Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24773 del 05/11/2013


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Civile Sent. Sez. L Num. 24773 Anno 2013
Presidente: MIANI CANEVARI FABRIZIO
Relatore: VENUTI PIETRO

SENTENZA

sul ricorso 23916-2010 proposto da:
MAGNANI

ALBERTO

MGNLRB55M09F205G,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEI GRACCHI 6, presso lo
studio dell’avvocato GIUSEPPE MIANI, rappresentato e
difeso dall’avvocato CONTE FABRIZIO, giusta delega in
atti;
– ricorrente –

2013
2516

contro

FALLIMENTO DELLA RIV-MET DI CARGNELUTTI LUCIANO & C.
S.N.C. 12548430151, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata

Data pubblicazione: 05/11/2013

in ROMA, VIA ALESSANDRO FARNESE 19, presso lo studio
dell’avvocato PUGLIESE ANDREA, rappresentata e difesa
dall’avvocato LAMBICCHI DAVIDE, giusta delega in atti;
– controricorrente

avverso il decreto n. 10445/2010 del TRIBUNALE di

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 18/07/2013 dal Consigliere Dott. PIETRO
VENUTI;
udito l’Avvocato ANDREOTTI ROBERTA per delega PUGLIESE
ANDREA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARIO FRESA, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

MILANO, depositata il 06/09/2010 r.g.n. 57813/2008;

R.G. n. 23916/10
Ud. 18.7.2013

Il Tribunale di Milano, con sentenza in data 2 – 6 settembre
2010, ha respinto l’opposizione allo stato passivo proposta da
Magnani Alberto nei confronti della curatela del fallimento della
RIV-MET s.n.c.
Il Magnani, deducendo di avere svolto lavoro subordinato alle
dipendenze di tale società, aveva chiesto di essere ammesso al
passivo del fallimento per talune voci retributive derivanti da tale
rapporto.
Il giudice delegato al fallimento ha respinto tali richieste e
dello stesso avviso è stato il Tribunale, in sede di opposizione allo
stato passivo, osservando che l’opponente non aveva dato la prova
della sussistenza del rapporto di lavoro subordinato. Né poteva
attribuirsi rilevanza alla documentazione prodotta in giudizio,
posto che l’opponente essendo uno degli amministratori, era in
grado di qualificare il rapporto in questione a proprio vantaggio.
Per la riforma della sentenza propone ricorso per cassazione
Magnani Alberto, sulla base di tre motivi, illustrati da memoria ex
art. 378 cod. proc. civ.. La curatela del fallimento resiste con
controricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Con il primo motivo del ricorso è denunziata omessa,
insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo
della controversia.
Si deduce che il ricorrente nel corso del giudizio aveva
prodotto documentazione, precedente e successiva alla sua
esclusione di socio dalla compagine sociale, da cui risultava

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

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all’evidenza che, oltre a detenere solo il 20% delle quote (il restante
80% era di proprietà della sorella Gabriella Magnani e del di lei
coniuge, Luciano Cargnelutti) si era instaurato sin dalla
costituzione della società un rapporto di lavoro subordinato
dirigenziale, tanto che, dopo la sua esclusione di socio, la RIV.MET
Tale documentazione era stata ritenuta irrilevante dal
Tribunale sul rilievo che, essendo il ricorrente “co-amministratore

della società, era sicuramente in grado di determinare siffatta
impropria qualificazione a proprio vantaggio”.
Ad avviso del ricorrente tale affermazione era del tutto errata,
posto che, avendo il medesimo perso la qualità di socio, non poteva
influire sulla formazione della volontà sociale e, quindi, inquinare
la genuinità di quella documentazione proveniente pacificamente
dalla RIV.MET, la quale, oltretutto aveva attestato, in un momento
di acceso contenzioso tra le parti, la sussistenza di un rapporto di
lavoro subordinato, con richiamo agli obblighi derivanti da tale
rapporto e con il riconoscimento di spettanze, quali il trattamento
di fine rapporto e la tredicesima mensilità, tipici ed esclusivi di un
rapporto di natura subordinata.
Né il Tribunale ha considerato il verbale di conciliazione
sottoscritto dalle parti il 16 dicembre 2004 davanti al Tribunale di
Milano, conseguente al sequestro conservativo chiesto ed ottenuto
dal Magnani “per stipendi arretrati e per tredicesima”.
Il rapporto di lavoro, che aveva avuto inizio nel 1994, quando
il ricorrente venne assunto dalla ditta individuale di Cargnelutti
Luciano per svolgere mansioni di direzione tecnica, era proseguito
negli stessi termini con la RIV-MET s.n.c., senza soluzione di
continuità.
2.

Con il secondo motivo il ricorrente, denunziando

violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 cod. civ., deduce
che, diversamente da quanto ritenuto dal Tribunale, la prova circa

era receduta espressamente da tale rapporto.

