Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2492 del 01/02/2018

Civile Ord. Sez. L Num. 2492 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: GARRI FABRIZIA

ORDINANZA

sul ricorso 28332-2012 proposto da:
A.A.
– ricorrente contro
BANCA GENURAL1
2017
4101

hEA

in 1 -11:‘1.nn

dAl

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA E. Q. VISCONTI

20,

presso lo studio

dell’avvocato MARIANNA RISTUCCIA, che la rappresenta
e difende unitamente all’avvocato FABRIZIO BARBIERI,
giusta delega in atti;

Data pubblicazione: 01/02/2018

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 737/2012 della CORTE D’APPELLO
di FIRENZE, depositata il 13/07/2012 r.g.n.

1340/2010.

r.g. n. 26878 del 2012

RILEVATO IN FATTO
1. La Corte di appello di Firenze, in riforma della sentenza del Tribunale di Livorno, ha
accolto l’opposizione proposta da Banca Generali s.p.a. avverso il decreto ingiuntivo
con il quale A.A., già promotore finanziario della Banca, aveva intimato il
pagamento della somma di € 75.370,00, terza ed ultima rata del bonus collegato al
raggiungimento di target di raccolta netta, non erogato dalla Banca in considerazione

2. Il giudice di secondo grado ha escluso che al contratto intercorso tra le parti,
singolarmente negoziato con la previsione di un Piano integrativo che si differenziava
per importi ed obiettivi da quello di altri promotori, trovasse applicazione l’art. 1341
cod. civ.. Inoltre, la Corte di merito ha evidenziato che, anche a voler ritenere per
adesione il contratto, comunque la citata disposizione (che prevede una specifica
approvazione solo per quelle clausole che stabiliscono limitazioni di responsabilità, alla
facoltà di recedere dal contratto, di sospenderne l’esecuzione ovvero che sanciscono
decadenze, limitazioni alla facoltà di proporre eccezioni, restrizioni alla libertà
contrattuale con i terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole
compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria) non sarebbe
applicabile poiché nessuna delle indicate fattispecie era ravvisabile nel caso concreto.
La Corte poi ha ritenuto che non si potesse ravvisare una clausola di esonero della
responsabilità nella previsione di una causa di risoluzione del rapporto che prescinda
dal verificarsi di un evento patologico.
3. Per la cassazione della sentenza ricorre A.A., che articola tre motivi ai quali
resiste con controricorso Banca Generali s.p.a. che ha depositato memoria ex art. 380
bis cod. proc. civ..
CONSIDERATO IN DIRITTO
4. Alla sentenza sono mosse le seguenti censure:
4.1. Violazione e falsa applicazione dell’art. 1341 cod. civ. in relazione all’art. 360
primo comma n. 3 cod. proc. civ.. Nel ribadire che la clausola contenuta all’art. 5 del
Piano Integrativo Provvigionale era vessatoria, e perciò inefficace non essendo stata
specificatamente approvata per iscritto, la ricorrente sostiene che al contratto
sarebbero pacificamente applicabili gli artt. 1341 e 1342 cod. civ. atteso che: il “piano
integrativo” era stato unilateralmente predisposto dalla Banca; nel documento erano
3

della presentazione di dimissioni da parte dell’agente.

r.g. n. 26878 del 2012

state espressamente richiamate le citate disposizioni; alcune clausole erano state
espressamente approvate all’atto della sottoscrizione. Erroneamente allora la Corte di
appello aveva ritenuto che la regola dell’art. 1341 trovasse applicazione solo ai
contratti per adesione. Al contrario, secondo il ricorrente, l’art. 1341 cod. civ. non si
applica a quelle disposizioni contrattuali oggetto di trattativa tra le parti, circostanza
questa non ravvisabile nel caso concreto poiché la parte ha aderito ad un modello
contrattuale unilateralmente predisposto dalla Banca (Professional Program comune a

ha offerto alcuna prova dell’esistenza di trattative tra le parti.
4.2. Falsa applicazione dell’art. 1341 secondo comma cod. proc. civ.. Sostiene il
ricorrente che la Corte di appello avrebbe errato nell’escludere che la clausola di cui
all’art. 5 del Pro fessional Program necessitasse di una specifica sottoscrizione da parte
del A.A.. In virtù della disposizione contrattuale richiamata verrebbe limitata la
responsabilità della Banca la quale sarebbe esonerata dall’obbligo di corrispondere al
promotore il bonus collegato al raggiungimento di un definito target di raccolta netta
pur se l’obbligazione era già sorta a fronte della avvenuta esecuzione della
controprestazione da parte dell’agente.
4.3. Insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo
per il giudizio. La Corte territoriale non avrebbe preso posizione su molte delle
questioni utilizzate dal primo giudice come

