Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24762 del 05/11/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 24762 Anno 2013
Presidente: TRIOLA ROBERTO MICHELE
Relatore: MANNA FELICE

SENTENZA

sul ricorso 4551-2011 proposto da:
IOP

MARINELLA

PIOMNL53L66D415C,

elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA G. DA CARPI 6, presso lo
studio dell’avvocato SZEMERE RICCARDO, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato GANZ
DANIELE;
– ricorrente contro

GIERARDINI PIERA MARIA, GIERARDINI NICOLA, GIERARDINI
ELEONORA;
– intimati –

Data pubblicazione: 05/11/2013

Nonché da:
GIERARDINI PIERA MARIA GRRPMR46H61L736S, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DI PORTOGRUAR03, presso lo
studio dell’avvocato DI GIANNATALE FABRIZIO,
rappresentata e difesa dall’avvocato ALMANSI MARINO;
c/ric e ricorrente incidentale contro

GIERARDINI NICOLA, GIERARDINI ELEONORA, IOP MARINELLA;

intimati

avverso la sentenza n. 2286/2010 della CORTE D’APPELLO
di VENEZIA, depositata il 19/11/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 03/10/2013 dal Consigliere Dott. FELICE
MANNA;
udito l’Avvocato SARA DI CONSOLO con delega
dell’avvocato MARINO ALMANSI difensore della
ricorrente incidentale, che si è riportato agli atti
depositati e ne ha chiesto l’accoglimento;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MAURIZIO VELARDI che ha concluso per il
rigetto del ricorso principale e per l’assorbimento
del ricorso incidentale.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Luigi Gierardini conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Venezia il
padre, Giovanni Gierardini, per accertare nei confronti di lui l’acquisto della
proprietà per usucapione di due beni immobili.

Quest’ultimo proponeva appello, eccependo la nullità della notificazione
dell’atto introduttivo del giudizio, in quanto effettuata presso l’abitazione del
destinatario, ma con consegna dell’atto alla nuora, Marinella Iop, la quale,
dichiaratasi contrariamente al vero convivente con lui, non gli aveva poi
consegnato l’atto. Con sentenza n. 2286 del 19.11.2010, resa nei confronti dei
rispettivi eredi delle parti, entrambe decedute in corso di causa (e cioè Piera
Maria Gierardini, sorella ed erede di Giovanni, Marinella Iop, moglie ed erede
di Luigi, e Nicola ed Eleonora, figli di Luigi ed eredi di lui e, per
rappresentazione, di Giovanni) la Corte d’appello di Venezia dichiarava nulla
la sentenza impugnata, rimettendo la causa al primo giudice.
Dichiarata l’inammissibilità della querela di falso proposta dall’erede
dell’appellante in ordine alla relata di notifica della citazione di primo grado,
perché non proposta dalla parte personalmente o da suo procuratore speciale,
la Corte veneta osservava che il concetto di “persona di famiglia”, cui l’atto
può essere consegnato in assenza del destinatario, comprende i parenti e gli
affini anche non stabilmente conviventi con lui, purché non sia occasionale la
loro presenza nel luogo di residenza.
Nello specifico, rilevava, era stato provato sia che Giovanni Gierardini,
benché anagraficamente residente nel luogo di avvenuta notifica, era
ricoverato presso la residenza sanitaria assistenziale (RSA) del Lido di
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Il Tribunale accoglieva la domanda. nella contumacia del convenuto.

Venezia, sia che Marinella Iop, che aveva ricevuto l’atto, risiedeva altrove,
per cui la notifica della citazione di primo grado doveva ritenersi nulla.
Per la cassazione di tale sentenza Marinella Iop propone ricorso, affidato a
due motivi.

impugnazione incidentale condizionata.
Eleonora e Nicola Gierardini sono rimasti intimati.
Entrambe le parti attive hanno depositato memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE
1.

