Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24822 del 09/10/2018

Cassazione civile sez. VI, 09/10/2018, (ud. 24/05/2018, dep. 09/10/2018), n.24822

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16348-2017 proposto da:

A.G., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO VITTORIO

EMANUELE II 154, presso lo studio dell’avvocato DANIELE GRANARA, che

lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

SALLUSTIO 9, presso lo studio dell’avvocato LORENZO SPALLINA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ETTORE CHITI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1341/2016 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 20/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/05/2018 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che con la sentenza di primo grado, in parziale accoglimento della domanda avanzata da A.G., il convenuto C.G. era stato condannato ad occludere il varco operato su una parete ritenuta di proprietà dell’attore, essendo rimasti disattesi il resto della domanda diretta all’eliminazione del collegamento alla canna fumaria, di proprietà esclusiva dell’attore, e a ottenere la condanna a risarcire il danno, nonchè le pretese riconvenzionali, con le quali il C. aveva chiesto condannarsi la controparte a rimuovere un caldaia a gas, collocata su area comune e le tubazioni che, dipartendosi da questa, attraversavano un tratto di proprietà comune;

che la Corte d’appello di Genova con la sentenza di cui in epigrafe, in parziale riforma della sentenza del Tribunale, accolto in parte l’appello del C. e rigettato quello incidentale, disattese la domanda con la quale era stata chiesta l’eliminazione del varco;

ritenuto che A.G. ricorre sulla base di due motivi, ulteriormente illustrati da memoria e che C.G. resiste con controricorso, ulteriormente illustrato da memoria;

ritenuto che con il primo motivo dell’introdotto ricorso l’ A., denunziando violazione e falsa applicazione dell’art. 1102 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nonchè omesso esame di un fatto controverso e decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, prospetta che la sentenza censurata aveva errato nel non aver tenuto conto che il locale, in origine destinato ad ospitare la caldaia, non poteva considerarsi comune, essendo intervenuto un atto di divisione fra i due comproprietari e la controparte non aveva alcun diritto di accedere al medesimo attraverso il procurato varco;

considerato che la doglianza è inammissibile in quanto affetta da evidente non autosufficienza e aspecificità, richiedendo per il suo esame il vaglio dell’intera vicenda di merito, siccome ripercorribile solo attraverso lo studio dell’incarto processuale di merito, al quale la Corte di cassazione non può accedere, invero: nulla è dato sapere di preciso in ordine all’allegato atto di divisione, peraltro ben diversamente valutato dalla sentenza impugnata; nè consta essere stato riportato, almeno nelle sue parti salienti, l’elaborato del CTU, sulla base del quale la Corte locale è giunta a diversa soluzione, affermando, in particolare che il varco per accedere al locale caldaia, qualificato comune, era stato effettuato nel vano scala, parimenti comune;

considerato che il secondo motivo, denunziante la violazione degli artt. 832 e 2043 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nonchè omesso esame di un fatto controverso e decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, per non essere stata accolto l’appello incidentale, con il quale si era insistito per il risarcimento del danno, resta assorbito dall’inammissibilità del primo;

considerato che l’esame del ricorso conduce ad affermare che la Corte locale “ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte”; per contro l’esame dei motivi non offre argomentazioni nuove, sulla base delle quali sorga l’opportunità di una rimeditazione;

che, di conseguenza, siccome affermato dalle S.U. (sent. n. 7155, 21/3/2017, Rv. 643549), lo scrutinio ex art. 360-bis c.p.c., n. 1, da svolgersi relativamente ad ogni singolo motivo e con riferimento al momento della decisione, impone, come si desume in modo univoco dalla lettera della legge, una declaratoria d’inammissibilità, che può rilevare ai fini dell’art. 334 c.p.c., comma 2, sebbene sia fondata, alla stregua dell’art. 348-bis c.p.c. e dell’art. 606 c.p.p., su ragioni di merito, atteso che la funzione di filtro della disposizione consiste nell’esonerare la Suprema Corte dall’esprimere compiutamente la sua adesione al persistente orientamento di legittimità, così consentendo una più rapida delibazione dei ricorsi “inconsistenti”;

considerato che spese legali debbono seguire la soccombenza e possono liquidarsi, in favore del controricorrente C. siccome in dispositivo, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonchè delle attività espletate;

considerato che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1,comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 24 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2018

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