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la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato non era a suo
carico.
Una volta infatti che tale rapporto era stato provato per via
documentale, incombeva alla procedura fallimentare dimostrare la
insussistenza di tale rapporto.

contraddittoria motivazione della sentenza impugnata, ribadendosi
anche qui che, a fronte delle prove documentali fornite, era onere
della società dimostrare l’insussistenza del rapporto di lavoro
subordinato.
4. Il ricorso, i cui motivi vanno trattati congiuntamente in
ragione della loro connessione, è fondato.
Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte nella
società di persone è configurabile un rapporto di lavoro
subordinato tra la società e uno dei soci semprechè la prestazione
del socio non integri un conferimento previsto dal contratto sociale
e l’attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un
altro socio munito di poteri di supremazia. Il compimento di atti di
gestione o la partecipazione alle scelte più o meno importanti per la
vita della società non sono, in linea di principio, incompatibili con
la suddetta configurabilità, sicché, anche quando essi ricorrano, è
comunque necessario verificare la sussistenza delle suddette due
condizioni (Cass. 21 giugno 2010 n. 14906; Cass. 16 novembre
2010 n. 23129 e, in precedenza, tra le altre, Cass. 18 aprile 1994;
Cass. 11 gennaio 1999 n. 216; Cass. 12 maggio 1999 n. 4725).
Nella specie la Corte di merito ha escluso la sussistenza
del rapporto di lavoro subordinato da un lato perché il ricorrente
non aveva “descritto le condizioni e le circostanze in cui avrebbe

prestato la propria attività in posizione di subordinazione”,
limitandosi a riferire che svolgeva “attività tecnico-operative e

commerciali, con riporto al cognato Luciano Cagnelutti e alla sorella
Maria Gabriella Magnanr; dall’altro perché era irrilevante “la
qualificazione documentale apparente” che la società aveva dato al

3. Con il terzo motivo è denunziata omessa, insufficiente e

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rapporto in questione,

“posto che l’opponente, essendone co-

amministratore, era sicuramente in grado di determinare siffatta
impropria qualificazione a proprio vantaggio”.
Ma, nel pervenire a tale conclusione, il Tribunale non ha
considerato la documentazione prodotta dal Magnani, successiva
qualità di socioÌ e più precisamente: la lettera della società del 3
agosto 2004, con la quale gli veniva addebitata la sua irreperibilità
durante il normale orario di lavoro e la omessa “rendicontazione di

appalti da tempo chiusi”; il telegramma del 12 agosto 2004, con il
quale veniva lamentata la sua assenza per ferie e gli veniva
richiesta la sua immediata presenza presso i cantieri di Cinisello
Balsamo, nella sua qualità di dirigente e responsabile tecnico; il
telegramma del 12 agosto 2004, con il quale veniva nuovamente
lamentata la sua assenza dagli uffici; la lettera del 7 settembre
2004, con la quale venivano formalmente contestati al Magnani
gravi ritardi nella consegna dei lavori in corso ed il medesimo
veniva sospeso “in via cautelativa dalle sue funzioni”, con invito a
presentare le sue giustificazioni entro cinque giorni; la lettera di

“licenziamento del Magnani per giusta causa ai sensi dell’art. 2119
del c.c.”,

con invito a consegnare con effetto immediato

l’autovettura aziendale, il telefonino aziendale ed altro, facendogli
presente che “le spettanze di fine rapporto Le verranno erogate nei

termini di legge”; il verbale di conciliazione sottoscritto dalle parti il
16 dicembre 2004 davanti al Tribunale di Milano, conseguente al
sequestro conservativo chiesto ed ottenuto dal Magnani

“per

stipendi arretrati e per tredicesima”.
Parimenti il Tribunale non ha considerato i modelli 101 ed i
CUD rilasciati dalla società al Magnani nel periodo precedente la
sua data di esclusione di socio e che il medesimo, già dipendente
sin dal 1974 della ditta individuale di Cargnelutti Luciano con
mansioni di direzione tecnica, passò successivamente, senza

alla data in cui egli venne estromesso dalla società, perdendo la

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soluzione di continuità, alle dipendenze della società RIV.MET per
svolgere le stesse mansioni.
Ancora, il Tribunale ha trascurato di valutare la circostanza
che gli altri due soci amministratori – la sorella e il cognato – erano
soci di maggioranza, essendo titolari dell’ottanta per cento del

la incidenza di tale percentuale sui poteri gestori e sulle scelte
societarie.
Infine, il Tribunale non si è dato carico di considerare se tale
assetto societario era espressivo di un potere organizzativo,
gerarchico e disciplinare nei confronti del ricorrente.
La incompleta e non approfondita valutazione del materiale
istruttorio comporta raccoglimento del ricorso, con la conseguente
cassazione della impugnata sentenza.
La causa va rinviata al giudice indicato in dispositivo, il
quale, nel procedere a nuovo esame, si adeguerà ai principi e alle
considerazioni come sopra enunciati, provvedendo anche sulle
spese del presente giudizio.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia,
anche per le spese, al Tribunale di Milano in diversa composizione.
Così deciso in Roma in data 18 luglio 2013.

capitale della società (il restante 20% apparteneva al ricorrente) e

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