Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24783 del 23/11/2011

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2011, (ud. 07/11/2011, dep. 23/11/2011), n.24783

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso iscritto al n. 22619 del R.G. anno 2010 proposto da:

G.M., S.C. – G. – R. –

P. – M.F. – A. domiciliati in ROMA,

P.zza del Popolo 18 presso l’avv. Frisani Pietro L. del Foro di

Firenze che li rappresenta e difende giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Economia e delle Finanze con l’Avvocatura Generale

dello Stato con sede in Roma via dei Portoghesi 12;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 1915 in data 24.02.2010 della Corte di Appello

di Napoli;

udita la relazione della causa svolta nella p.u. del 07.11.2011 dal

Consigliere Dott. Luigi MACIOCE;

udito, per i ricorrenti, l’avv. P. Frisani;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VELARDI Maurizio che ha concluso per l’accoglimento.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Esaminando domanda di equa riparazione proposta da G. M. e dai sigg.ri S.C., G., R., P., M.F. ed A. (tutti quali eredi di Sc.Ga.) per l’eccessiva durata del procedimento proposto dal de cuius e durato, innanzi alla Corte dei Conti, dal 1974 al 2006, la Corte di Napoli con decreto 24.02.2010 ha dichiarato inammissibile il ricorso per nullità della procura questa essendo stata rilasciata al difensore su foglio separato (redatto con caratteri di stampa diversi da quelli dell’atto, privo di numerazione di pagina e difettante di alcun riferimento alla Autorità invocata).

Per la cassazione di tale decreto i G. – S. hanno proposto ricorso il 1.10.2010, cui l’Amministrazione ha opposto difese con controricorso 7.12.2010, ne quale hanno censurato la commessa violazione dell’art. 83 c.p.c.. Il Collegio ha autorizzato la redazione di motivazione in forma semplificata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è meritevole di condivisione, per le ragioni che appresso si espongono sinteticamente. Va infatti rammentato il principio ribadito da Cass. 29785 del 2008 (alla quale adde 16907 del 2006) dalla quale è stata tratta la massima che recita: “La procura per il ricorso per cassazione è validamente conferita, soddisfacendo il requisito di specialità di cui all’art. 365 cod. proc. civ., anche se apposta su di un foglio separato, purchè materialmente unito al ricorso e benchè non contenente alcun riferimento alla sentenza impugnata o al giudizio da promuovere, in quanto, ai sensi dell’art. 83 cod. proc. civ. (come novellato dalla L. 27 maggio 1997, n. 141), si può ritenere che l’apposizione topografica della procura sia idonea – salvo diverso tenore del suo testo – a fornire certezza della provenienza, dalla parte, del potere di rappresentanza e a far presumere la riferibilità della procura medesima al giudizio cui l’atto accede; nè la mancanza di data produce nullità della predetta procura, dovendo essere apprezzata con riguardo al foglio che la contiene alla stregua di qualsiasi procura apposta in calce al ricorso, per cui la posteriorità del rilascio della procura rispetto alla sentenza impugnata si desume dall’intima connessione con il ricorso cui accede e nel quale la sentenza è menzionata, mentre l’anteriorità rispetto alla notifica risulta dal contenuto della copia notificata”. Il decreto impugnato – come denunziato – si è sottratto alla osservanza di tale principio, al quale il Collegio intende dare pieno seguito anche alla luce della conforme pronunzia di Cass. 21176 del 2011, e pertanto merita di essere cassato.

La controversia ben può essere decisa nel merito, non venendo in rilievo nè esigenze valutative nè margini di apprezzamento dei fatti.

Escluso, infatti, che abbia alcun fondamento la questione, assorbita dalla Corte di merito, relativa alla eccepita prescrizione (ritenendo il Collegio di dare seguito alla consolidata giurisprudenza di questa Corte: da Cass. 27719 del 2009 a Cass. 478 del 2011), devesi prendere atto della irragionevole durata del processo – circa 32 anni per un unico grado innanzi alla Corte dei Conti – e quindi ben può procedersi alla liquidazione dell’indennizzo dovuto, alla stregua dei parametri da questa Corte adottati costantemente. Si determina pertanto l’indennizzo in Euro 15.500 oltre ad interessi legali dalla domanda al saldo, somma spettante agli odierni ricorrenti ma ripartita a ciascuno per quota ereditaria. Si regolano le spese secondo il criterio della soccombenza.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa il decreto e decidendo nel merito, condanna il Ministero a corrispondere ai ricorrente Euro 15.500 oltre interessi dalla domanda al saldo, somma da ripartirsi a ciascuno secondo quota ereditaria, ed a versare le spese di giudizio che determina per il giudizio di merito in Euro 1.140 (490 + 600 +50) oltre spese generali ed accessori e per il giudizio di legittimità in Euro 965 (865+100) oltre spese generali ed accessori.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 7 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2011

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