Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24861 del 24/11/2011

Cassazione civile sez. I, 24/11/2011, (ud. 31/10/2011, dep. 24/11/2011), n.24861

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Grazia – Presidente –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

S.L. elett.te domiciliato in ROMA, via Germanico 98

presso l’avvocato Bruno Taverniti con l’avv. Valettini Roberto del

Foro di Massa Carrara, che lo rappresentano e difendono, giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Poste Italiane s.p.a.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 561 della Corte di Appello di Firenze in data

4.04.2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

31.10.2011 dal Consigliere Dott. Luigi MACIOCE;

sentito il P.G. in persona del Sost. Proc. Gen. dr. Pasquale Fimiani

che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

S.L. con citazione dell’8.5.2001 convenne Ente Poste s.p.a. innanzi al Tribunale di Firenze per ottenere il pagamento della indennità L. n. 865 del 1971, ex art. 17 in relazione a procedura espropriativa che aveva visto occupato il fondo da lui condotto con provvedimento 18.2.1987, pubblicata nel FAL la relazione di cui all’art. 16, emesso in data 16.11.1990 il decreto di esproprio. La società convenuta si costituì eccependo l’incompetenza de Tribunale, la decadenza dalla domanda e la prescrizione del diritto. Il Tribunale declinò la propria competenza per materia e la causa venne riassunta innanzi alla Corte di Firenze che, con sentenza 4.4.2008, ha rigettato la domanda. In motivazione la Corte di merito, dopo aver sintetizzato il corso della procedura espropriativa e rammentato che la domanda era stata proposta il 8.5.2001, ha rilevato che si era ampiamente maturata la prescrizione decennale del diritto, decorrente dal 16.11.1990 (esproprio), che nondimeno – valutata anche d’ufficio la eccezione di decadenza sollevata da Ente Poste e mai rinunziata – doveva osservarsi che il fittavolo, che aveva richiamato l’inserzione sul FAL della relazione ex art. 16, aveva avuto piena conoscenza del procedimento ablativo e comunque aveva visto adottare il decreto di esproprio (dalla data del quale non poteva non decorrere il termine decadenziaie), che pertanto doveva concludersi per la prescrizione del diritto; che andava altresì condannato l’attore ai sensi dell’art. 96 c.p.c., per la indebita protrazione del processo dalla data 19.11.2001, nella quale con la comparsa di costituzione erano state sollevate le eccezioni di prescrizione e decadenza (condanna irrogata in ragione di Euro 1.000 ad anno). Per la cassazione di tale sentenza lo S. ha proposto ricorso il 20.3.2009 articolando quattro motivi, ai quali non ha opposto resistenza la soc. Poste Italiane.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Ritiene il Collegio che siano certamente fondati il primo ed il terzo motivo del ricorso, restando nel correlato effetto rescindente della sentenza, cassata con rinvio, assorbiti i motivi secondo e quarto. La Corte di Firenze, che ha commesso entrambi gli errori denunziati in ricorso, non ha posto la dovuta attenzione alla preliminare questione della impossibilità giuridica della compresenza della decadenza ex art. 19 (applicabile anche all’indennità L. n. 865 del 1971, ex art. 17 alla stregua di quanto rammentato nella recente decisione n. 18450 del 2011 di questa Corte) con la prescrizione decennale: l’ordine logico della verifica incombente su quel giudice avrebbe visto imporsi come preliminare l’esame della eventuale decadenza, posto che se c’era stata (come si attesta nella specie) la pubblicazione sul FAL della relazione definitiva ex art. 16 seguita da decreto di esproprio, si sarebbe dovuto vedere se si fosse realizzata la condizione di operatività della decadenza e cioè la notificazione anche al fittavolo del decreto di esproprio successivo. In caso affermativo la decadenza avrebbe operato e non vi sarebbe stato spazio alcuno per la prescrizione. In caso negativo (e la Corte di merito non afferma esservi stata la notifica anche allo S. del decreto di esproprio) si sarebbe dovuto escludere l’operare della decadenza (ma avrebbe potuto operare la ordinaria prescrizione decennale.

La Corte di merito ha, come premesso, trattato entrambe le ipotesi ravvisandone gli elementi per la loro congiunta operatività. E di tale operatività “accertata” si duole il ricorso.

