Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24864 del 15/09/2021

Cassazione civile sez. trib., 15/09/2021, (ud. 13/04/2021, dep. 15/09/2021), n.24864

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 20151/2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (CF (OMISSIS)), in persona del Direttore p.t.,

rapp.ta e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato,

elettivamente domiciliata in Roma alla v. dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

A.M. (CF (OMISSIS)), rapp.to e difeso per procura in calce

al controricorso dall’avv. Pier Luigi Boscia, presso il quale

elettivamente domicilia in Roma alla v. E. Q. Visconti n. 20;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 94/03/14 depositata in data 31 gennaio 2014

della Commissione tributaria Regionale dell’Umbria;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 13 aprile 2021 dal relatore Dott. Ceniccola Aldo.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza 94/03/2014, depositata il 31 gennaio 2014, la Commissione tributaria regionale dell’Umbria rigettava l’appello proposto dall’Ufficio avverso la sentenza della Commissione provinciale di Perugia che aveva accolto i ricorsi riuniti proposti da A.M. contro gli avvisi di accertamento con i quali l’Agenzia delle entrate aveva determinato sinteticamente il reddito, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, relativamente agli anni 2005 e 2006. La CTR osservava che, come correttamente evidenziato anche della CTP, l’art. 38 deve essere interpretato nel senso che le spese rilevanti, ai fini dell’accertamento di un maggior reddito, sono soltanto quelle sostenute negli anni precedenti rispetto a quello oggetto dell’accertamento, mentre nel caso in esame l’Ufficio aveva preso in considerazione spese sostenute dal contribuente in anni successivi.

Avverso tale sentenza l’Ufficio propone ricorso per cassazione affidato a due motivi. Resiste il contribuente mediante controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il primo motivo lamenta la violazione o falsa applicazione di norme di diritto ed in particolare del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, commi 4, 5 e 6 (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), avendo l’Ufficio correttamente seguito il principio secondo il quale, qualora il reddito complessivo sia determinato sinteticamente in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con i redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro anni precedenti. Legittimamente, dunque, l’Ufficio aveva preso in considerazione gli investimenti realizzati dal contribuente anche in anni successivi a quello dell’accertamento, pur sempre nell’orizzonte temporale di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38.

1.1. Il motivo è fondato.

1.2. Il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 5, nella formulazione applicabile ratione temporis, dispone che “Qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti”.

1.3. Secondo l’interpretazione della CTR, il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38 andrebbe inteso nel senso che le spese rilevanti ai fini dell’accertamento del maggior reddito sono quelle sostenute nei quattro anni anteriori rispetto a quello oggetto dell’accertamento. Ha pertanto ritenuto illegittimo l’operato dell’Ufficio che nell’operare l’accertamento relativo agli anni di imposta 2005 e 2006 aveva preso in considerazione incrementi patrimoniali riconducibili agli anni 2008, 2009 e 2010. In definitiva, secondo la CTR, le spese rilevanti ai fini dell’accertamento del maggior reddito sarebbero solo quelle sostenute negli anni precedenti rispetto all’anno oggetto dell’accertamento e non già quelle successive, come ritenuto dall’Ufficio.

1.4. Contrariamente a quanto sostenuto dalla CTR, deve invece rilevarsi che il termine deve essere calcolato, a ritroso, a partire dalla data in cui la spesa per incremento patrimoniale è stata effettuata, onde la norma presume, salvo prova contraria, l’imputabilità della spesa all’anno in cui è stata sostenuta ed ai quattro anni precedenti. Ciò a differenza del regime previgente che ancora più radicalmente non prevedeva alcuna limitazione temporale.

1.5. Tale interpretazione si desume chiaramente dalla disposizione richiamata che opera un testuale riferimento ad una presunzione riferita all’anno in cui la spesa per incrementi patrimoniali è stata sostenuta, ed ai quattro anni precedenti rispetto a quest’ultimo.

1.6. Tale interpretazione trova conferma, da ultimo, in Cass. n. 5414 del 03/03/2017, che, sia pure con riferimento alla formulazione dell’art. 38 vigente anteriormente al 2005, ha precisato che “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, poiché il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, nel testo anteriore alle modifiche introdotte dalla L. n. 413 del 1991, non conteneva alcuna previsione in ordine alle modalità di imputazione del reddito accertato in via sintetica sulla base di fatti certi derivanti da spese per incrementi patrimoniali, qualunque imputazione del maggior reddito (al periodo d’imposta in cui il fatto certo si era verificato, ovvero a periodi precedenti) risultava in astratto legittima, senza limitazioni temporali, introdotte, invece, nella disciplina successiva, in cui opera la presunzione di imputabilità, salvo prova contraria, in quote costanti, all’anno di effettuazione della spesa ed ai soli cinque precedenti; di qui, dunque, la legittima possibilità per l’Ufficio di avvalersi comunque, per gli anni precedenti, di ragionevoli ipotesi circa l’entità del reddito occulto, anche in relazione alla quota del reddito verosimilmente destinata al risparmio, secondo il criterio orientativo pratico della imputabilità a redditi conseguiti negli anni precedenti delle spese effettuate dal contribuente in un determinato anno (principio della cosiddetta quota risparmio). (Nella specie la S.C., cassando la sentenza impugnata, ha ritenuto legittimo un accertamento sintetico, relativo all’anno 1977, sulla base dell’acquisto di imbarcazioni negli anni 1980 e 1981)” (cfr. anche Cass. n. 14093 del 18/06/2007).

1.7. Poiché dunque, in base alla presunzione del il citato D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, la spesa per incrementi patrimoniali sostenuta in un determinato anno va imputata, in quote costanti, all’anno in cui è stata effettuata ed ai quattro anni precedenti, del tutto legittimamente l’Ufficio ha tenuto conto delle spese sostenute nei periodi successivi (rientranti nell’arco temporale del quadriennio), per determinare sinteticamente il reddito relativo agli anni 2005 e 2006.

2. L’accoglimento del primo motivo determina l’assorbimento del secondo con il quale l’Ufficio ha lamentato l’omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), per avere la CTR omesso di considerare che l’annualità presa in considerazione dalla norma non è necessariamente quella oggetto dell’accertamento, bensì quella in cui è stata sostenuta la spesa.

3. Le considerazioni che precedono impongono, dunque, l’accoglimento del primo motivo, con conseguente assorbimento del secondo, la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio alla Commissione tributaria regionale dell’Umbria che provvederà, in differente composizione, anche sulle spese della fase di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il ricorso in relazione al primo motivo, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale dell’Umbria che provvederà, in differente composizione, anche sulle spese della fase di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 13 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2021

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