Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2478 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. I, 27/01/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 27/01/2022), n.2478

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15270/2021 proposto da:

M.M., domiciliato in Roma, piazza Cavour, presso la

Cancelleria civile della Corte di Cassazione e rappresentato e

difeso dall’avvocato Stefania Russo, in forza di procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Procura Generale presso la Corte Appello di Milano;

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositato il

4.2.2021;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11.1.2022 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con decreto del 15.3.2021 la Corte di appello di Milano ha rigettato il reclamo proposto da M.M., cittadino (OMISSIS), avverso il decreto del 28.4.2020 del Tribunale per i minorenni di Milano che ne aveva, a sua volta, rigettato il ricorso, proposto D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 31, comma 3, per ottenere l’autorizzazione a permanere in Italia per salvaguardare lo sviluppo psico – fisico dei figli minori Ma. e M.I..

La Corte di appello ha condiviso le valutazioni del Tribunale, basandosi sulle condotte tenute dal M. con riferimento a “reati commessi nell’ambito familiare” e sull’atteggiamento del ricorrente, propenso a negare le proprie responsabilità e a scaricare le colpe sui familiari della moglie, tanto da non offrire garanzie circa il futuro rispetto delle regole di convivenza civile. La Corte territoriale ha altresì escluso il rischio di danno per i minori in ragione della presenza in Italia della madre, autorizzata a permanere sul territorio nazionale, poiché lavora regolarmente e non è affetta da patologie invalidanti, comunque oggetto di monitoraggio sanitario.

2. Avverso il predetto decreto, con atto notificato il 13.5.2021, M.M. ha proposto ricorso per cassazione, svolgendo un unico motivo, ex art. 360 c.p.c., n. 3, che denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3, per aver la Corte di appello negato l’autorizzazione alla sua permanenza in Italia limitandosi a critiche alla sua persona e alle sue condotte, omettendo di valutare il pregiudizio per i minori.

L’intimato Procuratore generale presso la Corte di appello di Milano non si è costituito in giudizio.

Diritto

RITENUTO

CHE:

1. Il ricorso è stato notificato al Procuratore generale presso la Corte di appello di Milano, indicando come indirizzo di posta elettronica certificata quello della Procura generale presso la Corte di appello di Roma ((OMISSIS)).

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, nel caso di impugnazione del provvedimento di diniego dell’autorizzazione all’ingresso o alla permanenza nel territorio italiano del familiare di minore di nazionalità straniera, ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31 legittimato passivo nel relativo procedimento è il solo pubblico ministero presso il giudice che procede (Sez. 1, n. 280 del 9.1.2020, Rv. 656619 – 01); in particolare, davanti al Tribunale per i minorenni unico contraddittore della parte istante è il Procuratore della Repubblica presso detto giudice, mentre nel procedimento di reclamo davanti alla Corte d’appello avverso il decreto emesso dal giudice di primo grado, unico contraddittore della parte reclamante, è il Procuratore generale presso la medesima Corte, onde, nel giudizio di cassazione promosso dal cittadino straniero avverso il decreto emesso dalla Corte d’appello sul reclamo dinnanzi menzionato, il contraddittorio è ritualmente instaurato nei confronti del solo Procuratore generale (Sez. 1, n. 14063 del 28.5.2008, Rv. 603412 – 01; Sez. 1, n. 7865 del 4.4.2006, Rv. 589488 – 01; Sez. 1, n. 17194 del 14.11.2003, Rv. 569290 – 01).

La notifica a un indirizzo errato imporrebbe la rinnovazione. Tuttavia – secondo la giurisprudenza di questa Corte – il rispetto del diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo impone al giudice (ai sensi degli artt. 175 e 127 c.p.c.) di evitare e impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, tra i quali rientrano quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuali e formalità superflue perché non giustificate dalla struttura dialettica del processo e, in particolare, dal rispetto effettivo del principio del contraddittorio, da effettive garanzie di difesa e dal diritto alla partecipazione al processo in condizioni di parità, dei soggetti nella cui sfera giuridica l’atto finale è destinato a produrre i suoi effetti. Ne consegue che, in caso di ricorso prima facie infondato o inammissibile, appare superfluo, pur potendone sussistere i presupposti, disporre la fissazione di un termine per l’integrazione del contraddittorio ovvero per la rinnovazione di una notifica nulla o inesistente, atteso che la concessione di esso si tradurrebbe, oltre che in un aggravio di spese, in un allungamento dei termini per la definizione del giudizio di cassazione senza comportare alcun beneficio per la garanzia dell’effettività dei diritti processuali delle parti. (Sez. 6 – 3, n. 16141 del 17.6.2019, Rv. 654313 01; Sez. 1, n. 6924 dell’11.3.2020,Rv. 657479-01; Sez. 5, n. 19019 del 6.7.2021, Rv. 661808 – 01; Sez. 2, n. 12515 del 21.5.2018, Rv. 648755 – 01).

3. Nella specie il ricorso appare inammissibile perché il ricorrente non indica né nel “riassunto sintetico degli eventi”, né nel corpo del motivo, quali siano i reati, da lui commessi nell’ambito familiare, che sono stati ritenuti ostativi in sede di bilanciamento D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 31 alla sua permanenza in Italia.

A tal proposito il ricorrente si limita ad affermare che, a seguito di “momenti di conflittualità dovuti a interferenze delle famiglie di origine”, egli aveva “riportato condanne che non hanno però comportato carcerazione in quanto sospese”.

E’ evidente che tale lacunosa e generica affermazione, sottacendo la decisiva informazione relativa ai reati “commessi proprio nell’ambito familiare”, come indicato nel provvedimento impugnato, rende le censure mosse non autosufficienti e non specifiche.

4. Per altro verso, il ricorrente sostiene che la Corte di appello non avrebbe valutato la condizione di abbandono in cui si verrebbero a trovare i figli minori, nati e cresciuti in Italia, in seguito al suo allontanamento; la Corte, invece, lo ha fatto, sia pur molto sinteticamente, dando rilievo alla circostanza che la madre lavora ed è titolare di un permesso di soggiorno di lungo periodo, che consente al restante nucleo familiare la permanenza sul territorio italiano.

5. Fuori fuoco, infine, appare il rilievo della pretermissione della patologia cardiaca della madre, ancora una volta solo genericamente addotta, che è stata invece specificamente valutata nel provvedimento impugnato come non invalidante e adeguatamente monitorata.

6. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, non sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis trattandosi di procedimento esente dal contributo unificato.

Si dispone che, in caso di utilizzazione della presente ordinanza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e dei dati identificativi delle parti e degli altri soggetti in essa riportati.

P.Q.M.

LA CORTE

dichiara inammissibile il ricorso.

Dispone che, in caso di utilizzazione della presente ordinanza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti e degli altri soggetti in essa menzionati.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima civile, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

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