Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24759 del 15/09/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/09/2021, (ud. 04/05/2021, dep. 15/09/2021), n.24759

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5775-2020 proposto da:

P.M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE

MEDAGLIE D’ORO 2661, presso lo studio dell’avvocato LIVIA RANUZZI,

che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

D.G.L.;

– intimato –

avverso il decreto n. 831/2019 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositato il 26/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 04/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. TRICOMI

LAURA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

Con provvedimento dell’11/1/2016 – reso all’esito del procedimento di volontaria giurisdizione proposto, con ricorso L. n. 898 del 1970 ex art. 9, in data 21/10/2015 da D.G.L., con richiesta di revoca dell’assegno divorzile di Euro 300,00=, oltre ISTAT, disposto con la sentenza di divorzio in favore di P.M.S. – il Tribunale di Avezzano aveva parzialmente accolto il ricorso e ridotto l’assegno divorzile ad Euro 150,00= mensili, oltre ISTAT. Il reclamo proposto da P. dinanzi alla Corte di appello dell’Aquila era stato respinto. Questa Corte, chiamata a pronunciarsi sul decreto di rigetto, con la sentenza n. 11177 del 23/4/2019 lo aveva cassato con rinvio.

Con il decreto depositato il 26/11/2019 la Corte di appello dell’Aquila, in sede di rinvio, in parziale riforma del decreto n. cron. 8/2016 del Tribunale di Avezzano, ha ridotto l’assegno divorzile, posto a carico di D.G.L. in favore di P.M.S., nella misura di Euro 150,00= mensili, oltre ISTAT, con decorrenza dal 25/4/2016, compensando le spese di giudizio relative a tutti i gradi e fasi.

P. ha proposto ricorso per cassazione con quattro mezzi, corroborato da memoria; D.G. è rimasto intimato.

E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. Con il primo motivo si denuncia la violazione o falsa applicazione dell’art. 394 c.p.c. per avere il giudice di merito dato ingresso a domande nuove non proponibili nel giudizio di rinvio.

Pur avendo formulato la doglianza riferendosi a “domande nuove”, la ricorrente si duole che la Corte di appello in sede di rinvio abbia preso in esame un “fatto nuovo” – costituito dalla circostanza che D.G. aveva contratto nuovo matrimonio in data 25/4/2016 – al fine di valutare la condizione economica dello stesso, fatto allegato solo in sede di rinvio e che, a suo parere, non poteva essere preso in considerazione perché tardivamente dedotto in quanto – nonostante si fosse verificato prima della costituzione di D.G. nell’originario reclamo (avvenuta all’udienza del 21/6/2016) – non era stato allegato in quella sede.

1.2. Il primo motivo è inammissibile perché, dalla stessa censura, per carenza di specificità, non è dato evincere quale domanda nuova D.G. avrebbe proposto.

1.3. Sotto altro profilo, in relazione alla questione della tardiva allegazione di fatti nuovi, va osservato che, come questa Corte ha già affermato, nonostante il giudizio di rinvio conseguente a pronuncia di annullamento da parte della Corte di cassazione si atteggi come un giudizio “chiuso”, nel quale, a norma dell’art. 394 c.p.c., è preclusa l’acquisizione di nuove prove, anche documentali, tale divieto non trova applicazione qualora la loro produzione sia giustificata da fatti sopravvenuti riguardanti la controversia in decisione, da esigenze istruttorie derivanti dalla sentenza di annullamento della Corte di cassazione o dall’impossibilità di produrli in precedenza per causa di forza maggiore (Cass. n. 21587 del 12/10/2009; Cass. n. 19424 del 30/09/2015; Cass. n. 26108 del 18/10/2018).

1.4. Va altresì rammentato che in sede di rinvio si osservano le norme stabilite per il procedimento davanti al giudice al quale la Corte ha rinviato la causa e le parti conservano la stessa posizione processuale che avevano nel procedimento in cui fu pronunciato il provvedimento cassato.

1.5. Ne consegue, nel caso di specie, che trattandosi di rinvio conseguente a giudizio di reclamo, trova applicazione il principio secondo il quale il reclamo avverso i provvedimenti di modifica delle condizioni del divorzio, resi dal tribunale ai sensi della L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 9, comma 1, costituisce un mezzo di impugnazione, ancorché devolutivo, e come tale ha per oggetto la revisione della decisione di primo grado nei limiti del devolutum e delle censure formulate ed in correlazione alle domande proposte in quella sede, con la conseguenza che in sede di reclamo possono essere allegati, stante la libertà di forme proprie del procedimento, fatti nuovi, mentre non possono essere proposte domande nuove e/o eccezioni in senso stretto nuove, che snaturerebbero il reclamo stesso quale mezzo d’impugnazione, come tale avente la funzione di rimuovere vizi del precedente provvedimento (Cass. n. 3924 del 12/03/2012; Cass. 14022/2000; in senso conforme Cass. 1761/2008).

