Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24825 del 19/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 19/10/2017, (ud. 27/09/2017, dep.19/10/2017),  n. 24825

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23096-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA piazza Cavour

presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANDREA FERRARA;

– controricorrente –

contro

AGENTE DI RISCOSSIONE COSENZA EQUITALIA SUD S.P.A.

– intimata –

avverso la sentenza n. 1635/2/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CALABRIA, depositata il 26/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/09/2017 dal Consigliere Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti di M.G. (che resiste con controricorso) e di Equitalia Sud spa (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Calabria n. 1635/02/2015, depositata in data 26/10/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di cartella di pagamento emessa per IRPEF, IRAP ed IVA dovute in relazione all’anno d’imposta 2005 – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente.

In particolare, i giudici d’appello hanno dichiarato inammissibile, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2, e art. 22, il gravame dell’Agenzia delle Entrate, “per omesso deposito, nel termine di legge, della ricevuta di spedizione, eseguita per posta raccomandata”, deposito che doveva essere effettuato, in sede di costituzione dell’appellante, “nel termine di trenta giorni dalla spedizione a mezzo posta dell’atto da parte del mittente” (e non dalla ricezione del ricorso da parte del destinatario), non essendo equipollenti a tale atto nè l’avviso di ricevimento della raccomandata nè “il documento, eventualmente prodotto dall’Agenzia delle Entrate”, riportante l’elenco delle spedizioni effettuate dall’Agenzia, in assenza di certificazione della Posta sulla data di consegna dell’atto per la spedizione.

A seguito di deposito di proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti; il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 4, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2, e art. 22, comma 1, avendo i giudici della C.T.R. errato nel ritenere necessario, a pena di inammissibilità dell’appello, il deposito della ricevuta della spedizione postale dell’atto, ai fini della verifica della tempestività sia dell’impugnazione, sia della costituzione in giudizio dell’appellante, laddove, invece, da un Iato, il termine di trenta giorni ivi previsto, per la costituzione, deve farsi decorrere, anche in caso di notificazione a mezzo del servizio postale e non tramite ufficiale giudiziario, dalla data di ricezione del ricorso, e, dall’altro lato, è di norma idoneo ad assolvere alle funzioni proprie dell’avviso di spedizione (data di spedizione, per quanto interessa) l’avviso di ricevimento del plico.

Con gli ulteriori motivi, la ricorrente denuncia poi, ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 111 Cost. (essendo la sanzione dell’inammissibilità del gravame sproporzionata) e art. 101 c.p.c., comma 2, essendo stata dichiarata la suddetta inammissibilità dalla C.T.R. d’ufficio in assenza di contraddittorio sulla questione.

2. La prima censura è fondata, con assorbimento delle restanti.

Questa Corte a Sezioni Unite, nelle recenti sentenze nn. 13452 e 13453 del 2017, ha affermato, con riguardo alla notificazione dell’appello, nel processo tributario, a mezzo del servizio postale, che: 1) “il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio ciel ricorrente e dell’appellante, che si avvalga per la notificazione servizio postale universale, decorre non dalla data della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario (o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione)”; 2) “non costituisce motivo d’inammissibilità del ricorso o dell’appello, che sia stato notificato direttamente a mezzo dei servizio postale universale, il fatto che il ricorrente o l’appellante, al momento della costituzione entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario” depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione, purchè nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero con proprio timbro datario, solo in tal caso, essendo l’avviso di ricevimento idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna alla ricevuta di spedizione, laddove, in mancanza, la non idoneità della mera scritturazione manuale o comunemente dattilografica della data di spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della tempestività della notifica del ricorso o dell’appello, unicamente se la ricezione del plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto o della sentenza”. In particolare, nella controversia definita con la pronuncia n. 13452/2017, la Corte ha rilevato che, sebbene gli avvisi di ricevimento prodotti dall’appellante, recanti “data di spedizione semplicemente manoscritta e non asseverata dall’Ufficio postai sarebbero stati “di per se stessi non idonei ad assolvere la medesima funzione probatoria, ai fini del riscontro della tempestività degli appelli, che la legge assegna alle ricevute di spedizione non prodotte dal fisco”, la tempestività degli appelli riuniti non poteva neppure venire in discussione, emergendo la stessa, comunque, dalla ricezione delle raccomandate postali, avvenuta entro il termine di legge dell’art. 327 c.p.c., con la conseguente certezza d tempestiva (anteriore) consegna del plico all’Ufficio postale da parte del notificante per l’inoltro al destinatario (c.d “prova di resistenza”). La decisione della C.T.R. non risulta pertanto conforme ai suddetti principi di diritto, essendosi fermata al rilievo, ritenuto preliminare ed assorbente, del mancato deposito della ricevuta di spedizione della raccomandata postale.

3. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del primo motivo del ricorso, assorbiti i restanti, va cassata la sentenza impugnata con rinvio alla C.T.R. della Calabria, in diversa composizione. l giudice del rinvio provvederà alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. della Calabria in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 27 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA