Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24785 del 05/11/2013


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Civile Sent. Sez. L Num. 24785 Anno 2013
Presidente: VIDIRI GUIDO
Relatore: MAISANO GIULIO

SENTENZA
sul ricorso 22891-2012 proposto da:
VOLPE

VITO

C.F.

VLPVTI75A27F052V,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA Di RIPETTA 70, presso lo
studio dell’avvocato LOTTI MASSIMO, che lo rappresenta
e difende unitamente agli avvocati FRANCESCO MARIANI,
PAVAN STEFANO, giusta delega in atti;
– ricorrente –

2013
2716

contro

.

CASSA RISPARMIO FERRARA S.P.A. P.I. 01208710382, in
persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PRINCIPESSA

Data pubblicazione: 05/11/2013

CLOTILDE 7, presso lo studio dell’avvocato TONUCCI
MARIO, che la rappresenta e difende unitamente agli
avvocati MAZZAMAURO CRISTINA, DELLE CAVE MARIANO,
PEDRIZZI GIUSEPPE, giusta delega in atti;
– con troricorrente e ricorrente incidentale –

VOLPE

VITO

C.F.

VLPVTI75A27F052V,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DI RIPETTA 70, presso lo
studio dell’avvocato LOTTI_ MASSIMO, che lo rappresenta
e difende unitamente agli avvocati FRANCESCO MARIANI,
PAVAN STEFANO, giusta delega in atti;

controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 28/2012 della CORTE D’APPELLO
di MILANO, depositata il 05/04/2012 r.g.n. 112/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 26/09/2013 dal Consigliere Dott. GIULIO
MAI SANO;
udito l’Avvocato MASSIMO LOTTI;
udito l’Avvocato CRISTINA MAZZAMAURO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIANFRANCO SERVELLO, che ha concluso
per il rigetto di entrambi i ricorsi.

nonché contro

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza 20 luglio 2009 il Tribunale di Milano ha rigettato la domanda
proposta da Volpe Vito intesa ad ottenere la declaratoria di illegittimità del
licenziamento intimatogli in data 6 novembre 2007 dalla Cassa di
Risparmio di Ferrara s.p.a. a seguito di contestazione dell’8 ottobre 2007

responsabilità per l’ammanco di cassa di E 25.000 rilevato dalla sede di
Milano in data 24 agosto 2007; con la medesima sentenza il Tribunale di
Milano ha pure accolto la domanda riconvenzionale della Cassa di
Risparmio di Ferrara condannando il Volpe al pagamento in favore della
Cassa della somma di C 25.000,00 a titolo risarcitorio. Con sentenza del 5
aprile 2012 la Corte d’appello di Milano, in parziale riforma di detta
pronuncia di primo grado, ha rigettato la domanda riconvenzionale
proposta dalla Cassa di Risparmio di Ferrara nei confronti del Vole,
confermando, nel resto, la sentenza di primo grado. La Corte territoriale ha
motivato tale pronuncia considerando l’irrilevanza della mancata affissione
del codice disciplinare nei casi, come quello in esame, in cui il
licenziamento si riferisce a situazioni che configurano violazione di doveri
fondamentali inerenti qualsiasi rapporto di lavoro. In ordine alla
tempestività della contestazione è stato considerato che l’immediatezza
della contestazione va intesa in senso relativo, e vi è stato, nel caso in
esame, un contraddittorio anticipato con il lavoratore in sede di ispezione,
mentre la contestazione formale è stata emessa solo dopo gli accertamenti
svolti rivelatisi complessi coinvolgendo anche altri soggetti. Nel merito la
Corte milanese ha ritenuto sussistente la giusta causa di licenziamento
stante la mancanza di giustificazioni fornite dal lavoratore circa le
operazioni di consegna della cassa in data 13 agosto 2007 al momento di
andare in ferie e considerata la mancata chiarezza su un prelievo effettuato
in precedenza per effettuare versamenti all’ufficio postale per conto di

./(

con la quale era stato addebitata al Volpe la sua piena personale

clienti. La stessa Corte territoriale ha rigettato la domanda riconvenzionale
di condanna del Volpe alla restituzione della somma di E 25.000,00 in
assenza di prova precisa dell’appropriazione da parte del dipendente.
Il Volpe propone ricorso per cassazione avverso tale sentenza articolato su
tre motivi.

ricorso incidentale pure affidato a tre motivi.
Volpe resiste con controricorso al ricorso incidentale avversario.
Entrambe le parti hanno presentato memoria.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo del ricorso principale si lamenta l’omesso esame circa
un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le
parti, ai sensi dell’art. 360, n. 5 cod. proc. civ. In particolare si deduce che
la Corte territoriale non ha considerato la decisiva circostanza per cui
l’ammanco in questione è stato riscontrato durante l’assenza del lavoratore
per ferie dopo che costui aveva dato le consegne al cassiere che lo ha
sostituito alla presenza del Direttore della filiale, e con i conti che
quadravano regolarmente, mentre la pronuncia impugnata si fonda
genericamente su possibili errori che il Volpe ha ipotizzato per operazioni
precedenti le operazioni di chiusura e passaggio delle consegne, mentre le
operazioni di prelievo effettuate in precedenza in data 13 agosto 2007
sarebbero comunque irrilevanti.
Con il secondo motivo si assume violazione o falsa applicazione dell’art. 7
della legge n. 300 del 1970, sotto il profilo della mancata affissione del
codice disciplinare. In particolare si deduce che l’affissione del codice
disciplinare non è risultata provata e sarebbe erronea l’affermazione della
Corte territoriale secondo cui tale affissione non sarebbe necessaria

Resiste con controricorso la Cassa di Risparmio di Ferrara che propone

trattando i violazione di principi generali che regolamentano il rapporto di
lavoro, in quanto, nel caso in esame, il licenziamento è stato intimato per
violazione di diposizioni interne, cioè di una regolamentazione secondaria
costituita dalla Normativa Interna dei Servizi.
Con il terzo motivo si lamenta violazione o falsa applicazione dell’art. 7

carenza del necessario requisito della tempestività sia della contestazione
che del licenziamento ex art. 360, n. 3 cod. proc. civ. In particolare si
deduce che la Banca, pur avendo avuto conoscenza dell’ammanco in
questione in data 24 agosto 2007 data in cui il Vice Direttore ha chiamato il
ricorrente assente per ferie, ed avendo ricevuto le giustificazioni del
lavoratore in data 30 agosto 2007, ha proceduto alla contestazione solo in
data 3 ottobre 2007, ossia dopo oltre un mese dalle giustificazioni del
lavoratore, e oltre due mesi dopo l’accertamento dei fatti.
Con il primo motivo del ricorso incidentale si lamenta violazione e/o falsa
applicazione degli artt. 1218, 1223, 1225 e 2094 cod. civ. in relazione
all’art. 360, comma 1, n. 3 cod. proc. civ. nella parte in cui la Corte
territoriale ha rigettato la domanda della Cassa di Risparmio di Ferrara. In
particolare si assume che la responsabilità contrattuale del dipendente
consegue alla sua responsabilità disciplinare per cui il lavoratore, una volta
ritenuto responsabile della violazione contrattuale addebitatagli sarebbe
tenuto a risarcire il relativo danno.
Con il secondo motivo si assume violazione o falsa applicazione dell’art.
115 cod. proc. civ. in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 cod. proc. civ. In
particolare si deduce che la Corte territoriale non avrebbe considerato che
la Banca non avrebbe mai rinunciato all’azione contrattuale nel confronti
del dipendente avendo rinunciato solo alla diversa e distinta rinuncia
all’accertamento della responsabilità penale del dipendente.

<22 della legge n. 300 del 1970 e dell'art. 2119 cod. civ. sotto il profilo della Con il terzo motivo si lamenta motivazione omessa o insufficiente, nonché contraddittoria ed illogica in relazione all'art. 360, n. 5 cod. proc. civ. nella parte in cui la Corte d'appello di Milano ha rigettato la domanda riconvenzionale della Cassa di Risparmio di Ferrara, non avendo motivato il rigetto della domanda riconvenzionale in questione pur avendo la Banca proprio dipendente. Il ricorso principale è infondato . Il primo motivo è inammissibile perché con esso si denunzia un vizio di motivazione in quanto attraverso una diversa lettura delle risultanze istruttorie si patrocina una interpretazione delle stesse alternativa a quella del giudice d'appello, la cui motivazione risulta congrua e corretta sul versante logico-giuridico. Per quanto riguarda il vizio di motivazione è sufficiente ricordare come nel caso di specie si chieda a questo giudice di legittimità una rivisitazione delle risultanze processuali contro un costante orientamento giurisprudenziale secondo il quale il controllo di logicità del giudizio di fatto, consentito dall'art. 360, comma primo, n. 5), cod. proc. civ., non equivale alla revisione del "ragionamento decisorio", ossia dell'opzione che ha condotto il giudice del merito ad una determinata soluzione della questione esaminata, posto che una simile revisione non sarebbe altro che un giudizio di fatto e si risolverebbe in una sua nuova formulazione, contrariamente alla funzione segnata dall'ordinamento al giudice di legittimità; ne consegue che risulta del tutto estranea all'ambito del vizio di motivazione ogni possibilità per la Corte di cassazione di procedere ad un nuovo giudizio di merito attraverso l'autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa (cfr. tra le tante in argomento : Cass 28 marzo 2012 n. 5024 e, più di recente, per i requisiti richiesti per la configurabilità del vizio ex art. 360 n. 5 c.p.c.: Cass. 14 febbraio 2013 n. 3668). espressamente chiesto di ricondurre la responsabilità dell'ammanco al Il secondo ed i terzo motivo sono infondati perché la Corte territoriale ha correttamente applicato i principi ripetutamente applicati per quanto attiene al disposto dell'art. 7 dello statuto dei lavoratori per quantgtttiene la pubblicità del codice disciplinare e la immediatezza della contestazione. Come ripetutamente affermato dalla Corte di Cassazione, deve ritenersi immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito, perché contrario al c.d. minimo etico o a norme di rilevanza penale, non sia necessario provvedere alla affissione del codice disciplinare, in quanto il lavoratore ben può rendersi conto, anche al di là di una analitica predeterminazione dei comportamenti vietati e delle relative sanzioni da parte del codice disciplinare, della illiceità della propria condotta (per tutte Cass. 27 gennaio 2011,n. 1926). Riguardo alla tempestività della motivazione la Corte di Cassazione ha più volte affermato che il principio della immediatezza debba essere inteso in frAyee, e...» in e_t.,e t, tu...a,: senso relativo e come il diritto di difesa non sia stato violaThy(ar. in argomento sulla immediatezza della contestazione, tra le altre, Cass. 2 febbraio 2009 n. 2580 che ha precisato che il requisito dell'immediatezza della contestazione deve essere inteso in senso relativo, potendo essere compatibile con un intervallo di tempo, più o meno lungo, quando l'accertamento e la valutazione dei fatti richieda uno spazio temporale maggiore ovvero quando la complessità della struttura organizzativa dell'impresa possa far ritardare il provvedimento di recesso, restando comunque riservata al giudice del merito la valutazione delle circostanze di fatto che in concreto giustificano o meno il ritardoí Il ricorso incidentale, articolato a sua volte in tre motivi da esaminarsi congiuntamente perché riguardanti la medesima questione, è inammissibile per il principio dell'autosufficienza. Ed invero la Corte territoriale ha affermato che la domanda riconvenzionale della Cassa di Risparmio di che, in tutti i casi nei quali il comportamento sanzionatorio sia condanna del Volpi alla restituzione non poteva trovare accoglimento perché la assenza del dipendente dal servizio a partire dal 13 agosto non consentiva di ravvisare un nesso di causalità tra i comportamenti negligenti dallo stesso tenuto e l'ammanco stesso perché la presenza in servizio invece di altre persone avrebbe potuto determinare autonome sequenze causali dell'ammanco stesso. A fronte di tale assunto del giudice d'appello la ricorrente incidentale avrebbe dovuto dimostrare nel ricorso stesso in maniera esauriente di avere sin dai primi atti difensivi indicato la natura della responsabilità contrattuale o extra contrattuale del Volpi, e di avere conseguentemente allegato gli elementi di fatto e di diritto posti a base della domanda, soprattutto per quanto attiene alla esistenza di un nesso di causalità tra condotta addebitata al dipendente e danno che si assume subito senza alcuna prova del nesso eziologico non potendosi fare scaturire autonomamente e direttamente dalla sola riconosciuta negligenza della condotta addebitata al Volpi la condanna di quest'ultimo al pagamento della somma relativa a quella di cui si lamentato l'ammanco. In tal senso i motivi difettano del requisito dell'autosufficienza non essendo stati specificati nel ricorso i presupposti di fatto e di diritto posti a base della dedotta violazione di legge, e non essendo ricavabile dal suddetto ricorso che i fatti costitutivi della domanda siano stati ritualmente e tempestivamente allegati sin dall'inizio della controversia. Per la reciproca soccombenza le spese del giudizio di cassazione vanno compensati fra le parti. P.Q.M. La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta; Compensa fra le parti le spese del giudizio di cassazione. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 26 settembre 2013. anche al fuori da qualsiasi possibilità di controllo del Volpi determinative

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