Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24910 del 06/12/2016


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Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016, (ud. 21/10/2016, dep. 06/12/2016), n.24910

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. LA TORRE Enza Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11803-2010 proposto da:

G.G., elettivamente domiciliata in ROMA PIAZZA CRATI

20, presso lo studio dell’avvocato PAOLO MUZZIOLI, che la

rappresenta e difende giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI ROMA (OMISSIS);

– intimata –

sul ricorso 11806-2010 proposto da:

GU.GU., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CRATI 20,

presso lo studio dell’avvocato PAOLO MUZZIOLI, che lo rappresenta e

difende giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

sul ricorso 11811-2010 proposto da:

GI.FA., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CRATI 20,

presso lo studio dell’avvocato PAOLO MUZZIOLI, che lo rappresenta e

difende giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 62/2009 della COMM.TRIB.REG. del LAZIO

depositata l’11/03/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/10/2016 dal Consigliere Dott. MARIA ENZA LA TORRE;

udito per il controricorrente l’Avvocato PALASCIANO che ha chiesto il

rigetto dei ricorsi;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per l’inammissibilità dei

ricorsi.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

La CTP di Roma (con sentenza n. 296/43/07) accoglieva i ricorsi riuniti della società “L’agricola di G.C. sas” e di tutti i soci, proposti contro l’avviso di accertamento per Irap e Irpef relativamente all’anno 1998, derivante da plusvalenza per cessioni di rami d’azienda effettuate dalla società anteriormente alla data del fallimento, dichiarato nel 1999.

L’Agenzia delle entrate proponeva appello, che veniva accolto dalla CTR Lazio con sentenza n. 62/21/09 dep. il 10 febbraio 2009, per l’Irpef (anno 1998) relativamente a tutti i soci, ritenendo che anteriormente e indipendentemente dalle vicende societarie (nella specie fallimento) si è realizzato un valore di avviamento, produttivo di plusvalenza tassabile ai sensi dell’art. 86, comma 1, lett. a) TUIR. In particolare la CTR ha considerato rilevanti le cessioni onerose di rami d’azienda quali plusvalenze che concorrono a formare il reddito, valutate in base al criterio della redditività dell’ultimo triennio: contrariamente, quindi, alla decisione di primo grado che aveva escluso il reddito da avviamento, anche in relazione al fallimento della società verificatosi nell’anno successivo.

Contro la sentenza della CTR ricorrono per cassazione, con separati ricorsi, i soci G.G., Gu.Gu. e Gi.Fa..

L’Agenzia delle entrate si costituisce con controricorso (in tutti i ricorsi).

Con ordinanza n. 15281/15 sono stati riuniti i ricorsi 11806/10 e 11811/10 ed è stata disposta l’integrazione del contraddittorio nei confronti della società “L’Agricola di G.C. sas” e del socio G.C..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo i ricorrenti, richiamando il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 52, denunciano la mancata autorizzazione a proporre appello da parte della competente Direzione regionale delle entrate, con conseguente inammissibilità dell’appello.

2. Col secondo motivo i ricorrenti si dolgono della mancanza di motivazione in ordine alla eccepita insussistenza e infondatezza della pretesa tributaria.

3. Col terzo motivo i ricorrenti denunciano motivazione inesistente su un punto decisivo della controversia (360, comma 1, n. 5) relativo alla responsabilità limitata alla quota conferita da parte dei ricorrenti quali soci accomandanti (ex art. 2313 c.c.) (Cass. 7016/2003).

4. Preso atto che non risulta integrato il contraddittorio nè risulta una giustificazione per la sua mancata integrazione a seguito di ordinanza, assorbente rispetto a qualunque considerazione è in ogni caso la mancanza dei quesiti di diritto, ex art. 366 bis c.p.c., applicabili ratione temporis (in relazione alla suindicata data di deposito della sentenza impugnata), che rendono il ricorso inammissibile. Trattandosi infatti di ricorso per cassazione proposto nei confronti di provvedimento pubblicato dopo il 2 marzo 2006 e prima del 4 luglio 2009, deve trovare applicazione l’art. 366-bis c.p.c., inserito dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6 (abrogato dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, lett. d), applicabile, per espressa previsione dell’art. 58 stessa legge, alle controversie nelle quali il provvedimento impugnato è stato pubblicato o depositato dopo il 4 luglio 2009), a tenore del quale “Nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1), 2), 3) e 4), l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere, a pena di inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto. Nel caso previsto dall’art. 360, comma 1, n. 5), l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione (cfr. ex multis Cass. n. 30640 del 2011; S.U. 11652/08; 16528/08).

5. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

6. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese, liquidate in Euro 4.000,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2016

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