Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24731 del 04/11/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 24731 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: VIVALDI ROBERTA

ORDINANZA

sul ricorso 13533-2012 proposto da:
DE MARTINO MAURIZIO DMRMRZ69L29H703Y, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA SCIALOJA, 3, presso lo studio
dell’avvocato FRANCESCO VACCARO, rappresentato e
difeso dall’avvocato MAIO VINCENZINA, giusta procura
ad litem a margine del ricorso per regolamento di
competenza;
– ricorrente contro

2013
7254

LAMBERTI ANNA;
– intimati –

avverso la sentenza n. 774/2012 del TRIBUNALE di
SALERNO del 21.3.2012, depositata il 10/04/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di

Data pubblicazione: 04/11/2013

consiglio del 26/09/2013 dal Consigliere Relatore
Dott. ROBERTA VIVALDI.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del

Dott. MARIO FRESA.

ORDINANZA

Ritenuto guanto segue:

Maurizio De Martino ha impugnato, con regolamento di competenza,
la sentenza in data 10.4.2012, con la quale il tribunale di
Salerno ha rigettato l’appello dallo stesso proposto, confermando,

consumatore, la statuizione del giudice di pace di Salerno che si
era dichiarato incompetente

ex

art. 18 c.p.c., riconoscendo la

competenza del giudice di pace di S. Cipriano Piacentino, luogo di
residenza della convenuta Anna Lamberti.
Il giudizio ha ad oggetto il pagamento di onorari professionali
richiesti dall’attore dottore commercialista, al quale la Lamberti
aveva affidato un incarico di consulenza, finalizzato a farle
ottenere un finanziamento agevolato ai sensi della L. n. 608 del
1996 per l’attività,

di vendita all’ingrosso di prodotti

alimentari tipici regionali, che intendeva intraprendere.
La convenuta non ha svolto attività difensiva.
Essendo stata disposta la trattazione con il procedimento ai sensi
dell’art. 380-ter c.p.c., il Pubblico Ministero ha depositato le
sue conclusioni scritte, che sono state notificate agli avvocati
delle parti costituite, unitamente al decreto di fissazione
dell’adunanza della Corte.
L’intimata non ha svolto attività difensiva.
In data 25.9.2013 è pervenuto in cancelleria, via fax, atto di
rinuncia al ricorso per regolamento di competenza al quale
aderisce anche l’intimata, con l’indicazione del successivo invio
per posta dell’originale dell’atto di rinuncia.
Considerato guanto segue:

La rinuncia è stata correttamente proposta.
In tema di rinuncia al ricorso per Cassazione, infatti, è rituale
e comporta l’estinzione del procedimento di Cassazione quella
inviata a mezzo fax, e nella quale si evidenzia che la lite è
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sotto il diverso profilo della operatività del foro del

stata transatta – come nella specie – con le firme del
rinunciante, del suo difensore e della controparte, pur non
costituita , redatta su di un foglio intestato allo studio del
difensore con segni grafici ai margini di esso, interpretabili
come sottoscrizioni; ciò che è anche indice della sua provenienza.
Infatti, è consentito trasmettere via fax atti relativi ad affari
contenziosi, e l’atto trasmesso si può considerare conforme

provenienza di esso.
Inoltre l’indicazione che ” segue originale per posta” avvalora,
ancor più, la correttezza dell’atto come trasmesso (v.nello stesso
senso Cass. ord.7.6.2004 n. 10809).
Il presente giudizio di regolamento di competenza va, quindi,
dichiarato estinto per rinuncia.
Peraltro, ritiene questa Corte, di pronunciarsi sulla questione
alla base del ricorso per regolamento di competenza, ai sensi
dell’art. 363 c.p.c..
La dichiarazione di estinzione del giudizio di cassazione – così
come del giudizio di regolamento di competenza -, sulla base della
rinunzia al ricorso sopravvenuta alla emissione del decreto di
fissazione della adunanza in camera di consiglio, non preclude,
infatti, alla medesima Corte, in composizione collegiale, di usare
del potere di enunciare ai sensi dell’art. 363 c.p.c., su
questioni di particolare importanza, il principio di diritto
nell’interesse della legge.
E la ragione è che la dichiarazione conseguente all’esercizio del
potere di rinuncia delle parti, così come la declaratoria di
inammissibilità del ricorso, precludono soltanto la possibilità di
pronunciarsi sul fondo delle censure con effetti sul concreto
diritto dedotto in giudizio (in questo senso S.U. ord. 6.9.2010 n.
19051).
La questione che è alla base del ricorso per regolamento di
competenza riguarda, da un lato, l’ambito di operatività del foro
esclusivo del consumatore, dall’altro, l’esatta portata della
dizione “scopi estranei alla attività imprenditoriale”, di cui al
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all’originale ove non sorgano contestazioni sull’autenticità e

d.lgs n. 206 del 2005, art. 3, lett. a), come modificato dal d.lgs
23 ottobre 2007, n. 221, articolo 3, il quale definisce
consumatore ” la persona fisica che agisce per scopi estranei
all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o
professionale eventualmente svolta”.
In questa ottica, con particolare riferimento ai contratti
conclusi in vista della professione – punto questo rilevante

cronologico, ma quello teleologico.
Ciò che vuol dire che ha rilievo, non la situazione attuale del
soggetto che ancòra non svolge un’attività professionale, ma la
funzione che il contratto gli attribuisce.
In questo senso si è pronunciata la Corte di cassazione con le
sentenze nn. 4843 del 2000 e 15475 del 2004.
La Corte ha sottolineato che, ai fini dell’assunzione della veste
di consumatore, l’elemento significativo non è il ” non possesso”,
da parte della “persona fisica” che ha contratto con un “operatore
commerciale”, della qualifica di “imprenditore commerciale”, ma secondo la lettera della legge ( cfr. art. 12, comma 1, prima
parte, preleggi)- lo scopo (obiettivato od obiettivabile) avuto di
mira dall’agente nel momento in cui ha concluso il contratto.
Sotto questo profilo, la Corte ha, quindi, escluso che possa
qualificarsi

