Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24746 del 05/12/2016

Cassazione civile sez. VI, 05/12/2016, (ud. 11/04/2016, dep. 05/12/2016), n.24746

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – rel. Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

B.S., in proprio e quale esercente la potestà dei

genitori sulla minore C.L., CA.An., + ALTRI

OMESSI

– ricorrenti –

contro

PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA; MINISTERO

DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro tempore;

L.V.;

S.B.;

– intimati –

per la cassazione dell’ordinanza del Tribunale di Roma, depositata in

data 2 maggio 2013 (NRG 12683/2010);

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza dell’11

aprile 2016 dal Presidente relatore Dott. Stefano Petitti.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che l’Avvocato Francesca G. Conte, difensore, dinanzi al Tribunale militare di Roma, 23 parti civili appartenenti ai nuclei familiari di nove vittime della strage di Nassiriya, ammessi al patrocinio speciale a spese dello Stato L. n. 206 del 2004, ex art. 10 ha chiesto la liquidazione dei compensi a lei dovuti per la attività professionale svolta;

che con decreto datato 16 luglio 2009 il G.U.P. presso il Tribunale militare di Roma, provvedendo sulle due istanze presentate dall’odierna ricorrente, liquidava l’onorario in favore della stessa in Euro 15.140,81;

che, ritenendo inadeguato l’importo liquidato, l’Avvocato Conte proponeva opposizione avverso tale decreto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170;

che, a tal fine, la ricorrente conveniva in giudizio i Sig.ri S.B., L.V., il P.M. territorialmente competente e il Ministero dell’economia e delle finanze, tutti dichiarati contumaci;

che, con ordinanza emessa in data 23 ottobre 2012, il giudice designato del Tribunale di Roma disponeva l’integrazione del contradditorio nei confronti del Ministero della giustizia, cui la ricorrente provvedeva tempestivamente;

che il Ministero non si costituiva in giudizio;

che, con ordinanza depositata il 19 aprile 2013, l’adito giudice rigettava l’opposizione proposta nei confronti del decreto di liquidazione;

che avverso tale provvedimento l’Avvocato Conte ha quindi proposto ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7, affidato a due motivi;

che nessuno degli intimati si è costituito nella presente fase;

che, essendosi ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso in camera di consiglio, il consigliere delegato depositava relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., rilevando che il ricorso non risultava notificato al Ministero della giustizia, che era stato parte del giudizio di opposizione e che era parte necessaria del detto giudizio (S.U. n. 8516 del 2012), e proponendo, quindi, che venisse disposta l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti;

che la relazione e l’avviso di trattazione del ricorso nell’adunanza camerale del 16 maggio 2014 non andava a buon fine, sicchè veniva disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo;

che la causa veniva fissata per l’udienza pubblica del 10 luglio 2014, all’esito della quale questa Corte, con ordinanza n. 20510 del 2014, disponeva la integrazione del contraddittorio nei confronti del Ministero della giustizia, assegnando a tal fine il termine di trenta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza;

che la trattazione della causa veniva stata fissata per l’udienza del 22 ottobre 2015;

che la comunicazione dell’avviso di udienza non risultava essere andato a buon fine, non essendo stata eseguita la richiesta comunicazione a mezzo fax;

che, quindi, con ordinanza interlocutoria n. 25847 del 2015, ritualmente comunicata alla parte ricorrente, questa Corte disponeva il rinvio della causa a nuovo ruolo;

che veniva quindi fissata la trattazione del ricorso per l’udienza pubblica dell’11 aprile 2016, con avviso ritualmente comunicato alla parte ricorrente.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

il Collegio ha deliberato l’adozione della motivazione semplificata nella redazione della sentenza;

che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, atteso che la parte ricorrente, pur ritualmente avvisata della necessità di provvedere alla integrazione del contraddittorio nei confronti del Ministero della giustizia non ha a tanto provveduto (Cass., S.U., n. 6107 del 2012);

che, invero, l’ordinanza n. 25847 del 2015, con la quale si è disposto il rinvio a nuovo ruolo per omessa notifica dell’avviso di udienza e per mancata comunicazione a mezzo fax, è stata ritualmente notificata alla parte in cancelleria, perchè l’Avvocato Conte è risultata trasferita altrove, senza che, tuttavia, abbia comunicato la variazione di domicilio, mentre l’avviso di fissazione dell’udienza dell’11 aprile 2016 è stato notificato all’Avvocato Conte in via telematica, essendo tale forma di comunicazione operante per la Corte di cassazione dalla data del 15 febbraio 2016;

che trova, quindi, applicazione il principio per cui “l’inosservanza, anche solo parziale, dell’ordine di integrazione del contraddittorio determina l’inammissibilità del ricorso per cassazione e non l’improcedibilità dello stesso ex art. 371-bis c.p.c., che si riferisce, invece, al difetto del successivo adempimento del deposito dell’atto di integrazione del contraddittorio, debitamente notificato;

che non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di cassazione, non avendo gli intimati svolto attività difensiva;

che, poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1-quater al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile della Corte Suprema di Cassazione, il 11 aprile 2016.�

Depositato in Cancelleria il 5 dicembre 2016

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