Il primo motivo del ricorso principale espone la violazione e falsa

applicazione dell’art. 2700 c.c., e la contraddittorietà della motivazione, in
relazione ai nn. 3 e 5 dell’art. 360 c.p.c.
Assumendo a base della decisione il ricovero del convenuto presso una
RSA e la residenza anagrafica della nuora (che ebbe a ricevere l’atto di
citazione) in un luogo diverso da quella di notificazione, la Corte territoriale,
sostiene parte ricorrente, avrebbe disatteso il contenuto della relata di notifica,
nella quale la convivenza della nuora con il destinatario è riportata senza
aggettivi o avverbi. In tal modo, si sostiene, la Corte territoriale avrebbe
violato l’art. 2700 c.c., che attribuisce fede all’atto pubblico fino a querela di
falso, e affermato un principio contraddittorio rispetto alla pur rilevata
inammissibilità della stessa querela di falso proposta dall’appellante.
2. – Il secondo mezzo denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art.
139, 2° comma c.p.c. e il vizio motivazione, in relazione, rispettivamente, ai
nn. 3 (rectius, 4, ché la violazione di norma processuale può dedursi solo

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Resiste con controricorso Piera iviaria Gierardini, che propone altresì

nell’ambito del vizio di nullità della sentenza o del procedimento) e 5 dell’art.
360 c. p. c.
L’art. 139, 2° comma c.p.c. prevede la consegna dell’atto, assente il
destinatario, a “persona di famiglia”, nozione che (secondo la costante

parentela, ma anche di quelli di affinità; inoltre, non pone il requisito ulteriore
della convivenza, né occasionale né stabile. Pertanto, il fatto che la persona
che riceve l’atto abbia la residenza anagrafica in un luogo diverso dalla
residenza del destinatario della notifica è del tutto irrilevante, fermo restando
che, nella specie, lo stesso certificato anagrafico prodotto dall’appellante
prova la contiguità fra i due immobili di residenza, quello del destinatario e
quello della persona che ha ricevuto l’atto (Venezia, San Polo, 1585 e 1587).
Inoltre, deduce parte ricorrente, nel caso in esame vi è stata comunque
conoscenza effettiva della notificazione della citazione da parte del
destinatario, come si ricava dalla dichiarazioni rese da Piera Maria Gierardini
ai Carabinieri di Venezia, San Marco, il 14.6.2004.
3. – Con l’unico motivo del ricorso incidentale, subordinato
all’accoglimento del ricorso principale, parte controricorrente deduce la
violazione e falsa applicazione dell’art. 221 c.p.c., in relazione al n. 3 (rectius,
4) dell’art. 360 c.p.c., e l’insufficiente motivazione della sentenza impugnata,
in relazione al n. 5 dell’art. 360 c.p.c.
Sostiene che erroneamente la Corte territoriale ha ritenuto inammissibile la
querela di falso in quanto non proposta personalmente da Piera Maria
Gierardini, in quanto l’atto di citazione in riassunzione contenente la querela è
stato sottoscritto non solo dal difensore, ma anche dalla parte personalmente.
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giurisprudenza di questa Corte) è comprensiva non solo dei rapporti di

4. – Il prin motivo dell’impugnazione principale è manifestamente
infondato.
E’ noto, costante e ultracinquantennale insegnamento di questa Corte
Suprema (che parte ricorrente disattende senza ritenersi onerata di alcuna

pubblico è limitata ai fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua
presenza e alla provenienza delle dichiarazioni rese dalle parti, senza
implicare l’intrinseca veridicità di esse o la loro rispondenza all’effettiva
intenzione dei dichiaranti, con la conseguenza che tali dichiarazioni possono
essere contestate con mezzi diversi dalla querela di falso (dalla remota Cass.
n. 1257/57 alla recente Cass. n. 11012/13). Pertanto, nel caso di notificazione
effettuata ai sensi dell’art. 139, 2° comma c.p.c. mediante consegna dell’atto
ad una persona di famiglia, la dichiarazione resa da quest’ultima di essere
convivente col destinatario è riportata dall’ufficiale giudiziario, ma non per
questo è assistita nella sua veridicità da fede pubblica privilegiata, tant’è che
l’ufficiale giudiziario non è tenuto ad effettuare ricerche circa l’effettività del
dichiarato rapporto di convivenza (cfr. Cass. nn. 7763/99 e 2975/02).
4.1. – Nella specie, per l’appunto, la Corte territoriale non ha affatto negato
o modificato in alcuna sua parte il contenuto della relata di notifica dell’atto di
citazione introduttivo del giudizio di Amo grado, ma sulla base delle due
estrinseche circostanze di fatto richiamate nel motivo d’impugnazione ha
escluso la veridicità della dichiarazione di Marinella Iop di essere convivente
con Giovanni Gierardini.
5. – Anche il secondo motivo è infondato.

