Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24884 del 06/12/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016, (ud. 13/07/2016, dep. 06/12/2016), n.24884

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CHINDEMI Domenico – Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – rel. Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 24999/10 proposto da:

S.F., elettivamente domiciliato in Catania, Via Umberto

n. 184, presso lo Studio dell’Avv. Renato Torrisi, che lo

rappresenta e difende, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Riscossione Sicilia S.p.A., già Serit Sicilia S.p.A., in persona del

suo Direttore Generale R.G., elettivamente domiciliata in

Roma, Via Bruno Buozzi n. 53/a, presso lo Studio dell’Avv. Maria

Lorena Cordaro, rappresentata e difesa dall’Avv. Giuseppe

Balistreri, giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate;

– intimata –

avverso la sentenza n. 48/21/10 della Commissione Tributaria

Regionale della Sicilia sez. staccata di Caltanissetta, depositata

il 4 marzo 2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13

luglio 2016 dal Consigliere Dott. Ernestino Bruschetta;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GIACALONE Giovanni, che ha concluso per l’inammissibilità o in

subordine il rigetto del ricorso.

Fatto

Con l’impugnata sentenza n. 48/21/10 depositata il 4 marzo 2010 la Commissione Tributaria Regionale della Sicilia sez. staccata di Caltanissetta confermava la decisione n. 2/04/08 della Commissione Tributaria Provinciale di Caltanissetta che aveva dichiarato inammissibile il ricorso promosso da S.F. contro due iscrizioni ipotecarie eseguite il 23 gennaio 2004 e il 16 marzo 2005.

Difatti secondo la CTR il ricorso era stato proposto oltre il termine di giorni sessanta prescritto dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 21, comma 1. E questo perchè “a fronte della prova documentale” della comunicazione “dell’avvenuta iscrizione ipotecaria del 3.3.2004” prodotta da Serit S.p.A. – e costituita da una fotocopia di iscrizione ipotecaria “con sovrapposta la fotocopia dell’avviso di ricevimento” – il ricorso era stato presentato soltanto il 28 giugno 2007.

Contro la sentenza della CTR, il contribuente proponeva ricorso per cassazione affidato a sette motivi.

A seguito dell’ordine di integrazione del contraddittorio di questa Corte, il concessionario Riscossione Sicilia S.p.A. già Serit S.p.A. resisteva con controricorso.

L’intimata Agenzia delle Entrate non si costituiva.

Diritto

1. Con il primo motivo di ricorso rubricato “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – violazione dell’art. 112 c.p.c. – Omessa pronuncia”, il contribuente deduceva che la CTR non aveva pronunciato sulla tempestività o meno del ricorso promosso con riguardo all’iscrizione ipotecaria del 16 marzo 2005.

Il motivo è infondato perchè la decisione della CTR è nel senso che dalla “comunicazione” di iscrizione ipotecaria del 3 marzo 2004 dovesse comunque farsi decorrere il termine di giorni sessanta prescritto dal cit. D.P.R. n. 546, art. 21, comma 1, per la proposizione del ricorso.

2. Con il secondo motivo di ricorso rubricato “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – Violazione dell’art. 112 c.p.c. – Omessa pronuncia”, il contribuente deduceva che la CTR aveva omesso di pronunciare sulla eccezione di “difetto di avvenuta notificazione delle cartelle di pagamento portanti il complessivo credito vantato dall’agente della riscossione”.

Il motivo è inammissibile perchè la CTR ha pronunciato sulla preliminare questione dell’inammissibilità del ricorso, con ciò assorbendo la questione della impugnabilità dei precedenti atti di fiscali e che eventualmente potrebbe farsi valere nel giudizio di rinvio (Cass. sez. lav. n. 1360 del 2016; Cass. sez. trib. n. 3417 del 2015).

3. Con il terzo motivo di ricorso rubricato “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – Violazione dell’art. 112 c.p.c. – Omessa pronuncia”, il contribuente deduceva di aver eccepito che il ricorso avrebbe dovuto essere ritenuto comunque tempestivo in quanto all’epoca della “comunicazione” l’impugnazione della iscrizione ipotecaria non era ancora stata prevista dal cit. D.Lgs. n. 546, art. 19, comma 1, lett. b), senza però che la CTR si fosse a riguardo pronunciata.

