Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24851 del 05/12/2016

Cassazione civile sez. VI, 05/12/2016, (ud. 06/10/2016, dep. 05/12/2016), n.24851

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1469/2015 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, C.F. (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto Medesimo, rappresentato e difeso dagli

avvocati CARCAVALLO LIDIA, CALIULO LUIGI, PREDEN SERGIO ed ANTONELLA

PATTERI, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

C.B.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 596/2014 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

emessa e depositata l’1/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIO FERNANDIS

udito l’Avvocato Antonella Patteri, per il controricorrente, che si

riporta i motivi del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La causa è stata chiamata all’adunanza in camera di consiglio del 6 ottobre 2016, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380 bis c.p.c.:

“Con sentenza del 1 luglio 2014 la Corte di Appello di Firenze, confermava la decisione del Tribunale di Arezzo di accoglimento della domanda proposta da C.B. intesa al riconoscimento del diritto al beneficio della rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto della L. n. 257 del 1992, ex art. 13, comma 8 e successive modifiche.

La Corte, per quello che ancora rileva in questa sede, riteneva inammissibile perchè generico il motivo di appello col quale l’INPS aveva impugnato la sentenza del Tribunale nella parte in cui aveva applicato il coefficiente di rivalutazione 1,50 e ritenuto provata l’esposizione qualificata al rischio amianto a decorrere dal 1 aprile 1974.

Per la cassazione di tale decisione propone ricorso l’INPS affidato ad un unico motivo.

Il C. è rimasto intimato.

Con l’unico motivo di ricorso si deduce la violazione dell’art. 342 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4) per avere la Corte di merito erroneamente ritenuto generico il terzo motivo di appello con il quale, sia pure in modo sintetico, era stata impugnata la sentenza di primo grado nel punto in cui aveva dichiarato l’esposizione del C. all’amianto sino dalla data del ricorso introduttivo del giudizio (22 settembre 2011) in modo apodittico stante la mancanza di specifici atti di indirizzo ed in mancanza di una prova rigorosa della sussistenza di amianto successivamente all’anno 1992.

Il motivo è infondato.

Come è stato di recente affermato da questa Corte (cfr. Cass. 5 febbraio 2015, n. 2143) l’art. 434 c.p.c., comma 1, nel testo introdotto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. c) bis, conv. nella L. 7 agosto 2012, n. 134, in coerenza con il paradigma generale contestualmente introdotto nell’art. 342 c.p.c., non richiede che le deduzioni della parte appellante assumano una determinata forma o ricalchino la decisione appellata con diverso contenuto, ma, in ossequio ad una logica di razionalizzazione delle ragioni dell’impugnazione, impone al ricorrente in appello di individuare in modo chiaro ed esauriente, sotto il profilo della latitudine devolutiva, il quantum appellantum e di circoscrivere l’ambito del giudizio di gravame, con riferimento non solo agli specifici capi della sentenza del Tribunale, ma anche ai passaggi argomentativi che li sorreggono; sotto il profilo qualitativo, le argomentazioni che vengono formulate devono proporre le ragioni di dissenso rispetto al percorso adottato dal primo Giudice ed esplicitare in che senso tali ragioni siano idonee a determinare le modifiche della statuizione censurata chieste dalla parte.

Esaminando la fattispecie alla luce delle esposte premesse, si rileva che, come riportato anche nella motivazione della Corte di appello, il Tribunale aveva accolto la domanda del lavoratore ritenendo provata l’esposizione al rischio amianto sulla scorta delle risultanze di numerose CTU espletate in relazione a lavoratori addetti alle stesse lavorazioni cui era stato assegnato il C. nonchè sulla scorta delle testimonianze raccolte in istruttoria.

Orbene, tale argomentare della decisione del tribunale è stato censurato denunciandone la apoditticità e deducendo che non era stata fornita alcuna prova rigorosa della sussistenza di amianto dopo il 1992, critiche queste che, all’evidenza, correttamente, sono state ritenute generiche e, quindi, inammissibili, dalla corte territoriale. Ed infatti, in esse non è dato individuare alcun riferimento specifico alle ragioni per le quali il primo giudice aveva ritenuta raggiunta la prova della esposizione qualificata nel periodo in questione (solo nel ricorso per cassazione vengono svolti dei rilievi circa la utilizzabilità delle risultanze delle consulenze tecniche espletate in altri giudizi e con riferimento ad altre posizioni lavorative).

Alla luce di quanto esposto si propone il rigetto del ricorso, con ordinanza ai sensi dell’art. 375 c.pc.., n. 5”.

Sono seguite le rituali comunicazioni e notifica della suddetta relazione, unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di consiglio.

Il Collegio condivide pienamente il contenuto della sopra riportata relazione e, quindi, rigetta il ricorso.

Non si provvede in ordine alle spese del presente giudizio essendo il C. rimasto intimato.

Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013). Tale disposizione trova applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame, avuto riguardo al momento in cui la notifica del ricorso si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario (Sezioni Unite, sent. n. 3774 del 18 febbraio 2014). Inoltre, il presupposto di insorgenza dell’obbligo del versamento, per il ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravame (Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014).

PQM

La Corte rigetta il ricorso, nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 6 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 dicembre 2016

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