Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24806 del 09/10/2018

Cassazione civile sez. VI, 09/10/2018, (ud. 17/07/2018, dep. 09/10/2018), n.24806

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per conflitto di competenza, iscritto al n. 10352/2017

R.G., sollevato dal Tribunale di Nola con ordinanza del 13/04/2017

nel procedimento vertente tra:

C.M. contro EQUITALIA SUD SPA, COMUNE DI MARIGLIANO,

PREFETTURA DI NAPOLI, ed iscritto al n. 4552/2015 R.G. di

quell’Ufficio;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 17/07/2018 dal Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale MISTRI CORRADO, che conclude

chiedendo che la Corte di Cassazione voglia dichiarare che il

Giudice di Pace di Marigliano è giudice competente alla trattazione

del procedimento di opposizione all’esecuzione.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte:

visti gli atti, osserva quanto segue.

1. Il Tribunale di Nola ha chiesto d’ufficio regolamento di competenza ex art. 45 c.p.c. con ordinanza 13 aprile 2017. Espone in tale ordinanza che C.M. aveva convenuto Equitalia Sud S.p.A. davanti al giudice di pace di Marigliano perchè questi sospendesse l’esecuzione di due cartelle esattoriali con cui la convenuta gli aveva intimato il pagamento della complessiva somma di Euro 6296,63 pena iscrizione di fermo amministrativo per una vettura; nel merito chiedeva che fosse dichiarato nullo e/o illegittimo il preavviso di fermo e fosse dichiarata intervenuta la prescrizione del diritto a riscuotere le somme ad esso attinenti e quelle di cui ai verbali di contravvenzioni cui si riferiscono le cartelle di pagamento. Il giudice di pace dichiarava la propria incompetenza per valore indicando quale giudice competente il giudice dell’esecuzione, e quindi, nel caso in esame, il Tribunale di Nola ove la causa veniva

riassunta. Tale Tribunale, quindi, ha sollevato il conflitto osservando che la domanda attorea dovrebbe qualificarsi “accertamento negativo del credito”, e non opposizione a un atto esecutivo, per cui competente sarebbe il giudice individuabile secondo le regole del processo ordinario di cognizione riferite ad un’azione di accertamento negativo. Considerato che in tema di sanzioni amministrative il combinato disposto del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 205 e L. n. 689 del 1981, art. 22 bis attribuisce al giudice di pace la competenza per materia sulle opposizioni agli atti di contestazione o di notificazione di violazioni del codice stradale, senza limite di valore, il Tribunale ha pertanto affermato la competenza del giudice di pace, applicando l’art. 45 c.p.c. per essersi quest’ultimo già pronunciato in senso contrario.

In data 2 marzo 2018 il Procuratore Generale ha chiesto che si dichiari la competenza del giudice di pace di Marigliano.

Con ordinanza interlocutoria del 5 aprile 2018 questa Sesta Sezione Civile ha rilevato che la questione sottoposta rientrava in quel che nelle more era stato sottoposto alle Sezioni Unite da altra ordinanza interlocutoria, cioè l’ordinanza n. 8558 del 31 marzo 2017, rinviando pertanto la causa a nuovo ruolo. All’adunanza 17 luglio 2018 la causa è stata nuovamente incamerata.

2.1 Sull’ordinanza n. 8558 del 31 marzo 2017 le Sezioni Unite si sono pronunciate con la sentenza n. 10263 del 27 aprile 2018, che dissolve le incertezze in precedenza patite dalle sezioni semplici all’esito di un percorso normativo abbastanza complesso.

Rimandando pertanto, in toto, all’ampia e accurata motivazione dell’intervento nomofilattico, si rammenta che il D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 205, cioè del Nuovo C.d.S., rubricato come “Opposizione innanzi all’autorità giudiziaria”, dopo avere determinato al primo comma il termine per proporre opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione di pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, al terzo comma affida il regolamento del giudizio di opposizione alla L. 24 novembre 1981, n. 689, artt. 22,22 bis e 23. Peraltro di questi ultimi è rimasto in vigore solo l’art. 22, gli altri venendo abrogati dal D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, che, con il suo art. 34, comma 1, sostituisce anche il contenuto dell’art. 22, in sostanza stabilendo che l’opposizione “è regolata dal D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 6”.