Il motivo è infondato perchè la CTR si è all’evidenza pronunciata sulla tempestività del ricorso ritenendolo difatti tardivo e quindi inammissibile, mentre invece è irrilevante la motivazione giuridica adottata ovvero omessa a sostegno della decisione, se cioè in mancanza della previsione ora contenuta nel cit. D.Lgs. n. 546, art. 19, comma 1, lett. b), l’impugnazione d’ipoteca fosse in ogni tempo consentita. E’ in effetti noto che la motivazione giuridica adottata o omessa è irrilevante tanto che la Corte, quando la decisione sia conforme a diritto, è semplicemente tenuta a correggerla o a integrala ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 4. In realtà come altrettanto noto la motivazione giuridica errata o omessa può soltanto rilevare sotto il profilo dell’error in iudicando denunciabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, quindi per es. il contribuente come più sotto ha invero fatto poteva solo censurare la CTR perchè in thesi se quest’ultima avesse applicato esattamente la legge invocata dal contribuente il ricorso avrebbe dovuto essere dichiarato tempestivo e ammissibile ecc. (Cass. sez. 1, n. 8451 del 2012; Cass. sez. 2, n. 20311 del 2011).

4. Con il settimo motivo di ricorso rubricato “art. 360, comma 1, n. 3, Violazione e falsa applicazione dell’art. 21, comma 1, in combinato disposto con il D.Lgs. n. 506 del 1992, art. 19, comma 1, lett. e bis)”, da esaminarsi con precedenza per il suo carattere assorbente, il contribuente deduceva che non essendo all’epoca della “comunicazione” di iscrizione di ipoteca del 3 marzo 2004 ancora entrata in vigore la nuova disposizione contenuta nel cit. D.Lgs. n. 546, art. 19, comma 1, lett. b) la CTR avrebbe dovuto considerare in ogni caso tempestivo il ricorso anche se presentato oltre i sessanta giorni prescritti dal cit. D.Lgs. n. 546, art. 21, comma 1.

Il motivo, seppur con motivazione corretta e integrata ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 4, è infondato.

A tale proposito basta in effetti semplicemente rammentare come in pressochè identica fattispecie questa Corte abbia già avuto occasione di chiarire che “A seguito dell’entrata in vigore del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, comma 26 quinquies, conv. in L. 4 agosto 2006, n. 248, che ha incluso l’iscrizione dell’ipoteca tra gli atti impugnabili dinanzi alle Commissioni Tributarie, il termine per la proposizione del ricorso avverso un avviso di iscrizione, precedentemente notificato al contribuente, decorre dal 12 agosto 2006, data di entrata in vigore della succitata norma, non potendo attribuirsi a quest’ultima carattere interpretativo” (Cass. sez. trib. n. 26833 del 2014), questo perchè in precedenza l’iscrizione di ipoteca erariale aveva natura di atto esecutivo e conseguentemente il giudice tributario non poteva avere giurisdizione sull’impugnazione d’ipoteca iscritta per debiti erariali (Cass. sez. un. n. 13190 del 2014; Cass. sez. un. n. 7034 del 2009). Di qui la finale illazione per cui, anche con riferimento alla ipoteca iscritta il 16 marzo 2005, il ricorso proposto soltanto il 28 giugno 2007 era all’evidenza tardivo e quindi inammissibile.

5. Rimangono con ciò assorbiti il quarto, il quinto e sesto motivo di ricorso coi quali il contribuente aveva censurato la CTR sotto il profilo della errata applicazione della regola di giudizio contenuta nell’art. 2697 c.c. e per vizi motivazionali in ordine all’accertamento della notifica della “comunicazione” del 3 marzo 2004. Violazioni che sono tutte chiaramente incompatibili con la soluzione in diritto sub 4.

6. Nel recente manifestarsi della richiamata giurisprudenza, debbono farsi consistere le ragioni che inducono la Corte a compensare integralmente le spese.

PQM

La Corte respinge il ricorso; compensa integralmente le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA