Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24892 del 20/10/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 20/10/2017, (ud. 23/05/2017, dep.20/10/2017),  n. 24892

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28719/2011 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA MAZZINI 27, presso lo studio dell’avvocato SALVATORE

TRIFIRO’, che la rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

e contro

M.R.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1009/2010 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 24/11/2010, R. G. N. 749/2007.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso che con sentenza n. 1009/2010, depositata il 24 novembre 2010, la Corte di appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado, con la quale il Tribunale di Monza aveva dichiarato la nullità del termine apposto al contratto stipulato da M.R.M. e dalla società Poste Italiane S.p.A. ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, “per ragioni di carattere sostitutivo correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione del personale inquadrato nell’Area Operativa e addetto al servizio di recapito/smistamento presso Polo Corrispondenza Lombardia assente con diritto alla conservazione del posto di lavoro nel periodo dal 2/1/2003 al 31/3/2003”;

– che a sostegno della propria decisione la Corte territoriale ha ritenuto che la causale dell’assunzione fosse generica (come doveva considerarsi generica e ininfluente la prova testimoniale offerta dalla datrice di lavoro), non contenendo il contratto alcun riferimento all’esigenza di coprire posizioni temporaneamente vacanti per intervenuto distacco delle titolari ad altro ufficio, nè il distacco potendo essere compreso nella formula dell’assenza dal lavoro di personale avente diritto alla conservazione del posto; nè – rilevava ancora la Corte – poteva nella specie farsi applicazione dell’istituto del c.d. “scorrimento”, in quanto non consentito dalla nuova disciplina del contratto a termine, di cui al D.Lgs. n. 368 del 2001;

– che nei confronti di detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la S.p.A. Poste Italiane con cinque motivi, assistiti da memoria;

– che la lavoratrice è rimasta intimata;

osservato che con il primo e con il terzo motivo di ricorso la società censura la sentenza impugnata rispettivamente per violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, art. 1367 c.c. e dell’art. 41 Cost., non avendo il giudice di appello considerato che, pur senza indicare il nominativo della persona da sostituire, il contratto individuale conteneva comunque gli elementi idonei e sufficienti a chiarire quali fossero le esigenze (di ordine sostitutivo) che giustificavano l’assunzione, nè avendo considerato che il lavoratore distaccato o in aspettativa, al pari della lavoratrice in congedo per maternità a rischio, è un lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto (1^ motivo); e per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., avendo il giudice di appello, nel ritenere generica e ininfluente la prova per testi, attribuito alla società un onere probatorio non corrispondente a quello reso necessario dalla dimostrazione della effettiva assenza del personale di ruolo con diritto alla conservazione del posto di lavoro, dimostrazione che invece la ricorrente si era offerta di dare attraverso il capitolo 3) della propria memoria difensiva in primo grado, con cui aveva dedotto che la M. aveva lavorato su zone individuate (n. 21 e n. 36) che erano scoperte per l’assenza dei titolari, nonchè attraverso il capitolo 5) della medesima memoria, con cui aveva dedotto che, nel periodo in cui la stessa aveva prestato la propria attività, vi erano quattro lavoratrici assenti per distacco temporaneo, maternità a rischio e aspettativa (3^ motivo);

– che i motivi in esame, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto connessi, risultano fondati;

– che, infatti, è stato precisato che “è legittima la stipula di un contratto a termine per ragioni di carattere sostitutivo, di cui al D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1(applicabile ratione temporis), ancorchè la sostituzione del lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto sia riconducibile a una scelta organizzativa del datore (nella specie, per distacco ad altra sede per il periodo di quattro mesi)”: Cass. n. 19924/2015; e altresì precisato – nel regime di cui alla L. 28 febbraio 1987, n. 56, art. 23, ma con enunciazione di un principio di diritto trasferibile alla successiva disciplina di cui al D.Lgs. n. 368 del 2001 – che il lavoratore assunto a termine per ragioni sostitutive “non deve essere necessariamente destinato alle medesime mansioni e/o allo stesso posto del lavoratore assente, atteso che la sostituzione ipotizzata dalla norma va intesa nel senso più confacente alle esigenze dell’impresa; pertanto, non può essere disconosciuta all’imprenditore – nell’esercizio del potere autorganizzatorio – la facoltà di disporre (in conseguenza dell’assenza di un dipendente) l’utilizzazione del personale, incluso il lavoratore a termine, mediante i più opportuni spostamenti interni, con conseguente realizzazione di un insieme di sostituzioni successive per scorrimento a catena, sempre che vi sia una correlazione tra assenza ed assunzione a termine, nel senso che la seconda deve essere realmente determinata dalla necessità creatasi nell’azienda per effetto della prima; tale principio vale anche a disciplinare le fattispecie relative a contratti a termine”: Cass. n. 6787/2013;

– che restano assorbiti gli altri motivi di ricorso, con i quali viene dedotta una motivazione insufficiente sulla specificità della causale (2^), l’erronea applicazione dell’art. 1419 c.c. (4^) e la violazione di varie norme in tema di costituzione in mora e corrispettività delle prestazioni (5^);

ritenuto conclusivamente che, in accoglimento del primo e del terzo motivo, assorbiti gli altri, la sentenza della Corte di appello di Milano n. 1009/2010 deve essere cassata e la causa rinviata, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla medesima Corte in diversa composizione, la quale, nel procedere a nuovo esame dei fatti alla luce dei principi di diritto sopra richiamati, avrà cura di accertare se l’assunzione a termine oggetto di giudizio sia stata causalmente determinata da assenze di personale a tempo indeterminato, anche eventualmente per distacco, aspettativa e maternità a rischio, tenuto conto del materiale probatorio già acquisito al giudizio e della specifica offerta di prova testimoniale sul punto da parte della società datrice di lavoro.

PQM

La Corte accoglie il primo e il terzo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Milano in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 23 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2017

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