rationes decidendi

concorrenti ed

assimilando la clausola controversa ad una clausola c.d. di affezione tuttavia non
chiarisce perché, diversamente dal giudice di primo grado, ne ha escluso la natura
vessatoria.
5. Tanto premesso va rilevato che la Corte di appello, nell’escludere la necessità di
approvazione per iscritto della clausola contenuta all’art. 5 del Professional Program,
con il quale era regolato il rapporto tra la Banca ed il promotore finanziario, ha
accertato in fatto, sulla base degli elementi di prova acquisiti in giudizio, che tale
piano integrativo era stato singolarmente concordato con il A.A. e ne erano stati
determinati specificatamente gli obiettivi, quantificati i compensi (anche in relazione
all’importanza dei clienti) e le modalità di erogazione degli stessi. Inoltre la Corte di
merito ha escluso che la clausola, con la quale era stata prevista una condizione
risolutiva espressa del contratto, avesse carattere vessatorio e conseguentemente
dovesse, semmai, essere approvata per iscritto atteso che risoltosi il rapporto per
effetto del verificarsi della condizione, non era ravvisabile un inadempimento in capo
4

tutti i rapporti di agenzia intrapresi) rispetto al quale la banca che ne era onerata non

r.g. n. 26878 del 2012

alla società per il mancato pagamento dell’ultima rata del compenso
complessivamente pattuito.
5.2. Con il primo motivo di ricorso si afferma che, diversamente da quanto accertato
dal giudice di appello, la clausola contrattuale sarebbe stata unilateralmente
predisposta, così come l’intero piano integrativo, con la conseguenza che, pertanto,
avrebbe dovuto essere specificatamente approvata per iscritto.

1341 cod. civ., pretende da questa Corte un nuovo e diverso esame delle emergenze
dell’istruttoria svolta che in sede di legittimità non è consentito.
5.4. La Corte di appello si è attenuta ai principi in tema di onere della prova ed ha
verificato che dalla documentazione prodotta in giudizio non erano emersi elementi
sufficienti per ritenere che il contratto sottoscritto dal A.A., ed in particolare il piano
integrativo provvigionale (Professional Program) sottoscritto, rientrasse tra quei
contratti per adesione ai quali si applicano gli artt. 1341 e ss. cod.civ..
5.5. Come anche di recente affermato da questa Corte, infatti, “Un contratto è
qualificabile “per adesione” secondo il disposto dell’art. 1341 cod. civ. – e come tale
soggetto, per l’efficacia delle clausole cosiddette vessatorie, alla specifica
approvazione per iscritto – solo quando sia destinato a regolare una serie indefinita di
rapporti e sia stato predisposto unilateralmente da un contraente” (cfr. Cass.
15/04/2015 n. 7605, Cass. 19/05/2006 n. 11757 e 03/07/2000 n. 8881). Ne
consegue che, ove, come nel caso in esame, il giudice di merito abbia accertato,
seppur attraverso un procedimento logico presuntivo, che il contratto che si assume
predisposto per essere utilizzato in una serie indefinita di casi era stato concluso in
esito a trattative intercorse tra le parti (che avevano interessato tra l’altro gli obiettivi
da conseguire, i compensi da riconoscere e le modalità della loro erogazione) non si
applicano le disposizioni richiamate.
5.6. Una volta esclusa l’applicabilità al caso concreto delle disposizioni dettate a tutela
delle c.d. clausole vessatorie resta assorbito l’esame delle censure con le quali il
ricorrente si duole di una errata applicazione delle stesse censurando altresì la
motivazione della sentenza nella parte in cui ha escluso comunque la vessatorietà
della clausola (secondo e terzo motivo di ricorso).

5

5.3. Osserva tuttavia il Collegio che la censura, pur formulata come violazione dell’art.

r.g. n. 26878 del 2012

5.7. In disparte la estrema genericità della censura contenuta nel terzo motivo di
ricorso che non riproduce né tanto meno riassume il contenuto della motivazione della
sentenza di primo grado che deduce essere stata articolata in “rationes decidendi
concorrenti” va osservato che, ove pure si ritenga astrattamente applicabile la
ricordata normativa, questa non potrebbe in ogni caso venire in rilievo con riguardo
alla specifica clausola controversa poiché, come condivisibilmente accertato dalla
Corte territoriale, con interpretazione coerente con altre affermazioni di questa Corte,

predisponente ma prevede, piuttosto, una clausola risolutiva espressa che,
procedendo ad un bilanciamento degli esiti delle condotte delle parti (scelta di
recedere anticipatamente, pagamento dei bonus non ancora maturati) non determina
un aggravio ingiustificato di alcuna delle facoltà delle parti contraenti e non rientra in
nessuna delle previsioni di cui all’art. 1341 cod.civ., di tal che ne rimane esclusa la
natura vessatoria (cfr. Cass. 11/11/2016 n. 23065 e Cass. 28/06/2010 n. 15365).
6. In conclusione, per le considerazioni sopra esposte, il ricorso deve essere rigettato.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata in
dispositivo.
P.Q.M.
La Corte, rigetta il ricorso.
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si
liquidano in C 5000,00 per compensi professionali, C 200,00 per esborsi, 15% per
spese forfetarie oltre accessori dovuti per legge..
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 19 ottobre 2017

la stessa non incide, limitandola, sulla responsabilità per inadempimento della

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA