Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2486 del 03/02/2021

Cassazione civile sez. lav., 03/02/2021, (ud. 11/11/2020, dep. 03/02/2021), n.2486

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9561-2015 proposto da:

A.T.E.R. della PROVINCIA DI ROMA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PO 25/B, presso lo studio degli avvocati FRANCESCO GIAMMARIA,

TIZIANA SERRANI, che la rappresentano e difendono;

– ricorrente –

contro

C.A., rappresentato e difeso da sè stesso,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NOMENTANA 293, presso lo

studio dell’avvocato C.A.;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3057/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 08/04/2014 R.G.N. 46/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/11/2020 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VISONA’ STEFANO, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato TIZIANA SERRANI;

udito l’Avvocato C.A..

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza in data 8 aprile 2014 n. 3057 la Corte d’Appello di Roma confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva respinto l’opposizione proposta dalla AZIENDA TERRITORIALE EDILIZIA RESIDENZIALE DELLA PROVINCIA DI ROMA (in prosieguo: ATER ROMA) avverso il decreto ingiuntivo notificato da C.A., avente ad oggetto il pagamento della prima mensilità di retribuzione maturata nella qualità di direttore generale di ATER ROMA, giusta contratto di lavoro stipulato in data 8 luglio 2005.

2. La Corte territoriale esponeva che nell’assunto di ATER ROMA la nomina del C. ed il relativo incarico erano stati annullati in autotutela dal commissario straordinario dell’ente, in quanto illegittimi sotto vari profili, specificamente indicati ed illustrati.

3. Nel respingere il gravame di ATER ROMA, il giudice dell’appello-richiamata la coeva sentenza resa nel giudizio n. 7722/2008 pendente davanti al medesimo collegio – osservava che quelli denunciati da ATER ROMA erano vizi della Delib. di nomina 8 luglio 2005, sulla base della quale era stato stipulato il contratto di lavoro con il C., e non ipotesi che ne determinavano la inesistenza.

4. Ciò era sufficiente per ritenere la validità del contratto di lavoro stipulato sulla base della delibera e del conferimento dell’incarico al C., restando così assorbita la tematica del falsus procurator, introdotta dal Tribunale e dibattuta tra le parti.

5. Inoltre, in ragione della distinzione nei rapporti di lavoro con le pubbliche amministrazioni tra atti di gestione del rapporto ed atti amministrativi a regime pubblicistico, la determinazione di annullamento della delibera in autotutela non aveva effetto sul contratto di lavoro, non sussistendo in capo al datore di lavoro pubblico il potere di intervenire unilateralmente su di un rapporto regolato interamente dal diritto privato.

6. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza ATER ROMA, articolato in tre motivi, cui C.A. ha resistito con controricorso.

7. Le parti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di censura ATER ROMA ha impugnato la sentenza nella parte in cui escludeva la inesistenza della Delib. 8 luglio 2005, di nomina del C. quale direttore generale, deducendo:

– ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3: violazione e falsa applicazione della L.R. LAZIO n. 30 del 2002, artt. 4, 5, 6, 7, 8, 12; D.L. n. 293 del 1994, art. 3; L.R. LAZIO n. 12 del 1993, art. 2;

– ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4: violazione dell’art. 132 c.p.c., nullità della sentenza e del procedimento;

– ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5: omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

2. Ha esposto che con il ricorso in appello erano stati dedotti i seguenti vizi:

– Il travisamento della domanda ed il vizio di extrapetizione commesso dal Tribunale per avere confuso due distinti motivi di opposizione: l’inefficacia dei contratti azionati dal C. – assunzione come dirigente e transazione di una vertenza in corso con ATER, che avrebbe determinato un conflitto di interessi con la carica di direttore generale – ex art. 1398 c.c., in quanto sottoscritti dal sig. CO., sprovvisto del potere di rappresentare ATER; l’inefficacia della Delib. 8 luglio 2005, in conseguenza dell’inesistenza ed invalidità originarie nonchè dell’annullamento da parte del commissario straordinario.

– L’omessa considerazione degli effetti dell’annullamento in autotutela della Delib. 8 luglio 2005 da parte del commissario straordinario.

– In ogni caso, la inesistenza della delibera per: mancata o irregolare convocazione della seduta del Consiglio di Amministrazione dell’8 luglio 2005, in quanto la precedente convocazione era stata revocata dal Vice Presidente Dott. L., che aveva il potere di convocazione (L.R. n. 30 del 2002, art. 5, lett. b) e art. 6, comma 2 bis); mancanza del quorum costitutivo, pari alla maggioranza assoluta dei componenti ovvero a quattro consiglieri (art. 9 dello Statuto) laddove erano presenti soltanto 3 consiglieri; illegittimità della delibera, in quanto il consiglio di amministrazione era in regime di prorogatio, ai sensi della L.R. n. 30 del 2002, art. 8, comma 3, sicchè poteva compiere soltanto gli atti urgenti ed indifferibili (L.R. n. 12 del 1993, art. 2,comma 2).

3. Dai suddetti vizi derivava la inesistenza della delibera di nomina e la nullità degli atti successivi, incluso il contratto di lavoro.

4. ATER ha altresì dedotto la assenza ed apparenza della motivazione del rigetto delle censure mosse avverso la delibera.

5. Con il secondo mezzo ATER ROMA ha censurato la sentenza nella parte in cui si riteneva irrilevante la determinazione di annullamento della Delib. 8 luglio 2005, deducendo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 21 nonies.

6. Ha esposto che il Commissario straordinario di ATER, con Delib. 6 settembre 2005, aveva annullato in autotutela la Delib. 8 luglio 2005, aggiungendo che l’annullamento era stato comunicato agli interessati, ed in particolare al C., che non avevano proposto impugnazione.

7. Con la terza censura si lamenta – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., nullità della sentenza e del procedimento, per omessa pronuncia.

8. ATER ROMA ha esposto che con il ricorso in appello (punto II) si sosteneva l’errore di fatto ed il vizio di motivazione del Tribunale, nella parte in cui trascurava di considerare che il rapporto di lavoro non aveva avuto esecuzione, come allegato nell’atto di opposizione e non contestato, sicchè stante la natura corrispettiva delle obbligazioni, sarebbe stata necessaria la mora credendi, mai dedotta dall’opposto.

9. Inoltre (al punto III) veniva dedotta la violazione del ne bis in idem, in quanto l’importo della prima mensilità di retribuzione era stato già liquidato dal Tribunale nell’ulteriore giudizio pendente tra le stesse parti, deciso contestualmente, nel quale il C. impugnava un suo supposto licenziamento; ivi il Tribunale, accogliendo la domanda, aveva condannato ATER al pagamento di tutte le retribuzioni maturate e maturande fino alla riammissione in servizio.

10. Si evidenzia che la Corte territoriale aveva integralmente confermato la sentenza di primo grado senza rendere alcuna pronuncia su tali motivi di impugnazione.

11. Ritiene la Corte debba essere accolto il secondo motivo di ricorso, con conseguente assorbimento del primo e del terzo.

12. Giova premettere, per una ricostruzione di sistema, che nella Regione Lazio le sette AZIENDE TERRITORIALI PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA (in prosieguo: ATER), tra le quali ATER ROMA, sono state costituite dalla L.R. 3 settembre 2002, n. 30, derivando dagli Istituti Autonomi Case Popolari (IACP).

13. La competenza legislativa regionale in materia di edilizia residenziale pubblica già prima della riforma costituzionale del 2001 era riconducibile al previgente art. 117 Cost., comma 1, e gli Istituti autonomi delle case popolari dovevano essere “considerati come enti regionali” (Corte Costituzionale sentenza n. 1115 del 1988). Allo Stato era riservata la regolazione dei principi fondamentali della materia.

14. Dopo la riforma costituzionale del 2001 la Corte Costituzionale (Corte Cost. sentenza n. 94 del 2007) ha ricondotto la materia dell’edilizia residenziale pubblica a tre livelli normativi: il primo riguarda la determinazione dell’offerta minima di alloggi destinati a soddisfare le esigenze dei ceti meno abbienti che, qualora esercitata, rientra nella competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117 Cost., comma 2, lett. m). In essa si inserisce la fissazione di principi che valgano a garantire l’uniformità dei criteri di assegnazione su tutto il territorio nazionale; il secondo livello normativo riguarda la programmazione degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica, che ricade nella materia “governo del territorio” oggetto di legislazione concorrente ai sensi dell’art. 117 Cost., comma 3; il terzo livello normativo, rientrante nell’art. 117 Cost., comma 4 ovvero nella competenza esclusiva residuale delle Regioni, riguarda la gestione del patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari o degli altri enti che a questi sono stati sostituiti ad opera della legislazione regionale.

