Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24876 del 24/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 24/11/2011, (ud. 26/10/2011, dep. 24/11/2011), n.24876

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia delle Entrate, in

persona del legale rapp.te pro tempore, domiciliata in Roma, via dei

Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato che lo

rappresenta e difende per legge;

– ricorrenti –

contro

Fapi s.r.l., in persona del legale rapp.te pro tempore, elett.te

dom.to in Roma, alla via Marco Menghini 34, presso lo studio della

dott.ssa Teresa Tartaglione, rapp.to e difeso dall’avv. Tartaglione

Michele, giusta procura in atti;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale della Campania n. 4/2008/17 depositata il 18/1/2008;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

giorno 26/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. Marcello Iacobellis;

viste le richieste del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale, dott. ZENO Immacolata.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia promossa da Fapi s.r.l. contro l’Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante il rigetto dell’appello proposto dalla Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP di Napoli n. 54/6/2006 che aveva accolto il ricorso della contribuente avverso l’avviso di accertamento (OMISSIS) per Irpeg e Irap relative all’anno 2003. La CTR riteneva “non provato il teorema assunto dall’Ufficio delle società cd. cartiere ed in carosello tra loro che emettevano fatture per operazioni commerciali inesistenti ed in frode al Fisco …, affermando altresì che l’Ufficio non ha offerto alcuna prova concreta a sostegno dell’accertamento effettuato dalla G.d.F.”.

Il ricorso proposto si articola in unico motivo. Resiste con controricorso la società.

Il relatore ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c.. Il presidente ha fissato l’udienza del 26/10/2011 per l’adunanza della Corte in Camera di Consiglio. Il P.G. ha concluso aderendo alla relazione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va preliminarmente dichiarata l’inammissibilità, per difetto di legittimazione, del ricorso proposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che non è stato parte del giudizio d’appello.

Con unico motivo ( con cui deduce “violazione di legge ex art. 360 c.p.c., n. 3 in relazione all’art. 654 c.p.p.”) l’Agenzia delle Entrate assume che nella sentenza vi sarebbe “il giudizio comparativo peraltro solamente esteriore tra le risultanze del processo penale a carico del legale rapp.te della società conclusosi con la richiesta di archiviazione e le argomentazioni dell’Ufficio”, lamentando che è mancata, da parte del giudice di merito la verifica della rilevanza della condotta delle parti e del materiale probatorio acquisito agli atti … “. Formula il quesito di diritto:” dica codesta Ecc.ma Corte se l’art. 654 c.p.c. disponga che, nei confronti dell’imputato nonchè nei confronti della parte civile (che si sia costituito o che sia intervenuto nel processo penale) la sentenza irrevocabile di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento abbia efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo – e quindi pacificamente, anche nel giudizio tributario – quando in questo si controverta intorno ad un diritto il cui riconoscimento dipende dall’accertamento degli stessi fatti materiali che furono oggetto del giudizio penale, purchè i fatti accertati siano stati ritenuti rilevanti ai fini della decisione penale e purchè la legge civile non ponga limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa”. Dica ancora se violi l’art. 654 c.p.c. citrato quella sentenza della commissione tributaria regionale che abbia completamente ignorato la necessità che tali elementi concorrano congiuntamente: Infatti i giudici di appello dopo aver rilevato che i fatti per i quali il rappresentante legale della società è staio giudicato ed assolto definitivamente in sede penale sono realmente gli stessi per i quali l’Amministrazione finanziaria ha effettuato la rettifica, ne traggono la automatica conclusione della efficacia vincolante di tale giudicato penale nel giudizio tributario come accaduto nella fattispecie in esame”.

La censura è inammissibile non essendo indicate le affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le disposizioni indicate – o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina. Va altresì rilevato che, differentemente da quanto affermato dall’Agenzia, la CTR non ha tratto dal decreto di archiviazione l’automatica conclusione della efficacia vincolante di tale giudicato penale nel giudizio tributario”, bensì, dopo aver rilevato che in sede penale, i militi della G. di F. … nessuna prova sono stati in grado di fornire al giudicante della colpevolezza del titolare della Fapi e della altre società con le quali ha avuto rapporti commerciali, ha precisato che ” anche se la colpa penale risponde a canoni diversi da quella civile al fine dell’affermazione di responsabilità … l’Ufficio non ha offerto alcuna prova concreta a sostegno dell’accertamento effettuato dalla G.d.F..

Ulteriore profilo ricorso di inammissibilità è costituito dalla formulazione dei quesiti di diritto privo della riassuntiva esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito e della sintetica indicazione della regola di diritto applicata da quel giudice Consegue da quanto sopra il rigetto del ricorso e la condanna della ricorrente alla rifusione, in favore della Fapi s.r.l., delle spese del grado che si liquidano in complessivi Euro 10.000,00 di cui Euro 100,00 per spese, oltre iva e cpa.

P.Q.M.

a Corte dichiara inammissibile il ricorso proposto dal Ministero dell’Economia, rigetta quello proposto dall’Agenzia e condanna l’Amministrazione finanziaria alla rifusione, in favore della Fapi s.r.l, delle spese del grado che si liquidano in complessivi Euro 10.000,00, di cui Euro 100,00 per spese, oltre iva e cpa.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2011

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