Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24893 del 06/11/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 24893 Anno 2013
Presidente: ADAMO MARIO
Relatore: GRECO ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
RADIDA gpa, in persona del legale rappresentante TIONAZZO STIMM,

ricorrente anche in proprio e in qualità di socio della Tonazzo
snc, e TONAZZO AMINO, in proprio e in qualità di socio della
Tonazzo snc, rappresentati e difesi dall’avv. Francesco D’Ayala
Valva, presso il quale sono elettivamente domiciliati in Roma al
viale Parioli n. 43;
– ricca:tenti contro
AGENZIA DELLE ENTRATE,

in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato,
presso la quale è domiciliata in Roma in via dei Portoghesi n.
12;
– contruricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale
del Veneto n. 13/31/07, depositata il 20 dicembre 2007;
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza dell’8 febbraio 2013 dal Relatore Cons. Antonio Greco;
udito l’avv. Francesco D’Ayala Valva per i ricorrenti;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Data pubblicazione: 06/11/2013

Revocazione
sentenza d’appello
rigetto
impugnazione

Generale Dott. Tommaso Basile, che ha concluso per il rigetto del
ricorso.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La spa Padoa, già Tonazzo snc di Tonazzo Albino e Stefano,
nonché Stefano Tonazzo ed Albino Tonazzo in proprio, propongono
ricorso per cassazione, affidato a sette motivi, nei confronti
della sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto,
con la quale è stata dichiarata l’inammissibilità dell’istanza di
decisione di secondo grado che, accogliendo l’appello
dell’amministrazione finanziaria, aveva negato ai contribuenti la
detassazione del reddito d’impresa reinvestito negli anni 1994 e
1995, prevista dall’art. 3 del d.l. 10 giugno 1994, n. 357,
convertito nella legge 8 agosto 1994, n. 489, nella misura in cui
gli investimenti ultra annuali realizzati dalla società relativi all’ampliamento dell’immobile e degli impianti
industriali di lavorazione delle carni esistenti -, non
risultando assistiti, per il periodo d’imposta 1994, da stati di
avanzamento dei lavori, non erano stati provati.
Con il ricorso per revocazione i contribuenti avevano
denunciato l’erroneità in fatto della sentenza d’appello della
CTR del Veneto n. 42/26/05, che sarebbe risultata dagli atti o
documenti di causa, e sarebbe consistita nella affermazione che
gli investimenti ultrannuali realizzati dalla società non
risultavano assistiti da stati di avanzamento dei lavori,
affermazione non vera, in quanto i SAL degli investimenti
effettuati sarebbero stati allegati al ricorso introduttivo e di
essi sarebbe stata fatta esplicita menzione nell’appello.
La Commissione tributaria regionale ha dichiarato
inammissibile l’istanza di revocazione rilevando che nella
sentenza di appello la CTR aveva “attentamente esaminato la
questione relativa agli stati di avanzamento dei lavori ed aveva
concluso non già sulla inesistenza di detta documentazione, come
affermato nel ricorso del contribuente, ma sulla insufficienza
della documentazione prodotta a suffragio degli investimenti
effettuati, sottolineando come gli stati di avanzamento siano
cosa diversa dalle semplici fatture allegate dalle società che
hanno effettuato i lavori, non si sia instaurato un I

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revocazione, ai sensi dell’art. 395, n. 4, cod. proc. civ., della

anno effettuato

lavorit non si sia instaurato un

contraddittorio tra la società appaltante e l’esecutore dei
lavori, come prevista di norma dai contratti d’appalto”. Nella
sentenza quindi l’argomento relativo agli stati di avanzamento
dei lavori connesso alla deducibilità degli investimenti è stato
oggetto di controversia, di valutazione nel merito da parte dei
giudici di appello e quindi non sussistono gli elementi previsti
dall’art. 395 del c.p.c. a suffragio della procedura di
L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Realw

DELLA DECISI

Con il primo motivo i ricorrenti, denunciando violazione
dell’art. 395, n. 4, cod. proc. civ., assumono che l’esistenza in
atti dei SAL o di documentazione ulteriore rispetto alle fatture
cui il giudice d’appello avrebbe limitato ogni esame, valutazione
o pronuncia, non sarebbe stato oggetto di pronuncia o di
valutazione o qualificazione del giudice, né di contestazione
alcuna da parte dell’appellante agenzia delle entrate; con il
secondo motivo denunciano contraddittorietà della motivazione
della sentenza inpugnata, per avere imputato al giudice di
appello di aver affermato l’inesistenza in atti dei SAL, e poi
contestano che esso abbia concluso per l’inesistenza dei SAL,
affermando che avrebbe esaminato detta documentazione
giudicandola insufficiente; con il terzo motivo, denunciando
error in procedendo, si dolgono della contraddittorietà della
motivazione della sentenza rispetto al dispositivo; con il quarto
motivo lamentano insufficienza della motivazione in ordine alla
ritenuta o negata esistenza in atti dei SAL da parte del giudice
d’appello; con il quinto motivo si dolgono, sotto il profilo
della violazione di legge, e segnatamente dell’art. 1362 e segg.
cod. civ., che sia stata presupposta un’interpretazione dei
contenuti della sentenza revorAnda in cui è evidente il
malgoverno dei canoni ermeneutici dell’atto sentenza; con il
sesto motivo, denunciando error in procedendo, si dolgono della
“omissione o incertezza assoluta o erronea rappresentazione della
sentenza d’appello; con il settimo motivo lamentano omessa o
insufficiente motivazione per avere la sentenza impugnata solo

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revocazione richiesta.

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apoditticamente affermato il contenuto della sentenza revocanda,
senza considerarlo o motivatamente ricostruirlo, e senza mai
motivare l’opposta lettura del portato della sentenza stessa.
I motivi del ricorso, che in quanto strettamente avvinti
vanno esaminati congiuntamente, devono essere disattesi.
Ad sensi dell’art. 395 n. 4 cod. proc. civ., richiamato per
le sentenze della Corte di cassazione dall’art. 391-bis cod.
proc. civ., rientra fra i requisiti necessari della revocazione
inesistenza non abbia costituito un punto controverso sul quale
la sentenza ebbe a pronunciarsi; pertanto, non è configurabile
l’errore revocatorio qualora l’asserita erronea percezione degli
atti di causa abbia formato oggetto di discussione e della
consequenziale pronuncia a seguito dell’apprezzamento delle
risultanze processuali compiuto dal giudice (ex mu/tis, Cass. n.
27094 del 2011, n. 15466 del 2003 e n. 14840 del 2000).
A tale principio si è attenuto il giudice della
revocazione, la cui decisione è immune dai vizi ad essa
addebitati.
I contribuenti sostenevano dovesse ravvisarsi nella
sentenza d’appello un errore di fatto, atteso che la crx, una
volta riconosciuto che, ai fini della determinazione del volume
degli investimenti di cui all’art. 3 del d.l. n. 357 del 1994,
occorreva far riferimento all’ammontare dei corrispettivi
liquidati in base agli stati di avanzamento dei lavori, tuttavia
non aveva ritenuto fruibili le agevolazioni riferite al periodo
d’imposta 1994 con la motivazione che “agli atti del procedimento
non risultano allegati gli stati di avanzamento dei lavori
relativi agli investimenti della Società”: tale affermazione non
corrispondeva alla realtà, “in quanto l’elenco dei documenti
prodotti in allegato gli stati di avanzamento degli investimenti
sono stati prodotti insieme alle fatture d’acquisto”.
Ma il giudice della revocazione ha accertato come la
Commissione tributaria avesse nella sentenza d’appello
“attentamente esaminato la questione relativa agli stati di
avanzamento lavori”, concludendo non già per la inesistenza della
relativa documentazione, come affermato dal contribuente, “ma per
la insufficienza della documentazione prodotta a suffragio degli

4

che il fatto oggetto della supposizione di esistenza o

investimenti effettuati, sottolineando come gli stati di
avanzamento siano cosa diversa dalle semplici fatture allegate
dalle società che hanno effettuato i lavori”, e come “non si sia
instaurato un contraddittorio fra la società appaltante e
l’esecutore dei lavori, come previsto di norma dai contratti
d’appalto”.
“L’argomento relativo agli stati di avanzamento lavori
connesso alla deducibílità degli investimenti – ha quindi
oggetto di controversia, di valutazione nel merito da parte dei
giudici d’appello”, sicché non sussistono gli elementi previsti
dall’art. 395, n. 5, cod. proc. civ.
Il giudice d’appello, infatti, con la sentenza “revocanda”,
una volta affermato come l’ammissione ad agevolazione degli
investimenti ultrannuali dovesse essere subordinata all’effettiva
esistenza di “stati di avanzamento dei valori”, ha fissato i
requisiti di tali atti, caratterizzati dall’essere “stabiliti in
contraddittorio con la direzione dei lavori, come previsto,
normalmente, nei contratti d’appalto”, ed ha accertato che tali
caratteristiche non rivestivano i documenti prodotti, come le
fatture.
Nel ricorso per cassazione, del resto, i contribuenti
ricordano di aver osservato nel ricorso per revocazione che “i
lavori di ampliamento del complesso non hanno richiesto la nomina
di un direttore dei lavori con il compito di sovrintendere e
coordinare “il cantiere”, ma ogni singolo fornitore ha sempre
fatto riferimento direttamente al committente.” per i tempi di
svolgimento dell’attività e lo stato di avanzamento raggiunto”.
Il ricorso va pertanto rigettato.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano
come in dispositivo.
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.
Condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese
C2V
del giudizio liquidate in complessivi euro 5.000/ oltre alle
spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma l’8 febbraio 2013.

correttamente rilevato il giudice della revocazione – è stato

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