Pertanto, la censura non risulta calzante, atteso che lungi dal lamentare la proposizione di domande nuove, come da intestazione, si sofferma su fatti nuovi, che appaiono legittimamente introdotti nel giudizio di rinvio, stante la libertà delle forme proprie del procedimento, ed in merito ai quali risulta rispettato il principio del contraddittorio (Cass. n. 5876 del 13/4/2012).

Proprio in ragione della libertà delle forme che connota il procedimento camerale, infatti, non risulta ricorrere alcuna preclusione, nonostante che il fatto (il matrimonio) verificatosi pochi giorni prima della conclusione del primo giudizio di reclamo – sia stato allegato solo in sede di rinvio.

2.1. Con il secondo motivo si denuncia error in procedendo per non essersi il giudice del merito attenuto ai principi di diritto affermati dalla Corte di cassazione nella sentenza di rinvio. Nonostante la rubrica, la censura non concerne il dictum della Cassazione, ma critica la Corte di appello che – a parere della ricorrente – dopo aver preso in considerazione il nuovo matrimonio contratto da D.G., non avrebbe esaminato tutti gli atti ed i documenti da lei prodotti per dimostrare che tale fatto non aveva comportato un depauperamento dell’ex coniuge e non aveva quindi proceduto ad accertarne la reale incidenza.

2.2. Il motivo è inammissibile perché pur formulato come error in procedendo, sostanzialmente sollecita un riesame delle valutazioni compiute dalla Corte distrettuale, senza peraltro cogliere la ratio decidendi espressa nella decisione impugnata.

La Corte di appello, infatti, ha ritenuto che la condizione economica di D.G. sia stata incisa negativamente per il fatto che questi aveva assunto nuovi oneri familiari a seguito del matrimonio con una nuova coniuge pressoché integralmente a suo carico: orbene, tale circostanza non è smentita dalla ricorrente, né attinta dalle allegazioni probatorie e documentali di cui P. dà conto nel motivo e che si riferiscono ad altri profili (disponibilità o meno della casa di abitazione, convivenza dei novelli coniugi con la madre di D.G., etc.) che non sono stati posti a fondamento della decisione dal giudice del reclamo.

3.1. Con il terzo motivo si denuncia la violazione della L. n. 898 del 1970, art. 9, n. 1, in merito alla decorrenza della variazione dell’assegno divorzile.

La ricorrente si duole che la Corte territoriale, dopo aver rideterminato la somma dovuta a titolo di assegno divorzile, né abbia anticipato stabilito la decorrenza dalla data del matrimonio di D.G. e richiama Cass. n. 1119/2020 secondo la quale la variazione deve decorrere dal momento della domanda di revisione e non può essere anticipata all’accadimento innovativo.

3.2. Il terzo motivo è inammissibile per carenza di interesse: invero, la decisione è favorevole alla parte che se ne duole, non essendo stato anticipato, ma bensì posticipato l’effetto pregiudizievole connesso alla riduzione dell’importo stabilito in sede di divorzio, in quanto la riduzione dell’assegno divorzile è stata fatta decorrere dalla data del matrimonio dell’ex coniuge (25/4/2016) e non dalla anteriore domanda da questi proposta con il ricorso (21/10/2015) e tale modulazione della misura, secondo diverse decorrenze riflettenti il verificarsi della variazione, tiene conto dell’evoluzione delle condizioni delle parti verificatasi nelle more del giudizio e rispetta da parte del giudice il principio di disponibilità e quello generale della domanda (Cass. n. 1824 del 28/1/2005; Cass. n. 9533 del 04/04/2019).

4.1. Con il quarto motivo si denuncia la violazione dell’art. 385 c.p.c., comma 3, e dell’art. 91 c.p.c. in merito alla disposta compensazione delle spese di giudizio.

4.2. – Il quarto motivo è inammissibile perché non coglie la ratio decidendi. La Corte abruzzese ha motivato circa la compensazione delle spese in ragione dell’esito del giudizio e la decisione risulta immune da vizi, poiché non risulta violato il principio della soccombenza, così ribadendosi che il sindacato della Corte di cassazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell’opportunità di compensarle in tutto o in parte, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri giusti motivi (Cass. n. 24502 del 17/10/2017; Cass. 26912 del 26/11/2020).

4. In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile.

Non si provvede sulle spese, in assenza di attività difensiva dell’intimato.

Va disposto che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis (Cass. Sez. U. n. 23535 del 20/9/2019).

PQM

– Dichiara inammissibile il ricorso;

– Dispone che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52;

– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 4 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2021

 

 

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