Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2481 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. I, 27/01/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 27/01/2022), n.2481

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21398/2021 proposto da:

P.S., elettivamente domiciliata in Roma, Viale Parioli

47, presso lo studio dell’avvocato Giovanni Carta, e rappresentata e

difesa dall’avvocato Francesco Bono, in forza di procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

L.F.S., M.N., Procuratore Generale Corte

Appello Palermo, Pu.An. nella qualità di tutore di

L.F.G., La.Fr.Gu., M.E.S.,

M.T.B., M.E.G.;

– intimati –

nonché contro

Pu.An. nella qualità di tutore di L.F.G.,

La.Fr.Gu., M.E.S., M.T.B.,

M.E.G., domiciliata in Roma, piazza Cavour, presso la

Cancelleria civile della Corte di Cassazione e in giudizio in

proprio ex art. 86 c.p.c.

– controricorrente –

Avverso la n. 3/2021 della Corte d’appello di Palermo, depositata il

20.1.2021;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11.1.2022 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con separati ricorsi del 9.3.2017 il Pubblico Ministero ha chiesto dichiararsi lo stato di adottabilità di cinque minori, tutti figli di P.S., nati da due distinte relazioni dalla stessa intrattenute in progresso di tempo, dapprima con L.F.S. (già dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale) e cioè L.F.G. (nato il (OMISSIS)) e La.Fr.Gu. (nato il (OMISSIS)) e poi con M.N., e cioè M.E.S. (nato il (OMISSIS)), M.T.B. (nato il 6.) e M.E.G. (nata il (OMISSIS)).

Al ricorso hanno resistito P.S. e M.N., mentre L.F.S. è rimasto contumace.

Con sentenza del 27.3.2019 il Tribunale per i minorenni di Palermo ha dichiarato lo stato di adottabilità di E.S., T.B. e M.E.G., sospendendo i genitori dalla relativa responsabilità e precludendo loro i contatti; ha dichiarato non luogo a provvedere quanto ai due minori L.F., dichiarando P.S. decaduta dalla responsabilità genitoriale e autorizzando contatti ogni quindici giorni in luogo neutro, confermando la collocazione dei due minori in comunità e incaricando i servizi della progettazione di un loro affidamento eterofamiliare.

2. Avverso la sentenza di primo grado P.S. ha proposto appello, cui ha resistito l’appellata tutrice dei minori, mentre i sig.ri M. e L.F. sono rimasti contumaci.

La Corte di appello di Palermo con sentenza del 20.1.2021 ha respinto il gravame a spese compensate.

La Corte di appello, per quanto in questa sede rileva, ha accertato l’inidoneità della sig.ra P. ad assolvere il ruolo genitoriale, nonostante l’ampio sforzo profuso per sostenerla nel compito da parte di servizi e istituzioni, attese le sue insormontabili difficoltà nel riconoscere i bisogni psicologici e di cura dei figli e la sua incapacità di revisione critica della sua storia personale, costellata dai maltrattamenti e le violenze subite da M.N..

La Corte territoriale ha confermato la decisione differenziata per i figli più piccoli (i tre M.), dichiarati adottabili, e per i due figli più grandi (i due L.F.), per i quali è stato scelto l’affidamento eterofamiliare in considerazione della loro età, che non consentiva l’instaurazione proficua di un nuovo legame familiare esclusivo del precedente.

3. Avverso la predetta sentenza P.S. ha proposto ricorso per cassazione, svolgendo un motivo.

L’avv. Pu.An., tutrice dei minori M., ha depositato controricorso, chiedendo la dichiarazione di inammissibilità o il rigetto dell’avversaria impugnazione.

L’intimato M.N. non si è costituito, mentre l’intimato L.F.S. è risultato nel frattempo deceduto.

Diritto

RITENUTO

CHE:

1. Con il motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 4, la ricorrente denuncia nullità della sentenza e violazione o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, dell’art. 111Cost. dell’art. 116 c.p.c.

1.1. La ricorrente sostiene che il giudice avrebbe confuso la ricostruzione dei fatti con la motivazione, rendendo quest’ultima meramente apparente, oltre che basata su circostanze ed elementi risalenti al 2016, anziché alla data della decisione, peraltro non tanto gravi da giustificare un provvedimento così drastico pe come la dichiarazione di adottabilità dei minori; lamenta, ancora, che tali circostanze non siano state verificate all’attualità, come richiesto con l’atto di appello, ove era stata fatta istanza di nuova consulenza tecnica d’ufficio che superasse quella precedente, anacronisticamente legata ad un burrascoso momento particolare della sua vita; conclude osservando che il rispetto del diritto del minore a crescere nella famiglia di origine avrebbe dovuto indurre il giudice a verificare le effettive sue capacità di recupero, estendendo la verifica all’intero nucleo familiare, mentre la Corte di appello si sarebbe limitata a elencare una serie di vicissitudini senza spiegare in maniera chiara e esaustiva in che modo esse rappresentassero un attuale pregiudizio per i minori.

1.2. Il motivo deve essere respinto.

2. Quanto al primo profilo, non si può ritenere che il provvedimento impugnato sia sfornito di motivazione o corredato di una motivazione meramente apparente, in violazione dell’artt. 111 Cost. e dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4.

2.1. Tale obbligo è violato qualora la motivazione sia totalmente mancante ovvero quando, se pur graficamente esistente, risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione perché recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche, congetture. e, in tal caso, si concreta una nullità processuale deducibile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 (Sez. L, n. 3819 del 14.2.2020, Rv. 656925 – 02; Sez. 6 – 5, n. 13977 del 23.5.2019, Rv. 654145 – 01; Sez. 6 – 3, n. 22598 del 25.9.2018, Rv. 650880 – 01; Sez. 1, n. 16057 del 1.8.6.2018, Rv. 649281 – 01; Sez. 3, n. 4448 del 25.2.2014, Rv. 630338 – 01).

2.2. Nella specie, il provvedimento della Corte palermitana ha riferito in modo completo l’iter processuale e il contenuto dei motivi di impugnazione proposti dalla sig.ra P., e quindi nei paragrafi da 15 a 34 (pagine da 5 a 9) ha ricostruito le vicende di vita della sig.ra P. e del suo nucleo familiare sin dal (OMISSIS), dando conto delle sue tormentate e sfortunate relazioni sentimentali, delle violenze subite, delle condizioni di vita dei minori e degli interventi disposti in progresso di tempo a sostegno della famiglia.

Nel corso di questa ricostruzione la Corte di appello (p. 31 e 32 di pag. 8) ha riferito delle gravi problematiche di attitudine genitoriale della attuale ricorrente (non comprensione della situazione di disagio dei figli, esposti alla violenza familiare e tenuti in condizioni trascurate; inconsapevolezza delle proprie difficoltà e carenze; incapacità di contatto empatico coi figli; delega totale agli educatori), concordemente valutate in modo negativo dai servizi.

Quindi, nelle pagine successive (da 10 a 13) segnatamente ai paragrafi 41, 42, 44, 46, 47, 48, 52, la Corte di appello ha riconsiderato all’attualità le carenze genitoriali della sig.ra P., anche sulla base della consulenza tecnica d’ufficio espletata in primo grado, che aveva accertato l’incapacità della ricorrente di prender consapevolezza delle proprie difficoltà, di avviare un percorso di revisione critica, specie in relazione al rapporto con il precedente compagno ed al clima di violenza diretta e assistita a cui erano stati esposti i figli, nonché le difficoltà e carenze della stessa nella cura materiale dei minori e nella comprensione e soddisfazione dei loro bisogni emotivi.

La Corte di appello, pur senza disconoscere la spirale di violenza e minacce e la dipendenza psicologica a cui era stata sottoposta la ricorrente, ha ritenuto che non vi fosse stata una evoluzione positiva nonostante gli aiuti e il supporto a lei prodigati.

Per altro verso, la Corte di appello ha dato conto delle conclusioni raggiunte dal consulente tecnico circa il disagio avvertito dai minori e la necessità di un percorso di riparazione in un contesto affettivo solido, con genitori pienamente capaci di espletare le loro funzioni, attitudine questa non posseduta dalla ricorrente.

La Corte di appello ha ritenuto insormontabili le difficoltà della sig.ra P. nell’individuare i bisogni psicologici e di cura dei figli, nell’erogar loro attenzione, nel contenerli dal punto di vista emotivo; ne ha concluso che un ulteriore progetto di sostegno alla genitorialità, da aggiungersi ai numerosi già proposti nei lunghi anni di istituzionalizzazione dei minori, non appariva suscettibile di fornire esiti apprezzabili e sufficienti in termini di compatibilità con le esigenze di crescita e sviluppo dei minori, già compromesse.

In sintesi, la motivazione addotta dalla Corte di appello, lungi dall’essere apparente, è completa, approfondita e accurata. Inoltre, diversamente, da quanto sostiene la ricorrente, non vi è affatto la denunciata commistione fra la ricostruzione in fatto della vicenda e la sua valutazione critica, che sono invece ben distinte e separate nel percorso logico e giuridico seguito dalla sentenza impugnata.

3. Non è fondata neppure la doglianza della ricorrente secondo cui la situazione non sarebbe stata valutata all’attualità; tale censura, peraltro, è svolta del tutto genericamente, senza indicare quali sarebbero state le circostanze sopravvenute rilevanti non adeguatamente saggiate e quando e come sarebbero state sottoposte al giudice dell’impugnazione.

4. Del pari infondata appare la recriminazione, altrettanto generica, circa la mancata valutazione delle difficoltà personali della ricorrente e delle sue esigenze di aiuto e sostegno: al riguardo infatti la Corte di appello ha profuso le sue attenzioni, pervenendo alla sconfortata constatazione (p. 46 e 47) della irreversibilità delle carenze della attuale ricorrente.

5. Per questi motivi il ricorso deve essere rigettato.

Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese processuali, tenuto conto della natura della causa e dei rapporti tra le parti.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, non sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis trattandosi di procedimento esente dal contributo unificato.

Si dispone che, in caso di utilizzazione della presente ordinanza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti e degli altri soggetti in essa menzionati.

PQM

LA CORTE

rigetta il ricorso e compensa le spese processuali.

Dispone che, in caso di utilizzazione della presente ordinanza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti e degli altri soggetti in essa menzionati.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima civile, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

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