“consumatore”

la persona che,

in vista di

intraprendere una attività imprenditoriale (cioè per uno scopo
professionale), si procuri servizi e strumenti materiali od
immateriali indispensabili per l’esercizio di tale attività ( v.
anche Cass. 25.7.2001 n. 10127; Cass. ord. 18.9.2006 n. 20175;
Cass. ord. 14.7.2011 n. 15531; da ultimo Cass. 15.5.2013 n.
11773).
L’indirizzo seguito trova ulteriore conferma nella giurisprudenza
dell’Unione.
La Corte di giustizia CE, chiamata ad interpretare gli artt. 13,
comma l e 14, comma l della Convenzione di Bruxelles del 27
settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e
l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, ha,
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nell’ipotesi in esame – il criterio che deve prevale non è quello

infatti, statuito che soltanto i contratti conclusi al fine di
soddisfare le esigenze di consumo privato di un individuo
rientrano nelle disposizioni di tutela del consumatore in quanto
parte considerata economicamente più debole.
Invece, la particolare tutela perseguita da tali disposizioni non
si giustifica nel caso di contratti il cui scopo sia un’attività
professionale, prevista anche soltanto per il futuro, dato che il

professionale.
Ne consegue che il regime controverso riguarda unicamente i
contratti conclusi al di fuori ed indipendentemente da qualsiasi
attività o finalità professionale, attuale o futura, talché un
attore il quale ha stipulato un contratto per l’esercizio di
un’attività professionale non attuale, ma futura non può essere
considerato un consumatore ai sensi degli artt. 13, primo comma, e
14, primo comma, della Convenzione (Corte di giustizia CE, 3
luglio 1997, n. 269 in C – 269/95; nello stesso senso Corte di
Giustizia CE 20.1.2005 n. 464).
Nel caso in esame, la Lamberti ha concluso il contratto di
prestazione di opera professionale con il consulente commerciale
Maurizio De Martino al fine di ottenere, avvalendosi della sua
opera, un finanziamento pubblico per intraprendere l’attività di
commercio all’ingrosso di prodotti alimentari regionali tipici.
Applicando i principii esposti, va escluso che – con riferimento
al contratto oggetto della controversia – la Lamberti abbia agito,
quindi, quale ” consumatore”, per essere il contratto stesso
finalizzato al futuro svolgimento di un’attività professionale.
Ai fini della competenza, quindi, è esclusa l’operatività del foro
esclusivo del consumatore, trovando applicazione i criteri
generali in tema di competenza territoriale.
Conclusivamente, il giudizio sul ricorso per regolamento di
competenza è dichiarato estinto per rinuncia.
Nessun provvedimento è adottato in ordine alle spese.
E’ enunciato – in applicazione dell’art. 363 c.p.c. – il seguente
principio di diritto:
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carattere futuro di un’attività nulla toglie alla sua natura

In tema di disciplina di tutela del consumatore e di contratti
negoziati fuori dai locali commerciali, non riveste la qualità di
consumatore una persona fisica quando, attraverso il contratto, si
procuri un bene o un servizio nel quadro dell’organizzazione di
un’attività professionale da intraprendere, prendendo, proprio al
fine di realizzare tale organizzazione, l’iniziativa di ricercare
il bene o il servizio stesso.

consumatore trova applicazione soltanto con riferimento ai
contratti conclusi al di fuori ed indipendentemente da qualsiasi
attività o finalità professionale, sia attuale, sia futura.

P.Q.M.

La Corte dichiara estinto il giudizio per rinuncia. Nulla spese.
Ai sensi dell’art. 363 c.c., enuncia il seguente principio di
diritto: ” In tema di disciplina di tutela del consumatore e di
contratti negoziati fuori dai locali commerciali, non riveste la
qualità di consumatore una persona fisica quando, attraverso il
contratto, si procuri un bene o un servizio nel quadro
dell’organizzazione di un’attività professionale da intraprendere,
prendendo, proprio al fine di realizzare tale organizzazione,
l’iniziativa di ricercare il bene o il servizio stesso.
Conseguentemente, ai fini della competenza, il foro esclusivo del
consumatore trova applicazione soltanto con riferimento ai
contratti conclusi al di fuori ed indipendentemente da qualsiasi
attività o finalità professionale, sia attuale, sia futura “.
Così deciso in Roma, il giorno 26 settembre 2013, nella camera di
consiglio della sesta sezione civile – 3 della Corte suprema di
cassazione.

Conseguentemente, ai fini della competenza, il foro esclusivo del

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