Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24907 del 25/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 25/11/2011, (ud. 21/09/2011, dep. 25/11/2011), n.24907

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. BERNARDI Sergio – rel. Consigliere –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso proposto da:

V.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE GIULIO

CESARE 14 A-4, presso lo studio dell’avvocato PAFUNDI GABRIELE, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato GAFFURI GIANFRANCO,

giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 34/2008 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 28/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/09/2011 dal Consigliere Dott. SERGIO BERNARDI;

udito per il ricorrente l’Avvocato PAFUNDI, che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

A seguito di indagini di polizia tributaria, fu contestato alla s.a.s. Vagros di Varesi Giuseppe e C. di aver emesso ed utilizzato fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. Il conseguente maggior imponibile IRAP accertato per il 1999 a carico della società è stato imputato al socio V.A. ai sensi del D.Lgs. n. 917 del 1986, art. 5. Il ricorso del contribuente è stato respinto in entrambi i gradi di merito. Il V. ricorre per la cassazione della sentenza d’appello.

Col primo motivo si rileva che il processo è stato condotto senza la partecipazione della società in accomandita e dell’altro socio V.G., al quale pure è imputabile il reddito accertato in capo all’ente collettivo, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, ex art. 5. Sono invocati i principi affermati dalle Sezioni Unite questa corte nella sentenza 14815/2008 e domandata la declaratoria di nullità di tutto il processo e la remissione degli atti alla Commissione Tributaria Provinciale per la rinnovazione di esso previa integrazione del contraddittorio con tutte le parti necessarie.

La richiesta, cui ha aderito anche il P.G. d’udienza, è in linea con numerose pronunce adottate da questa corte in casi analoghi. Le quali peraltro, fondate per lo più sull’autorità dei precedenti, muovono dal presupposto indiscusso che l’imponibile Irap costituisca reddito dell’ente collettivo, imputabile ai soci per il principio di “trasparenza” contenuto nel D.Lgs. n. 917 del 1986, art. 5. La motivazione di questo punto è essenzialmente affidata ad un inciso (che si legge in Cass. 12233, 25029, 25031, 25033/2010): “essendo l’irap imposta sostitutiva dell’ilor, abolita dalla legge istitutiva del nuovo tributo, che ne ha, peraltro, evidenziato l’equiparazione:

cfr. D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 36, 37 e 44”.

Questo collegio dubita che i profili di “equiparazione” richiamati – che attengono alla successione temporale dell’Irap ai tributi da essa sostituiti nel sistema tributario nazionale – giustifichino la sostituzione dell’irap all’ilor nell’applicazione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5 TUIR. Il quale detta la regola della “trasparenza” con riferimento ai redditi delle società personali, mentre l’Irap “ha carattere reale” (D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 1) e si applica al “valore della produzione netta” calcolato come differenza fra i ricavi d’impresa e soltanto alcune specie di costi inerenti (art. 4). La rilevanza di quelli “non deducibili” (in particolare i compensi versati a dipendenti e collaboratori autonomi) è tale da escludere la natura schiettamente reddituale dell’imponibile Irap, giacchè esso può essere riscontrabile anche in presenza di perdite. Sicchè ne appare ingiustificata l’imputazione ai soci a titolo di reddito, in base ai principio di “trasparenza” sotteso alla regola dell’art. 5 del TUIR. Processualmente, non sembra ricorrere, pertanto, l’esigenza di partecipazione dei soci delle società personali al giudizio di accertamento dell’Irap dovuta dalla società.

Poichè, a giudizio del collegio, quella delineata costituisce una questione di massima di particolare importanza, che ricorre in un rilevante numero di casi concreti, va disposta la trasmissione degli atti al Signor Primo Presidente, perchè valuti l’opportunità di affidarne la decisione alla Sezioni Unite della Corte.

P.Q.M.

Rimette gli atti al Sig. Presidente della Corte perchè valuti l’opportunità di assegnare il presente processo alle Sezioni Unite.

Così deciso in Roma, il 21 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2011

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