Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24900 del 06/12/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016, (ud. 29/09/2016, dep. 06/12/2016), n.24900

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – rel. Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18797/2013 proposto da:

C.G., elettivamente domiciliato in ROMA VIA OTRANTO 36,

presso lo studio dell’avvocato MARIO MASSANO, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIUSEPPE CAVALLARI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 55/2012 della COMM. TRIB. REG. di BOLOGNA,

depositata il 07/06/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/09/2016 dal Consigliere Dott. CAMILLA DI IASI;

udito per il resistente l’Avvocato DETTORI che ha chiesto il rigetto;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

C.G., esercente la professione di avvocato, ricorre nei confronti dell’Agenzia delle entrate (che ha depositato atto cd. di costituzione) per la cassazione della sentenza con la quale la C.T.R. della Emilia Romagna, in controversia concernente impugnazione del silenzio rifiuto su istanza di rimborso dell’Irap versata per gli anni 2003 e 2004, confermava la sentenza di primo grado che aveva respinto il ricorso del contribuente.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Deducendo violazione di legge e vizio di motivazione il ricorrente si duole del fatto che i giudici d’appello hanno errato nella individuazione dei presupposto impositivo, e non hanno considerato gli elementi di prova in atti.

Il ricorso è fondato.

Innanzitutto hanno errato i giudici d’appello nell’identificare il concetto di autonoma organizzazione ritenendola sussistente ogni volta che il professionista abbia una organizzazione anche minima, da qualificarsi “autonoma” perchè non dipendente da committente.

In conseguenza dell’errore nell’identificare il presupposto impositivo della autonoma organizzazione, i giudici d’appello hanno inadeguatamente motivato in ordine alla sussistenza degli elementi dai quali secondo la giurisprudenza univoca di questo giudice di legittimità (v. tra le altre SU n. 12111 del 2009) è desumibile l’autonoma organizzazione.

In particolare i suddetti giudici si sono limitati ad affermare la sussistenza nella specie della autonoma organizzazione per il solo fatto che il contribuente si avvale dell’affidamento a terzi di incombenze collegate all’attività professionale, senza considerare, in riferimento all’entità delle somme erogate e ad altri elementi desumibili dalla documentazione in atti, se si trattava di lavoro dipendente o comunque non occasionale (e ciò anche a voler prescindere dal recente arresto delle sezioni unite che hanno escluso la ricorrenza del presupposto dell’autonoma organizzazione quando il professionista si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive – v. su n. 9451 del 2016 -) e senza fare minimamente cenno all’uso di beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione.

Il ricorso deve essere pertanto accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio ad altro giudice che provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese alla e rinvia alla CTR dell’Emilia Romagna in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 20 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA