Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24759 del 23/11/2011

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2011, (ud. 30/09/2011, dep. 23/11/2011), n.24759

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – rel. Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso proposto da:

C.S., quale legale rappresentante della Camarda s.r.l.,

già Dott. Camarda & C. s.r.l., elettivamente domiciliato in

Roma,

via A. Sartorio n. 60, presso lo studio dell’Avvocato Camarda Marco,

dal quale è rappresentato e difeso, unitamente all’Avvocato Camarda

Renato, per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

FIERAMOSCA s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via Antonio Nibby n. 7, presso lo

studio dell’Avvocato Michetti Andrea, dal quale è rappresentato e

difeso, unitamente all’Avvocato Petroni Gianfranco, per procura

speciale in calce al controricorso;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Ancona n. 478 del 2009,

depositata in data 11 luglio 2009.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30 settembre 2011 dal Consigliere relatore Dott. Stefano Petitti;

sentiti gli Avvocati Camarda Marco, per il ricorrente, e Lucchetti

Alessandro, per il controricorrente e ricorrente incidentale;

sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

GOLIA Aurelio, il quale nulla ha osservato in ordine alla relazione.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che la Società Dott. Camarda Silvio & C. s.n.c. – assumendo di avere intrattenuto un rapporto di agenzia con la Fieramosca s.p.a.

sino all’11 aprile 1994, data in cui la preponente aveva interrotto in tronco il rapporto senza giusta causa – convenne in giudizio, dinnanzi al Tribunale di Ancona, la Fieramosca s.p.a. chiedendone la condanna al pagamento delle provvigioni maturate nel terzo trimestre del 1992 e sino alla cessazione del rapporto, della indennità di mancato preavviso, dell’indennità suppletiva di clientela nonchè al risarcimento dei danni arrecati a seguito dell’illegittimo recesso e all’invio alla clientela, da parte della convenuta, di una lettera diffamatoria;

che la convenuta si costituì resistendo alla domanda e chiedendo, in via riconvenzionale, che venisse accertata la legittimità del recesso, che fosse pronunciata la risoluzione del contratto per inadempimento della attrice, con condanna della stessa al risarcimento dei danni;

che nel corso del giudizio venne emessa ordinanza ex art. 186-ter cod. proc. civ., con la quale veniva ingiunto alla Fieramosca il pagamento delle provvigioni per L. 88.150.948, oltre interessi e spese;

che l’adito Tribunale, con sentenza depositata il 12 settembre 2002, condannò la convenuta al pagamento della somma di Euro 1.395,16, oltre interessi, dando atto del già avvenuto pagamento della somma di Euro 45.526,16, e respingeva tutte le altre domande;

che avverso questa sentenza proposero appello principale l’attrice, denominata Dott. Camarda Silvio & C. s.r.l., e appello incidentale Fieramosca s.p.a.;

che la Corte d’appello di Ancona, con sentenza n. 478 del 2009, depositata in data 11 luglio 2009, ha accolto il solo motivo del gravame principale concernente la decorrenza degli interessi sulle somme dovute, dalla data di maturazione del credito al pagamento, e ha interamente compensato le spese del grado;

che la Corte d’appello ha dapprima rigettato l’appello incidentale, relativo alla domanda di risoluzione del contratto per inadempimento dell’agente, per mancanza di prova del dedotto inadempimento;

che ha poi rigettato il primo motivo dell’appello principale, concernente il mancato pagamento delle provvigioni relative al terzo trimestre del 1992, rilevando che l’attrice non aveva fornito la prova di tale credito, non valendo a tal fine la fattura prodotta e non potendosi colmare la lacuna probatoria con il richiesto giuramento suppletorio, non ricorrendo la semipiena, probatio, nè con il giuramento decisorio, deferito dall’appellante nella memoria conclusionale e manifestamente inammissibile perchè non formulato in conformità agli artt. 233 e 234 cod. proc. civ.;

che la Corte d’appello ha quindi accolto il secondo motivo, concernente la decorrenza degli interessi, mentre ha rigettato il terzo motivo, concernente l’indennità per cessazione del rapporto, non avendo l’attrice dimostrato la ricorrenza dei presupposti indicati nell’art. 1751 cod. civ.;

che in proposito, la Corte territoriale ha osservato che la richiesta di c.t.u. aveva carattere meramente esplorativo mentre il giuramento decisorio era inammissibile per le stesse ragioni evidenziate dal giudice di primo grado e comunque non conducente ai fini della decisione sul punto;

che, quanto al quarto motivo, concernente la mancata condanna della preponente al risarcimento dei danni, la Corte ha rilevato che con la lettera del 24 gennaio 1994, inviata alla clientela, la Fieramosca s.p.a. si era limitata a comunicare ai vari clienti l’interruzione del rapporto con l’agente, rappresentando che i pagamenti, a modifica della prassi in atto, dovevano essere effettuati direttamente in favore della preponente;

che, secondo il giudice di appello, si trattava quindi di una mera conseguenza dell’intervenuta risoluzione del rapporto, priva di offese verso la Camarda s.n.c.;

che, in ogni caso, l’appellante non aveva offerto la prova dei danni derivanti dal recesso, essendo alla stessa già stata riconosciuta l’indennità di mancato preavviso ed essendo ovvio che, trattandosi di rapporto suscettibile di recesso da parte dei contraenti, l’agente non poteva certamente pretendere la corresponsione, a titolo di danni, dei guadagni che avrebbe percepito se il rapporto fosse proseguito;

che la Corte territoriale ha poi rigettato il quinto motivo di gravame, concernente la indennità suppletiva di clientela, osservando che la domanda si basava sull’applicazione dell’AEC del 1974, non vincolante per le parti;

che, da ultimo, la Corte d’appello ha ritenuto che il limitato accoglimento delle domande dell’attrice integrasse i giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio di primo grado, e, con riferimento alle spese del giudizio di appello, ha del pari ritenuto sussistenti giusti motivi per la integrale compensazione delle spese del grado, consistenti nel limitato accoglimento dell’appello principale e nel rigetto di quello incidentale;

che per la cassazione di questa sentenza, la Dott. Camarda Silvio &

C. s.r.l. ha proposto ricorso affidato a quattro motivi; l’intimata ha resistito con controricorso, proponendo altresì ricorso incidentale, affidato ad un motivo;

che, essendosi ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso in camera di consiglio, è stata redatta relazione ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., che è stata comunicata alle parti e al pubblico ministero.

Rilevato che il relatore designato ha formulato una proposta di decisione nel senso dell’accoglimento del primo motivo del ricorso principale e di rigetto degli altri motivi del medesimo ricorso;

che la controricorrente e ricorrente incidentale ha depositato memoria, contestando la proposta di accoglimento del primo motivo del ricorso principale e insistendo per l’accoglimento del ricorso incidentale;

che anche la ricorrente ha depositato memoria, ma fuori termine (2 6 settembre 2011);

che la relazione ex art. 380-bis cod. proc. civ. ha omesso di prendere in esame l’unico motivo del ricorso incidentale e di formulare quindi la relativa proposta di decisione;

che si rende pertanto rinviare la trattazione della causa a nuovo ruolo.

P.Q.M.

La Corte rinvia la causa a nuovo ruolo.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 30 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2011

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