2.2 Le Sezioni Unite, in sintesi, hanno tirato le fila di questa evoluzione normativa, osservando che in materia di opposizione a sanzioni amministrative il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 6 ha una “sostanziale identità strutturale con la L. n. 689 del 1981, al precedente art. 22 bis”. Non a caso la relazione illustrativa del D.Lgs. del 2011 ha precisato, a proposito dell’art. 6, che le controversie aventi ad oggetto opposizione a ordinanza ingiunzione, “attualmente disciplinate dalla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 22 e segg., sono state inserite tra i procedimenti regolati dal rito del lavoro…le speciali disposizioni dettate in materia di competenza attualmente contenute nell’art. 22 bis sono state adeguate alle vigenti norme” regolanti la giurisdizione tributaria e la giurisdizione amministrativa, con l’eliminazione delle ipotesi già implicitamente abrogate, e “tenendo conto del mutato quadro normativo costituzionale”; e ha altresì chiarito che la disciplina dettata dall’art. 6 si applica proprio anche ai giudizi di opposizione all’ordinanza ingiunzione di pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 205 C.d.S.. Il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 6 dispone infatti che le controversie previste dalla L. n. 689 del 1981, art. 22 sono regolate dal rito del lavoro se non diversamente stabilito dalle disposizioni dello stesso articolo; l’opposizione si propone davanti al giudice del luogo ove è stata commessa la violazione e, salvo quanto previsto da specifiche norme, competente al riguardo è il giudice di pace.

Le Sezioni Unite hanno espressamente affermato che tramite l’art. 6 in questione “il legislatore ha riprodotto la regolamentazione sulla competenza contenuta per le sanzioni amministrative nella L. 24 novembre 1981, n. 689, artt. 22e 22 bis, ultima formulazione. Infatti è previsto, dopo la norma che sistematicamente prevede come generale la competenza del Giudice di Pace in materia di opposizioni a sanzioni amministrative, al comma 4 che l’opposizione si propone davanti al Tribunale quando la sanzione è stata applicata per una violazione concernente disposizioni in alcune specifiche materie.

Al comma 5 è previsto che l’opposizione si propone altresì davanti al Tribunale:

a) se per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore nel massimo a 15.493 Euro;

b) quando, essendo la violazione punita con sanzione pecuniaria proporzionale senza previsione di un limite massimo, è stata applicata una sanzione superiore a 15.493 Euro;

c) quando è stata applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria, sola o congiunta a quest’ultima”, fatta eccezione, tra l’altro, per le violazioni previste dal C.d.S..

