Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24879 del 20/10/2017


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Cassazione civile, sez. un., 20/10/2017, (ud. 10/10/2017, dep.20/10/2017),  n. 24879

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente f.f. –

Dott. DI AMATO Sergio – Presidente di Sez. –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente di Sez. –

Dott. MANNA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1176-2017 per regolamento di giurisdizione proposto

d’ufficio dal TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER IL LAZIO –

SEZIONE DISTACCATA DI LATINA, con ordinanza n. 812/2016 depositata

il 21/12/2016 nella causa tra:

B.C., P.A., M.M., R.G.,

MA.FR., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 48,

presso lo studio dell’avvocato FABIO BORGOGNONI, rappresentati e

difesi dall’avvocato GASPARE MORGANTE;

– ricorrenti –

contro

I.N.P.S. EX GESTIONE INPDAP;

– resistente non costituitosi in questa fase –

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/10/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO MANNA;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Mario Fresa, il quale chiede che le Sezioni Unite della Corte di

Cassazione dichiarino la giurisdizione del giudice ordinario.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 1448/11 del 4.5.11 il Tribunale di Latina accertava nei confronti dell’INPDAP il diritto di B.C., Ma.Fr., M.M., P.A. e R.G. a beneficiare della retribuzione corrispondente alla posizione C1 a decorrere dal 1 maggio 2001 e, per l’effetto, condannava il predetto istituto a pagare la somma di Euro 18.793,38 (oltre interessi) in favore di ciascuno dei lavoratori, mentre ne rigettava ogni ulteriore pretesa avanzata in via risa rcitoria.

2. Tale statuizione derivava dal fatto che dall’INPDAP essi non avevano ricevuto alcuna comunicazione circa la possibilità di presentare domanda di partecipazione ad un percorso formativo di qualificazione professionale – predisposto dall’istituto medesimo con apposite circolari – finalizzato a consentire ai dipendenti non in possesso dei requisiti curriculari alternativi al titolo di studio richiesto per il passaggio di area di prendere parte alle selezioni interne previste dal c.c.n.l. di settore per l’accesso alle qualifiche superiori.

3. Con sentenza n. 5894 dell’11.7.14 la Corte d’appello di Roma dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, ritenendo che la materia del contendere fosse riconducibile a quella dei concorsi pubblici riservata al giudice amministrativo dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63.

4. Pertanto, i summenzionati lavoratori riassumevano la causa davanti al TAR Lazio.

5. Si costituivano l’INPS, ex gestione INPDAP, e F.F. (il soggetto che avrebbe dovuto curare la comunicazione ai lavoratori delle circolari relative alla possibilità di presentare domanda di partecipazione al predetto percorso formativo).

6. Con ordinanza depositata il 21.12.16 il TAR Lazio ha sollevato conflitto negativo di giurisdizione sostenendo che essa vada attribuita, nel caso di specie, al giudice ordinario.

7. Il PG ha concluso per la declaratoria di giurisdizione del giudice ordinario.

8. L’avv. Gaspare Morgante ha depositato procura speciale rilasciatagli da B.C., Ma.Fr., M.M., P.A. e R.G..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. Si premetta che il conflitto è stato tempestivamente elevato, conformemente alla L. n. 69 del 2009, art. 59, comma 3, secondo il quale il giudice davanti al quale la causa è riassunta può sollevare d’ufficio la questione di giurisdizione davanti alle Sezioni Unite “fino alla prima udienza fissata per la trattazione del merito”.

2.1. Ritengono queste S.U. di dover riconoscere nel caso di specie la giurisdizione del giudice ordinario, erroneamente declinata dalla sentenza n. 5894/14 della Corte d’appello di Roma.

Infatti, si è al di fuori della portata della giurisprudenza di queste S.U. secondo cui sono devolute al giudice amministrativo, in virtù d’una lettura estensiva del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 4, anche le controversie in cui si disputi intorno ad un concorso o a procedure selettive interne finalizzate ad una progressione verticale che consista nel passaggio ad un’altra area professionale, ossia ad una posizione funzionale qualitativamente diversa, tale da comportare una novazione oggettiva del rapporto di lavoro (cfr. Cass. n. 26270/16; Cass. n. 18886/2003).

In realtà quella in oggetto è una controversia non in materia di procedure concorsuali interne od esterne per l’assunzione di dipendenti nelle pubbliche amministrazioni che il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 4, devolve alla giurisdizione del giudice amministrativo, bensì in tema di conseguenze, sul piano economico-normativo, della mancata comunicazione a lavoratori (già dipendenti della pubblica amministrazione) della possibilità di presentare domanda per partecipare al percorso formativo indetto dall’amministrazione di appartenenza, percorso a sua volta finalizzato ad un passaggio di area professionale.

In altre parole, non si controverte nè del diritto dei lavoratori di partecipare a tale percorso formativo (ove equiparabile ad una procedura selettiva interna), nè delle modalità di suo svolgimento o del relativo esito, ma soltanto delle conseguenze economico-normative della mancata partecipazione ad esso determinata – in tesi – dall’omessa comunicazione della possibilità di presentare domanda di partecipazione al percorso formativo medesimo.

Dunque, non si verte in tema di costituzione del rapporto di impiego alle dipendenze d’una pubblica amministrazione nè di sua novazione oggettiva attraverso una progressione verticale per passaggio del dipendente ad altra area professionale, ma di crediti fatti valere all’interno d’un rapporto già in essere e di diritto o meno all’attribuzione d’un superiore inquadramento contrattuale a prescindere da prove concorsuali o selettive interne comunque già svolte.

Tale esito vale, a maggior ragione, riguardo alla posizione di B.C., che allegando di essere stato già in possesso dei requisiti per partecipare alla selezione per la posizione C1 e, quindi, di non aver neppure dovuto partecipare al suddetto percorso formativo, chiede l’accertamento del proprio diritto ad essere automaticamente inquadrato in tale posizione.

3.1. In conclusione, si dichiara la giurisdizione del giudice ordinario e si cassa la sentenza n. 5894/14 della Corte d’appello di Roma, innanzi alla quale le parti vanno rimesse.

Trattandosi di conflitto sollevato d’ufficio non è dovuta pronuncia sulle spese.

PQM

dichiara la giurisdizione del giudice ordinario e cassa la sentenza n. 5894/14 della Corte d’appello di Roma, innanzi alla quale rimette le parti.

Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2017

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