Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24866 del 05/12/2016


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Cassazione civile sez. VI, 05/12/2016, (ud. 05/10/2016, dep. 05/12/2016), n.24866

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26164/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DEILO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

APICI ASSOCIAZIONI PROVINCIALI INVALIDI CIVILI CITTADINI ANZIANI,

C.A., M.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 639/2015 della CONINIISSIONI TRIBUTARIA

REGIONALE di BOLOGNA del 19/01/2015, depositata il 24/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO MANZON.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Atteso che ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata e ritualmente comunicata la seguente relazione:

“Con sentenza in data 19 gennaio 2015 la Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna accoglieva parzialmente l’appello proposto da Associazione Provinciale Invalidi Civili e Cittadini anziani, C.A. e M.M. avverso la sentenza n. 61/1/11 della Commissione tributaria provinciale di Bologna che ne aveva rigettato il ricorso contro l’avviso di accertamento IRES, IVA, IRAP 2004 ed il correlato provvedimento sanzionatorio. In particolare la CTR dichiarava la non applicabilità delle sanzioni amministrative D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 8 e D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 2, nonchè per la violazione del principio di proporzionalità di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 11.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate deducendo un motivo unico.

Gli intimati non si sono costituiti.

Il ricorso appare manifestamente fondato.

E’ infatti consolidato nella giurisprudenza di questa Corte che “In tema di sanzioni amministrative per violazione di norme fiscali, sussiste il potere del giudice tributario di dichiarare l’inapplicabilità delle sanzioni per errore sulla norma tributaria in caso di obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle norme alle quali la violazione si riferisce, quando la disciplina normativa, della cui applicazione si tratti, contenga una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento appaia concettualmente difficoltoso per equivocità del loro contenuto, derivante da elementi positivi di confusione. L’onere di allegazione della ricorrenza di siffatti elementi di confusione, laddove esistenti, grava sul contribuente, sicchè va escluso che il giudice tributario di merito debba decidere d’ufficio l’applicabilità dell’esimente, nè che sia consentita censura per la mancata pronuncia d’ufficio, ovvero la declaratoria di inammissibilità della questione perchè tardivamente introdotta solo in corso di causa” (così ex pluribus Sez. 5, n. 440 del 2015; nello stesso senso Sez. 5, n. 24060 del 2014).

Nel caso di specie è pacifico che i contribuenti appellanti abbiamo gravato la sentenza di prime cure in ordine ai profili sanzionatori della controversia esclusivamente in relazione all’applicazione, assunta erronea, del D.Lgs. n. 460 del 1997, art. 28; che invece difetti l’articolazione di uno specifico motivo di appello tendente ad ottenere la riforma della sentenza della CTP per la diversa ragione di merito rilevata ex – officio dalla CTR.

In coerenza con detto principio di diritto, deve quindi constatarsi che il giudice di appello è incorso nel denunziato error in procedendo (violazione dell’art. 112 c.p.c., in riferimento all’ipotesi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4).

Si ritiene pertanto la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 375 c.p.c., per la trattazione del ricorso in Camera di consiglio e se ne propone l’accoglimento”.

Ti Collegio condivide la relazione depositata e, non risultando occorrenti ulteriori accertamenti in fatto, ritiene che la causa possa essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso della contribuente relativamente alle sanzioni.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta il ricorso della contribuente relativamente alle sanzioni.

Così deciso in Roma, il 5 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 dicembre 2016

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