Quindi, concludono le Sezioni Unite, “la modulazione della ripartizione della competenza cosiddetta verticale, nell’ambito della categoria di opposizioni a sanzioni amministrative appartenenti alla competenza generale del Giudice di Pace, prevede che il Tribunale sia competente per materia, per le controversie di cui al comma 4, lett. a) b) c) d) e f)”, mentre per le ipotesi di cui al comma 5, lett. a) e b), “la competenza è ripartita fra Giudice di Pace e Tribunale con riferimento ad un criterio di competenza per materia con limite di valore”, il valore come limite di ripartizione venendo “inteso con riferimento alla sanzione pecuniaria edittale superiore nel massimo a Euro 15.493,00 o sanzione pecuniaria edittale proporzionale senza previsione di limite massimo per cui è stata applicata una sanzione superiore” alla suddetta somma. E la lett. a) “determina la competenza in base al criterio normativo di previsione della sanzione nel massimo, indipendentemente dalla sanzione concretamente irrogata”, mentre la lett. b) “determina la competenza in base ad una tipologia di sanzioni, cioè una materia, che è quella di tutte le sanzioni punite in via edittale con una sanzione pecuniaria proporzionale, ma senza la previsione di un limite massimo, e successivamente dà rilievo al valore della sanzione in concreto irrogata”. Nel caso poi della lett. c) “ancora una volta l’oggetto del giudizio rileva non per la considerazione monetaria, ma in ragione dello speciale rapporto dedotto”: viene attribuita competenza per materia al Tribunale “in ragione della natura della sanzione amministrativa, diversa da quella pecuniaria, irrogata da sola o congiuntamente ad altre sanzioni pecuniarie”. Dunque “il criterio che determina la competenza si correla alla natura della sanzione e non alla misura della sanzione irrogata”; e il giudice di pace è competente per tali sanzioni, diverse da quelle pecuniarie, solo in riferimento a settori specificamente previsti dalla lett. c), includenti il C.d.S.. A questo punto le Sezioni Unite rilevano che il medesimo D.Lgs. del 2011, art. 7 regolamenta proprio l’opposizione al verbale di accertamento di violazione dell’art. 204 bis C.d.S., attribuendo la competenza al giudice di pace del luogo in cui è stata commessa la violazione, competenza che viene preservata al giudice di pace di tale foro anche nel caso in cui l’opposizione si estende pure alle sanzioni accessorie (D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 7, nn. 2 e 4). In ciò il giudice nomofilattico ravvisa “una competenza per materia ancorata all’oggetto del giudizio, opposizione al verbale di accertamento per violazione del C.d.S., senza alcun rilievo del valore”. E “il criterio della competenza per materia, in alcuni casi con il limite del valore, nella ripartizione della competenza fra Giudice di Pace e Tribunale, risulta sistematico, sia con la normativa che in precedenza ha regolato le opposizioni a sanzioni amministrative, anche quelle per violazione del C.d.S., sia in relazione alle due norme che oggi da sole regolano la materia” cioè il D.Lgs. n. 150 del 2011, artt. 6 e 7; d’altronde “non si comprenderebbe il motivo per cui il legislatore avrebbe dovuto ripartire con il criterio del valore la competenza fra Giudice di Pace e Tribunale ex D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 6 per il giudizio di opposizione a sanzioni amministrative per violazione del C.d.S. e invece attribuire alla competenza per materia del Giudice di Pace ex successivo art. 7 tutte le opposizioni al verbale di accertamento di quelle stesse violazioni del C.d.S.”.

Conclude pertanto il giudice nomofilattico: “oggi in base al D.Lgs. 150 del 2011, art. 6 si può qualificare la competenza devoluta in base ad un criterio che è prioritariamente per materia e solo in un momento logicamente successivo ed in alcune ipotesi è connotato dall’elemento del valore. In base al D.Lgs. n. 150 del 2011, l’art. 7 può qualificarsi competenza per materia quella del Giudice di Pace per tutte le opposizioni al verbale di accertamento di violazione del C.d.S.. Deve quindi affermarsi che la natura giuridica della competenza del Giudice di Pace del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150relativa alle controversie aventi ad oggetto opposizione a sanzioni amministrative per violazione del C.d.S. è competenza per materia ed in alcune ipotesi con limite di valore; che la natura giuridica della competenza del Giudice di Pace ex D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 7 relativa alle controversie aventi ad oggetto opposizione al verbale di accertamento è competenza per materia; gli stessi criteri di competenza vanno applicati anche con riferimento all’impugnativa del preavviso di fermo, in quanto azione di accertamento negativo nei termini delineati da Cass. S.U. 22/7/2015 n. 15354”. E quindi le Sezioni Unite, nel caso oggetto del loro vaglio, trattandosi di opposizione a preavviso di fermo fondato su cartelle di pagamento per violazione di C.d.S. hanno riconosciuto la competenza per materia del giudice di pace, dovendosi seguire “la stessa regolamentazione dell’oggetto sostanziale della domanda, rientrante quest’ultima nella competenza per materia del Giudice di Pace”, e ritenendo pertanto fondato il regolamento che era stato proposto.

Alla luce di questa integrale chiarificazione operata da S.U. 27 aprile 2018 n. 10263, si deve quindi riconoscere fondato il regolamento de quo, risultando competente per materia il giudice di pace di Marigliano.

P.Q.M.

dichiara competente per materia il giudice di pace di Marigliano.

Così deciso in Roma, il 17 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2018

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA