Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24784 del 08/10/2018

Cassazione civile sez. VI, 08/10/2018, (ud. 20/06/2018, dep. 08/10/2018), n.24784

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12844/2017 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati SERGIO

PREDEN, ANTONELLA PATTERI, LIDIA CARCAVALLO, LUIGI CALIULO;

– ricorrente –

contro

S.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

TULLIO CUCCARU;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 32/2017 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI

SEZIONE DISTACCATA di SASSARI, depositata il 25/01/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 20/06/2018 dal Consigliere Dott. LUIGI CAVALLARO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 25.1.2017, la Corte d’appello di Cagliari – sez. distaccata di Sassari ha confermato, in parte con diversa motivazione, la pronuncia di primo grado che aveva accolto la domanda di S.G. volta alla rivalutazione contributiva L. n. 257 del 1992, ex art. 13, dei periodi di lavoro in cui era stato esposto ad amianto;

che avverso tale pronuncia l’INPS ha proposto ricorso per cassazione, deducendo due motivi di censura;

che S.G. ha resistito con controricorso;

che è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio;

che l’INPS ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con il primo motivo, l’INPS lamenta violazione degli artt. 112 e 324 c.p.c. e art. 2909 c.c., per avere la Corte di merito affermato, nonostante non vi fosse stato alcun motivo di gravame dell’assicurato volto a censurare in parte qua l’accertamento compiuto in primo grado, che non vi fosse prova dell’avvenuta presentazione della domanda amministrativa in relazione alla quale il primo giudice aveva ritenuto la tardività dell’azione giudiziale, ancorchè poi avesse limitato l’efficacia di codesta tardività all’estinzione dei ratei di pensione anteriori al triennio dalla proposizione dell’azione medesima;

che, con il secondo motivo, l’INPS deduce violazione del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, per avere la Corte territoriale ritenuto – come già il primo giudice – che la decadenza concernesse il diritto ai ratei di pensione pregressi e non il beneficio della rivalutazione contributiva in quanto tale;

che, con riguardo al primo motivo, è ormai consolidato il principio secondo cui, ai fini della selezione delle questioni di fatto o di diritto suscettibili di giudicato interno se non censurate e quindi devolute in appello, occorre aver riguardo all’unità minima suscettibile di acquisire la stabilità del giudicato siccome individuata dalla sequenza logica fatto-norma-effetto giuridico, di talchè l’impugnazione motivata anche in ordine ad uno solo degli aspetti di tale sequenza riapre la cognizione sull’intera statuizione che abbia affermato l’esistenza di un fatto sussumibile sotto una norma che ad esso ricolleghi un dato effetto giuridico (cfr. in tal senso tra le più recenti Cass. nn. 2217 del 2016, 12202 del 2017 e 16853 del 2018, tutte sulla scorta di Cass. n. 6769 del 1998);

che, nella specie, reputa il Collegio che l’impugnazione proposta dall’INPS in ordine agli effetti che il primo giudice aveva ricollegato all’accertamento compiuto circa l’avvenuta presentazione della domanda amministrativa in data anteriore a quella indicata nel ricorso introduttivo abbia ex se riaperto la cognizione sull’intera questione della decadenza, così espandendo nuovamente il potere del giudice d’appello di riconsiderarla e riqualificarla anche relativamente agli aspetti di fatto che, sebbene ad essa coessenziali, non erano stati singolarmente coinvolti, neppure in via implicita, dal motivo di gravame dell’Istituto;

che, conseguentemente, il primo motivo è da reputarsi manifestamente infondato;

che la manifesta infondatezza del primo motivo determina l’assorbimento del secondo, risultando dalla sentenza impugnata che la statuizione concernente l’efficacia della decadenza è stata resa soltanto “per completezza” (cfr. sentenza impugnata, pag. 4) e dovendosi dare continuità al principio secondo cui, se è vero che quando una decisione di merito si fondi su distinte ed autonome rationes decidendi, ognuna delle quali da sola sufficiente a sorreggerla, il ricorrente in sede di legittimità ha l’onere, a pena d’inammissibilità del ricorso, di impugnarle (fondatamente) tutte, non potendo altrimenti pervenirsi alla cassazione della sentenza, non è meno vero che, una volta rigettato o dichiarato inammissibile il motivo che investe una delle argomentazioni a sostegno della sentenza impugnata, diventano inammissibili, per difetto di interesse, i restanti motivi, atteso che, quand’anche essi dovessero risultare fondati, non potrebbe comunque giungersi alla cassazione della sentenza impugnata, che rimarrebbe pur sempre ferma sulla base della ratio ritenuta corretta (Cass. n. 12372 del 2006);

che il ricorso, pertanto, va rigettato, provvedendosi come da dispositivo sulle spese del giudizio di legittimità, giusta il criterio della soccombenza;

che, in considerazione del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 2.700,00, di cui Euro 2.500,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 20 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 8 ottobre 2018

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