Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24903 del 15/09/2021

Cassazione civile sez. III, 15/09/2021, (ud. 03/03/2021, dep. 15/09/2021), n.24903

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14406-2019 proposto da:

MARE SUD SOC LOOP A RL IN LIQUIDAZIONE, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA G. B. TIEPOLO, 4, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI

SMARGIASSI, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO

PANTALEONE;

– ricorrente –

contro

EVIVA SPA IN LIQUIDAZIONE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

ALESSANDRO MALLADRA 31, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI

IARIA, rappresentato e difeso dall’avvocato ROBERTO VAGAGGINI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1667/2018 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 26/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/03/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCA FIECCONI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con atto notificato il 26/4/2019, Mare Sud Soc. Coop. a r.l. in liquidazione propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, avverso la sentenza n. 1667/2018 della Corte d’Appello di Brescia, depositata il 26/10/2018. Con controricorso notificato il 27/5/2019 resiste Eviva s.p.a., quale incorporante della Energeticsource Luce & Gas s.p.a. (già Flyenergia s.p.a.).

2. Per quanto ancora rileva, su ricorso della Flyenergia s.p.a., il Tribunale di Brescia emetteva decreto ingiuntivo nei confronti della società Mare Sud sulla base di fatture emesse a carico dell’utente in conseguenza della scoperta della manomissione del contatore di energia elettrica. Su opposizione della Mare Sud, il Tribunale revocava il decreto ingiuntivo, ritenendo fondata l’eccezione dell’opponente di prescrizione del diritto. Con la sentenza in questa sede impugnata, la Corte d’Appello di Brescia ha accolto il gravame spiegato dalla società Eviva s.p.a. (già Flyenergia s.p.a.) e, per l’effetto, ha condannato la Mare Sud a pagare all’appellante l’importo di Euro 6.467,25 oltre interessi e spese del doppio grado.

3. In particolare, il giudice del merito ha ritenuto fondato il motivo di appello relativo all’applicazione, al caso di specie, dell’ipotesi di sospensione della prescrizione di cui all’art. 2941 c.c., n. 8, in ragione del “doloso occultamento del diritto” (recte debito) operato dalla debitrice. Anzitutto, ha escluso la rilevanza della decisione del GIP del Tribunale di Termini Imerese di procedere all’archiviazione del procedimento penale a carico del sig. C.M., in ragione del fatto che essa riguardava la posizione del solo rappresentante legale e non della società debitrice, rispetto al comportamento della quale occorreva valutare la decorrenza del termine di prescrizione. Tanto premesso, ha rilevato che l’Enel, nella qualità di gestore della rete elettrica, durante il sopralluogo del (OMISSIS), aveva accertato la manomissione dei sigilli del contatore con esecuzione di particolari saldature idonee ad alterare (nella misura del 40%) la rilevazione dei consumi. Di conseguenza, ha ritenuto che tale alterazione del contatore avrebbe potuto essere effettuata solo da colui, o con l’assenso di colui, che aveva la custodia dell’apparecchiatura. Talché, ha ritenuto dolosa, ovvero intenzionale, la condotta del custode del contatore e, dunque, integrata la fattispecie di cui all’art. 2941 c.c., n. 8. In relazione alla data di esecuzione dell’alterazione del contatore e, dunque, alla decorrenza del ricalcolo dei consumi, ha rilevato che – sulla scorta della deposizione del responsabile Enel – la manomissione era avvenuta dopo l’intervento sull’impianto avvenuto nell'(OMISSIS) e ciò, per un verso, confermava la riferibilità del fatto alla società appellata, in qualità di custode del contatore e utente dal giugno 2005, e, per altro verso, escludeva che l’alterazione dei consumi fosse riferibile a un guasto avvenuto in epoca indeterminabile, che condurrebbe ad applicare altri criteri di calcolo dell’importo dovuto. Infine, ha ritenuto che non si configurassero le incongruità dedotte dall’appellata tra la documentazione proveniente dall’Enel e quella dell’appellante.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo si denuncia “Art. 360, n. 3 violazione o falsa applicazione della norma di cui all’art. 2941 c.c., n. 8 – Prescrizione del diritto a richiedere il pagamento dei consumi di energia elettrica ai sensi dell’art. 2948 c.c., n. 4”. Si deduce che la Corte d’Appello avrebbe applicato alla fattispecie l’art. 2941 c.c., n. 8 ritenendo erroneamente che la manomissione del contatore fosse avvenuta con la partecipazione del rappresentante legale della società o, comunque, con la sua consapevolezza. Tuttavia, nel caso di specie, il provvedimento di archiviazione del GIP del Tribunale di Termini Imerese emesso nei confronti del legale rappresentante della società sarebbe idoneo ad escludere la responsabilità di quest’ultima, nonché la sussistenza dell’elemento soggettivo del dolo anche in capo alla società dal medesimo rappresentata. Inoltre, la sentenza impugnata si baserebbe sull’errato presupposto che il contatore manomesso fosse nella esclusiva disponibilità della società e, quindi, che il legale rappresentante della stessa ne fosse il custode. Invero, dalla nota inviata il 18/2/2019 dal Comandante del Corpo Polizia Municipale del Comune di Trabia, emergerebbe che il contatore di energia elettrica era incustodito in quanto al di fuori dell’area demaniale in concessione alla società ed era esposto ad atti di vandalismo e/o danneggiamento. Il documento in questione veniva allegato in questa sede solo in quanto di formazione successiva e richiesto dalla ricorrente per effetto del contenuto della sentenza impugnata. Da esso, emergerebbe che nessun obbligo di custodia incomberebbe sul legale rappresentante della società e che la manomissione sarebbe avvenuta a sua insaputa, poiché egli non ne aveva l’esclusiva disponibilità.

2. Con il secondo motivo si denuncia “art. 360, n. 3 violazione o falsa applicazione delle norme in tema di obblighi del custode – art. 2051 e 2043 c.c.”. Si contesta l’applicabilità delle norme in materia di obblighi del custode, atteso che il contatore in questione sarebbe ubicato sulla pubblica via ed accessibile a tutti.

3. I primi due motivi vanno trattati congiuntamente in quanto logicamente connessi. Essi risultano in parte inammissibili, in parte infondati.

3.1. Anzitutto, merita rammentare che nel giudizio di legittimità, in forza dell’art. 372 c.p.c., comma 1, è ammissibile la produzione di documenti non prodotti in precedenza solo se attengano alla nullità della sentenza impugnata o all’ammissibilità processuale del ricorso o del controricorso, ovvero al maturare di un successivo giudicato, mentre non è consentita la produzione di documenti nuovi relativi alla fondatezza nel merito della pretesa, per far valere i quali, se rinvenuti dopo la scadenza dei termini, la parte che ne assuma la decisività può esperire esclusivamente il rimedio della revocazione straordinaria ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 3, innanzi al giudice che ha emesso la sentenza (cfr. Cass., Sez. 5 -, Sentenza n. 4415 del 20/2/2020; Sez. 3 -, Ordinanza n. 9685 del 26/5/2020; Sez. L -, Ordinanza n. 18464 del 12/7/2018).

3.2. Pertanto, la nota inviata il 18/2/2019 dal Comandante del Corpo Polizia Municipale del Comune di Trabia – attestante che il contatore si trova al di fuori dall’area demaniale in concessione della ricorrente – rappresenta una produzione inammissibile in questa sede poiché, lungi dal riguardare l’ammissibilità del ricorso, introduce argomenti inerenti al merito della lite.

3.3. Posto quanto sopra, il motivo risulta infondato con riferimento alla ipotesi che sia stata erroneamente ritenuta integrata, nel caso concreto, la fattispecie di cui all’art. 2941 c.c., n. 8, con conseguente applicazione della sospensione della prescrizione in ragione dell’occultamento doloso del debito ad opera della società debitrice. Nella motivazione si coglie che, in occasione del sopralluogo effettuato dall’Enel il (OMISSIS), era stata accertata la manomissione dei sigilli del contatore con esecuzione di particolari saldature nel contatore idonee ad alterare (nella misura del 40%) la rilevazione dei consumi. La fattispecie osservata dal giudice del merito rientra nella ipotesi di occultamento del debito imputabile all’utente del servizio, in quanto, in tema di contratto di somministrazione di energia elettrica, sussiste in capo al destinatario del servizio un obbligo di vigilanza e custodia per la conservazione del contatore di proprietà del somministrante (Cass., Sez. 6 – 3, Sentenza n. 20175 dell’8/10/2015): dunque, l’utente è responsabile anche delle manomissioni operate al fine di occultare i consumi di energia somministrata, a prescindere da chi le abbia effettuate in concreto o dalla circostanza che il misuratore si trovi o non nell’area di pertinenza dell’utente.