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argomentazione di contrasto) che l’efficacia probatoria privilegiata dell’atto

Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, in tema di
notificazioni, la consegna dell’atto da notificare “a persona di famiglia”,
secondo il disposto dell’art. 139 c.p.c., non postula necessariamente né il solo
rapporto di parentela – cui è da ritenersi equiparato quello di affinità – né

non espressamente menzionato dalla norma, risultando, all’uopo, sufficiente
l’esistenza di un vincolo di parentela o di affinità che giustifichi la
presunzione che la “persona di famiglia” consegnerà l’atto al destinatario
stesso; resta, in ogni caso, a carico di colui che assume di non aver ricevuto
l’atto l’onere di provare il carattere del tutto occasionale della presenza del
consegnatario in casa propria, senza che a tal fine rilevino le sole
certificazioni anagrafiche del familiare medesimo (così e per tutte, Cass. n.
21362/10).
In altri termini ciò che rivela l’appartenenza della persona cui è consegnato
l’atto al nucleo familiare del destinatario non è il vincolo parentale o di
coniugio o di affinità in sé considerato (e che del resto può anche mancare: si
pensi al convivente more uxorio), né il solo rapporto di convivenza reale ed
effettiva, ma la comunanza di vita e il vincolo solidaristico che ne deriva,
vincolo che rende la persona che riceve l’atto idonea a curarne la sollecita
consegna al destinatario e che lascia presumere il relativo adempimento.
5.1. – Nel caso in esame, Giovanni Gierardini all’epoca della notificazione
era ricoverato presso una RSA; pertanto la Iop solo occasionalmente si
trovava presse l’abitazione di lui, ove comunque né di fatto né
anagraficamente risiedeva (a nulla rilevando, per le ragioni esposte ai
precedenti paragrafi 4. e 4.1., la diversa dichiarazione resa da lei all’ufficiale
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l’ulteriore requisito della convivenza del familiare con il destinatario dell’atto,

giudiziario); infine, ella era la moglie dello stesso attore, cioè del soggetto
interessato a che la notifica andasse formalmente a buon fine, ma non
altrettanto interessato a che l’atto fosse portato a conoscenza effettiva del
convenuto, per evitarne la resistenza in giudizio. Tali elementi sono più che

legittimata alla ricezione della notifi,4 e che possa operare nella specie la
presunzione di consegna dell’atto al destinatario, per cui deve ritenersi del
tutto corretta la soluzione adottata dalla Corte veneziana.
5.2. – Quanto alla pretesa conoscenza di fatto, da parte di Giovanni
Gierardini, dell’avvenuta notificazione (che parte ricorrente ritrae da
dichiarazioni rese da Piera Maria Gierardini ai Carabinieri di Venezia, San
Marco, il 14.6.2004), è sufficiente ricordare che al fine dell’instaurazione del
rapporto processuale rileva la sola conoscenza legale dell’atto acquisita
attraverso una notificazione valida, e non già la conoscenza di fatto di
un’avvenuta notificazione nulla.
6. – Respinti entrambi i motivi dell’impugnazione principale, resta
assorbito l’esame del ricorso incidentale condizionato.
7. – Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza della
ricorrente.
P. Q. M.
La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito quello incidentale, e
condanna la ricorrente alle spese, che liquida in E 5.200,00, di cui 200,00 per
esborsi, oltre IVA e CPA come per legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della seconda sezione civile
della Corte Suprema di Cassazione, il 3.10.2013.

idonei nel loro insieme ad escludere che la Iop fosse persona di famiglia

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