Sulla decadenza – questione logicamente preliminare – vi è dunque il terzo motivo del ricorso che afferma essa non potesse decorrere non essendo stata provata la notifica ad esso fittavolo della relazione di stima inserita nel FAL: la censura denunzia una violazione di legge nel considerare realizzata la condizione di operatività della decadenza anche per esso fittavolo. E la censura è fondata, se pur la violazione di legge deve essere riferita al mancato accertamento della notifica allo S. dei decreto di esproprio. E’ infatti giurisprudenza di questa Corte (da Cass. S.U. 3577 del 1989 a Cass. 2238 del 2007 e 18450 del 2011) quella per la quale il tenore letterale delle disposizioni contenute nella L. n. 865 del 1971, art. 13, comma 2 e art. 15, comma 2 alla stregua di un’interpretazione logico-sistematica e costituzionalmente orientata deve essere coordinato con la previsione dell’art. 19 della già richiamata L. n. 865 del 1971, il quale legittima alla proposizione dell’opposizione avverso la stima dell’indennità di esproprio non soltanto “i proprietari”, ma anche “gli altri interessati” (ex art. 17, comma 2, il fittavolo, mezzadro, colono o compartecipante, costretto ad abbandonare il terreno espropriato) : e da tal estensione emerge la necessità che anche a tali soggetti vengano notificati gli atti ablatori dei fondi da apprendere, solo a tal condizione e dal momento del suo verificarsi operando la pur estensibile previsione decadenziale. Ed invero, con riguardo alla fissazione della data di decorrenza del termine ad opponendum, non ci si può sottrarre dal rammentare che questa Corte (Cass. n. 4748 del 1997 e n. 21640 del 2005 e da ultimo Cass. n. 18450 del 2011) ha ritenuto che, nelle ipotesi (definite di “anomalia procedimentale”) in cui il decreto di esproprio “segua” e non “preceda” la pubblicazione, sul FAL, dell’avviso di deposito della stima, la “conoscenza legale” dell’indennità definitiva come stimata, alla quale è indefettibilmente legata la decorrenza del termine decadenziale di cui trattasi a carico dell’espropriato, non può ritenersi acquisita con la mera pubblicità legale, attraverso il FAL stesso, dell’indennità stimata in difetto di una sua correlazione ad una specifica (ed adottata) misura ablatoria, ma può affermarsi solo all’atto in cui l’espropriante notifichi il decreto di esproprio. E poichè nella specie è stato accertato che il decreto di esproprio ha seguito e non preceduto la pubblicazione sul FAL, ne consegue che la decadenza a carico dell’opponente fittavolo sarebbe predicabile soltanto ove si accertasse che anche allo S. era stato notificato il decreto 16.11.1990, in difetto del che la decadenza non potendo operare a suo carico.

Con il primo motivo, che attinge la distinta ratio decidendi relativa all’operare estintivo della prescrizione, ci si duole, poi, della omessa valutazione della racc. 14.1.2000 recante espressa interruzione del corso prescrizionale della indennità di cui all’art. 17, raccomandata che si assume tempestivamente prodotta e la cui ricezione era stata contestata dal convenuto Ente. La censurata omissione è sussistente e verte su dato di rilievo. E’ palese che il tema fosse dibattuto (eloquenti essendo le difese di Poste Italiane, negazione della esistenza ed efficacia della interruttiva – chiara è l’ordinanza interlocutoria citata in sentenza). E’ chiaro quindi che la pretesa “svista” non integra errore revocatorio. La censura è poi autosufficiente nell’indicare i fatti. Va quindi accolta la doglianza afferente la mancata considerazione del documento, rilevante in causa, afferente la dedotta efficacia interruttiva della lettera de qua. Il secondo motivo censura, in via meramente ipotetica, l’avere la Corte di merito preso in esame la ridetta raccomandata 14.1.2000 e considerato la stessa come ininfluente ai fini interruttivi, alla luce delle implicitamente condivise eccezioni di Poste Italiane s.p.a. sulla erroneità del destinatario, sulla indeterminatezza del contenuto oggettivo, sulla assenza di prova effettiva della ricezione. Le censure in tal modo sintetizzate sono certamente assorbite nell’accoglimento del primo motivo,afferente il tema logicamente antecedente della esistenza di una racc. 14.1.2000.

L’idoneità soggettiva od oggettiva della raccomandata a fini interruttivi è dunque un posterius.

Quarto motivo: afferisce alla condanna ex art. 96 c.p.c. e pertanto resta assorbito nella devoluzione del regime delle spese (anche di legittimità).

P.Q.M.

Accoglie primo e terzo motivo e dichiara assorbiti secondo e quarto, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Firenze in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 31 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2011

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