3.4. Il motivo è infondato, poi, anche là dove adduce che il provvedimento di archiviazione del GIP emesso nei confronti del legale rappresentante della società sarebbe idoneo a escludere la responsabilità della società, oltre che del suo legale rappresentante, essendo stata accertata la mancanza del dolo. Il decreto di archiviazione del procedimento penale, adottato ai sensi degli artt. 408 c.p.p. e ss. non impedisce che lo stesso fatto venga diversamente definito, valutato e qualificato dal giudice civile, dal momento che il provvedimento ripone sulla mancanza dei presupposti per procedere penalmente nei confronti di un soggetto, persona fisica, passibile di sanzione penale, e non dà luogo a preclusioni processuali o giudicati di alcun genere, soprattutto con riguardo ai soggetti o enti che, a diverso titolo, siano da ritenersi civilmente responsabili del danno subito dalla parte lesa (ex plurimis, Cass., Sez. 5 -, Ordinanza n. 16649 del 4/8/2020; Sez. 3 -, Ordinanza n. 6858 del 20/3/2018; Sez. 3, Sentenza n. 21089 del 19/10/2015; Sez. 5, Sentenza n. 8999 del 28/4/2014).

4. Con il terzo motivo si adduce la “Indeterminatezza dei documenti prodotti da controparte e termine di decorrenza per la ricostruzione delle misure di energia”. Sussisterebbero, in tesi, incongruenze tra la documentazione proveniente dall’Enel e la tabella sulla base della quale la Flyenergia ha emesso la fattura posta a fondamento del decreto ingiuntivo, in particolare in relazione ai consumi per i singoli periodi di fornitura, nonché in relazione al punto di prelievo dell’energia. Inoltre, mancando la prova certa sul momento iniziale relativo al difetto contatore, tale momento sarebbe indeterminabile e, in applicazione dell’art. 22.5 del “Testo Integrato delle disposizioni dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas per l’erogazione dei servizi di trasmissione, distribuzione e misura dell’energia elettrica”, approvato con Delib. n. 348 del 2007, la ricostruzione delle misure di energia elettrica avrebbe dovuto essere effettuata solo dall’inizio del mese in cui l’irregolarità è stata rilevata. Di conseguenza, nel caso di specie, la richiesta di pagamento avrebbe dovuto essere limitata al solo mese di (OMISSIS) quando l’irregolarità è stata rilevata, e non anche al periodo (OMISSIS).

4.1. Il motivo è inammissibile ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, perché non si rapporta al tenore della decisione. La censura, difatti, non si confronta con la ratio decidendi enucleabile dalla motivazione, perché, limitandosi a riproporre acriticamente le difese svolte nei precedenti gradi di merito, demanda inammissibilmente al giudice di legittimità di svolgere un nuovo esame delle questioni già congruamente valutate dal giudice del merito, quando, invece il motivo di ricorso per cassazione deve essere dedotto non solo con l’indicazione delle norme che si assumono violate ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti, intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornite dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendo alla Corte regolatrice di adempiere il suo compito istituzionale di verificare il fondamento della lamentata violazione (cfr. Cass., Sez. 1 -, Ordinanza n. 16700 del 5/8/2020; Sez. 1 -, Sentenza n. 24298 del 29/11/2016; Sez. 1, Sentenza n. 5353 dell’8/3/2007).

4.2. Il giudice di merito, difatti, ha ritenuto che il momento di alterazione dei consumi non fosse indeterminabile poiché, nel caso di specie, non si era trattato di un guasto all’apparecchiatura, ma di una palese manomissione dell’apparecchio per la misurazione; nonché ha ritenuto di poter fissare il tempo della intervenuta manomissione in un momento successivo al mese di (OMISSIS), in quanto in quel periodo il responsabile Enel – intervenuto per una riparazione sul contatore – non aveva ancora rilevato alcuna manomissione. Quanto alle incongruenze lamentate nelle schede prodotte, ha ritenuto che le stesse potevano dipendere dalle diverse metodologie identificative dell’utente, anche perché la società non aveva indicato di avere avuto utenze elettriche in luoghi diversi da quello indicato quale indirizzo di prelievo dell’energia elettrica. Infine, in relazione alle differenti indicazioni dei KW utilizzati, il giudice del merito ha osservato che i consumi non erano stati determinati in base alla potenza impegnata, ma ai consumi di KWH accertati, non risultando dalle bollette (né essendo stato indicato dall’appellata) che il consumo fosse dipeso in qualche misura dai KW impegnati.

5. Conclusivamente, la Corte rigetta il ricorso in ragione dell’infondatezza dei primi due motivi, ritenuto inammissibile il terzo. Le spese sono poste a carico della ricorrente soccombente e vengono liquidate sulla base delle tariffe vigenti a favore della parte resistente, come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente Mare Sud Soc. Coop. a r.l. in liquidazione alle spese in favore di EVIVA s.p.a. in liquidazione, liquidate in Euro 3.200,00, oltre Euro 200,00 per spese, spese forfettarie al 15% e oneri di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione terza civile, il 3 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2021

 

 

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