15. La produzione legislativa regionale si è intensificata dopo la riforma costituzionale, portando alla istituzione di enti ai quali sono state attribuite svariate denominazioni (Aziende, Agenzie etc), dirette a porre in risalto il nuovo ruolo imprenditoriale attribuito ad essi laddove gli IACP, secondo la struttura configurata dalla Legge Quadro 27 ottobre 1971, n. 865, avevano prevalente natura pubblico-assistenziale e, dunque, costituivano enti pubblici non economici.

16. Così la suddetta L.R. Lazio n. 30 del 2002 ha definito le ATER come enti pubblici di natura economica strumentali della Regione (art. 2, comma 3), disciplinando in conformità alla nuova configurazione la gestione economico – finanziaria (art. 14) e le fonti di finanziamento (art. 20).

17. Parallelamente alla anzidetta trasformazione, è stata disposta la applicazione per il personale dipendente non dirigente del CCNL dei dipendenti delle aziende, società ed enti pubblici economici aderenti a FEDERCASA e per il personale dirigente del CCNL per i dirigenti delle imprese di servizi pubblici locali aderenti a CISPEL (art. 16 L.R. citata).

18. La riconosciuta natura di Ente pubblico economico di ATER ROMA non implica, tuttavia, la sua totale soggezione alla disciplina privatistica.

19. Secondo una consolidata giurisprudenza di legittimità (Cass. SU. 6 marzo 2018 n. 5304; Cass. SU 10 ottobre 2002, n. 14475; Cass. SU 01 dicembre 2000, n. 1243; Cass. SU 22 dicembre 1999 n. 929; Cass. SU 01 dicembre 1994 n. 10239) gli enti pubblici economici, pur operando in aree prevalentemente sottoposte al regime privatistico, sfuggono a detto regime, per rientrare in quello di diritto pubblico, con riguardo alle attività che discendono dalla potestà autoritativa dell’ente di disporre la propria organizzazione, quale espressione di un potere di supremazia inerente alla organizzazione e, cioè, allo svolgimento di una funzione pubblica. Non sussiste, dunque, la possibilità di applicare la disciplina di cui all’art. 2377 c.c. mediante l’art. 2093 c.c., limitandosi quest’ultima norma ad estendere le disposizioni del libro quinto del codice civile all’espletamento delle attività imprenditoriali dell’ente pubblico economico di produzione di beni o servizi e di intermediazione negli scambi.

20. In applicazione di tale principio, si è ritenuto essere espressione di un potere pubblicistico la nomina e la revoca degli organi di un ente pubblico economico (Cass. SU n. 5304/2018; n. 14475/2002; n. 929/199; n. 10239/1994), così come la nomina da parte del Consiglio di Amministrazione di un ente pubblico economico dei membri del Consiglio di Amministrazione e del Collegio sindacale di una società controllata (Cass. SU n. 10239/1994).

21. Nella fattispecie di causa si controverte della nomina del direttore generale di ATER ROMA e della successiva delibera di annullamento in autotutela della nomina stessa.

22. Sebbene il direttore generale non sia un organo delle ATER (di cui sono organi, ai sensi della L.R. n. 30 del 2002, art. 4 il Presidente, il consiglio di amministrazione, il collegio dei revisori) la sua nomina, disciplinata dall’art. 11 medesima L.R., appare esercizio della potestà di auto-organizzazione attribuita agli organi dell’ente. Infatti la nomina è riservata al consiglio di amministrazione con una scelta discrezionale, al di fuori di ogni procedura comparativa – nell’ambito dei soggetti aventi i requisiti indicati dal cit. articolo – e la cessazione dell’incarico avviene automaticamente con la costituzione del nuovo consiglio di amministrazione, a conferma dello stretto legame fiduciario intercorrente tra il direttore generale ed il consiglio di amministrazione. Trattasi della figura cui il Consiglio di Amministrazione affida il conseguimento degli obiettivi, che ha potere di proposta nei confronti del consiglio di amministrazione per l’elaborazione di programmi ed altri atti di competenza del consiglio stesso e che partecipa, pur senza diritto di voto, alle sedute del Consiglio di Amministrazione.

23. In sostanza, la nomina del direttore generale delle ATER rientra tra gli atti con i quali l’Ente pubblico provvede alla propria organizzazione e costituisce esercizio di discrezionalità amministrativa.

24. La natura di provvedimento amministrativo della nomina del direttore generale determina, in mancanza di una diversa disciplina, il potere di annullamento d’ufficio dell’atto amministrativo illegittimo, ai sensi della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 21 nonies (nel teso vigente ratione temporis), potere esercitato nella specie dal Commissario Straordinario di ATER, giusta Delib. 6 settembre 2005, n. 1.

25. Il C. aveva l’onere di impugnare davanti al giudice amministrativo il provvedimento di annullamento, facendone valere eventuali vizi di legittimità, laddove è pacifico che l’atto di annullamento, non impugnato, è divenuto definitivo.

26. All’esito dell’annullamento dell’atto di nomina, il C. non poteva vantare alcuna posizione di diritto soggettivo allo svolgimento dell’incarico di direttore generale, non potendo tale diritto derivargli, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice dell’appello, dalla stipula del contratto individuale di lavoro. Tale contratto, come dispone la L.R. Lazio n. 30 del 2002, art. 11, comma 2, ha la sola funzione di disciplinare l’incarico conferito con l’atto di nomina e, dunque, i suoi effetti cessano automaticamente con il venir meno della nomina. La cessazione degli effetti del contratto dirigenziale dipende, dunque, dal venir meno del provvedimento che costituisce il presupposto del contratto stesso, secondo il principio per cui gli effetti di un contratto cessano quando ne venga meno la causa (cfr. Corte Costituzionale 16/06/2006, n. 233, che in applicazione del medesimo principio ha ritenuto non rientrare nella materia dell'”ordinamento civile”, riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, la disciplina dello spoil system).

27. In conclusione, il C., non avendo impugnato l’atto di annullamento in autotutela della nomina a direttore generale di ATER ROMA non poteva vantare alcun diritto soggettivo allo svolgimento di detto incarico. Erroneamente il giudice dell’appello ha dunque ritenuto che l’annullamento in autotutela della nomina non avesse effetti sul contratto di lavoro con il quale si disciplinava l’incarico.

28. La sentenza impugnata deve essere pertanto cassata in accoglimento del secondo motivo di ricorso, restando assorbiti il primo ed il terzo, enunciandosi il seguente principio di diritto: ” la nomina del direttore generale delle AZIENDE TERRITORIALI PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA, di cui alla L.R. LAZIO 3 settembre 2002, n. 30, art. 11, comma 2, costituisce espressione della potestà di auto-organizzazione delle stesse AZIENDE TERRITORIALI ed è oggetto di discrezionalità amministrativa. Il provvedimento di nomina è, pertanto, annullabile ai sensi della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 21 nonies. All’annullamento consegue la perdita di efficacia del contratto individuale con il quale è disciplinato l’incarico”.

29. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, con l’accoglimento della opposizione proposta da ATER ROMA avverso il decreto ingiuntivo di pagamento della prima mensilità di retribuzione.

28. Invero, non appare fondato l’assunto del C. secondo cui il rapporto di lavoro avrebbe avuto comunque esecuzione in via di fatto, posto che con la delibera di annullamento il Commissario Straordinario ha disconosciuto tutti gli atti compiuti in attuazione della delibera di nomina a direttore generale del C. e che, per quanto esposto dallo stesso C., nel supposto periodo di lavoro gli ordini di servizio emessi erano stati disattesi dal dirigente responsabile (pagina 4 del controricorso).

29. Le spese dell’intero giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti il primo ed il terzo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, accoglie la opposizione proposta da ATER PROVINCIA di ROMA, revoca il decreto ingiuntivo opposto e dichiara non dovute le somme ingiunte.

Condanna C.A. al pagamento delle spese di giudizio, che liquida in Euro 3.000 per il primo grado, Euro 4.000 per il secondo grado ed Euro 5.000 per il presente grado, oltre ad Euro 200 per spese, spese generali al 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella udienza, il 11 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2021

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