominio (OMISSIS) gestisce le parti comuni dei diversi stabili.

Secondo la ricostruzione dei fatti svolta nella sentenza impugnata, l’assemblea del condominio di (OMISSIS), ove si trova l’immobile di proprietà degli odierni ricorrenti, nella riunione del 15 maggio 2007 deliberava che le tende in facciata dei singoli appartamenti dello stabile dovessero essere uniformi a quelle già istallate nei condomini di (OMISSIS). Quasi tre anni dopo, precisamente il 6 maggio 2010, l’amministratore delle parti comuni gestite dal condominio (OMISSIS) (Dott. G.) “riuniva i consiglieri dei vari lotti e faceva propria la decisione del colore delle tende come già assunta dai singoli lotti” (pag. 8, secondo capoverso, della sentenza).

Sulla scorta di tali premesse di fatto, la corte d’appello ha ritenuto, in conformità al primo giudice, che la Delib. del 2010 del condominio (OMISSIS), impugnata dai ricorrenti, fosse meramente riproduttiva di quella del 2007 del condominio (OMISSIS) del 2007, la quale aveva già carattere deliberativo sul punto delle caratteristiche delle tende.

Poiché quest’ultima Delib. non era stata impugnata dai sigg. B. e Z., i medesimi dovevano ritenersi privi di interesse ad agire per l’impugnativa della Delib. del 2010 oggetto del presente giudizio. La corte territoriale, conseguentemente, respingeva sia l’impugnativa di tale Delib., sia la domanda di risarcimento dei danni avanzata dagli appellanti in relazione alla sanzione amministrativa pecuniaria irroaata nei loro confronti dal Comune di Torino per non aver rimosso le tende esterne, in violazione della Delib. stessa.

Il Condominio (OMISSIS) ha presentato controricorso.

La causa è stata chiamata all’adunanza di Camera di consiglio del 2 marzo 2021, per la quale il controricorrente ha depositato una memoria.

Con l’unico motivo di ricorso, riferito dell’art. 360 c.p.c., n. 5, i sigg. B.N. e Z.G. deducono l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in particolare nella parte in cui il giudice d’appello ha erroneamente attribuito alla Delib. del 2007, carattere precettivo e non meramente interlocutorio. Secondo i ricorrenti, la mancanza di contenuto decisorio della Delib. 15 maggio 2007, sarebbe ricavabile, in primo luogo, dal contenuto dell’ordine del giorno dell’assemblea (“relazione di eventuale installazione tende da sole lato (OMISSIS)”) e, in secondo luogo, dal raffronto con il contenuto del verbale di assemblea del 6 maggio 2010, laddove l’ordine del giorno indicato è proprio “approvazione colore tende strada”. Confrontando i due ordini del giorno, si argomenta nel mezzo di ricorso, risulterebbe evidente come la Delib. del 2010 non sia meramente ripetitiva ma abbia, al contrario, una portata innovativa e un carattere precettivo; la Delib. del 2007, per contro, sarebbe meramente interlocutoria ed esplorativa, cosicché gli odierni ricorrenti non avrebbero avuto interesse alla relativa impugnazione. Da ultimo i ricorrenti corroborano il proprio assunto sottolineando come la sanzione amministrativa irrogata dal Corpo di Polizia municipale in data 24 maggio 2010 faccia riferimento alla Delib. 6 maggio 2010, unica munita di valenza precettiva, e non a quella del 2007.

Il motivo è inammissibile.

Premesso che, a seguito della modifica apportata dell’art. 360 c.p.c., n. 5, dal D.L. n. 83 del 2012, il vizio di insufficiente o contraddittoria motivazione non rientra più tra i motivi di ricorso per cassazione (cfr. Cass. n. 23940/17: “In seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, non sono più ammissibili nel ricorso per cassazione le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia”), risulta tranciante la considerazione che parte ricorrente aspira, evidentemente, ad una diversa valutazione, rispetto a quella operata dal giudice di merito, in ordine al carattere precettivo o meramente interlocutorio della Delib. Condominiale del 2007. Il motivo tende dunque ad una revisione dell’interpretazione di detta Delib. senza, tuttavia, denunciare alcuna violazione delle regole legali di ermeneutica negoziale (cfr. Cass. 27136/17: “in tema di ermeneutica contrattuale, l’accertamento della volontà delle parti in relazione al contenuto del negozio si traduce in una indagine di fatto, affidata al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità solo nell’ipotesi di violazione dei canoni legali d’interpretazione contrattuale di cui agli artt. 1362 c.c. e segg.. Ne consegue che il ricorrente per cassazione deve non solo fare esplicito riferimento alle regole legali d’interpretazione mediante specifica indicazione delle norme asseritamene violate ed ai principi in esse contenuti, ma è tenuto, altresì, a precisare in quale modo e con quali considerazioni il giudice del merito si sia discostato dai richiamati canoni legali”).

Il ricorso è inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza.

Deve altresì darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, del raddoppio del contributo unificato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna i ricorrenti a rifondere al controricorrente le spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 5.100, oltre Euro 200 per esborsi e accessori di legge.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 2 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2021

 

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