Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24724 del 19/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. II, 19/10/2017, (ud. 11/05/2017, dep.19/10/2017),  n. 24724

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10003-2013 proposto da:

SOCIETA’ A. & F. S.r.l., (p.iva (OMISSIS)), in persona

dell’amministratore unico e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA RIMINI 14, presso lo studio

dell’avvocato GIOVANNI CARUSO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MEGAR s.a.s in persona del legale rappresentante pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza n. 49/2013 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 24/01/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/05/2017 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’appello di Messina, con sentenza depositata il 24 gennaio 2013, ha rigettato l’appello proposto da Società Andaloro & F. s.r.l. e confermato la sentenza del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto – sezione distaccata di Milazzo n. 114 del 2005, di rigetto della domanda di risoluzione del contratto di compravendita di vernici e risarcimento danni per inadempimento della venditrice Megar s.a.s.

2. La Corte d’appello ha rilevato che, contrariamente a quanto prospettato da Società Andaloro, la venditrice Megar aveva consegnato la merce, depositando i fusti di vernice presso una società terza, e quindi aveva maturato il diritto al compenso.

3. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso Società Andaloro & F. s.r.l. sulla base di tre motivi. Non ha svolto difese Megar s.a.s.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è infondato.

1.1. Con il primo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 2702,2697 e 1476 c.c. e si contesta che la Corte d’appello ha qualificato come documento la missiva in data 30 giugno 2003, proveniente dal legale rappresentante della Logistic Service & C. di M.Z., riconoscendone l’efficacia probatoria con evidente inversione dell’onere probatorio. Trattandosi di missiva proveniente da un soggetto terzo che non era stato escusso come teste, non poteva costituire prova piena ma solo elemento indiziario.

2. Con il secondo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 1476,1176,1177,1453 c.c. e si contesta l’affermazione della Corte d’appello secondo cui Megar aveva adempiuto l’obbligazione di consegna della merce con il deposito dei fusti di vernice presso i locali di Logistic Service. La ricorrente evidenzia che, per circa due anni, la predetta Logistic Service aveva negato di essere depositaria dei fusti di vernice, e che il sig. A. aveva constatato di persona, in data 30 gennaio 2001, che la merce non era presso Logistic Service, come del resto era stato confermato dal legale rappresentante della predetta società, con apposita dichiarazione scritta, in seguito rettificata con la missiva che la Corte d’appello aveva erroneamente qualificato documento.

3. Con il terzo motivo è denunciato omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, e si contesta che la Corte d’appello non aveva considerato il ritardo di oltre due anni con il quale Logistic Service aveva dato atto che la merce si trovava nei propri locali, ritardo che certamente integrava inadempimento contrattuale della venditrice Megar, tale da giustificare la risoluzione del contratto.

4. Le doglianze, che possono essere esaminate congiuntamente per l’evidente connessione, sono inammissibili. 4.1. La Corte territoriale ha rigettato il terzo motivo di appello – con il quale, secondo quanto riferisce la stessa Corte, la Società Andaloro contestava la tardività della produzione della missiva 30 giugno 2003 e la irrilevanza della stessa evidenziando, per un verso, che la formazione del documento era successiva all’udienza di deduzioni istruttorie, e, per altro verso, che si trattava di documento proveniente “da un teste chiave”, correttamente ritenuto rilevante dal Tribunale in quanto idoneo a superare “una evidente contraddizione, contenuta nell’atto del 30/01/2001, e la discrasia tra il contenuto di esso e l’annotazione a margine”.

A fronte di tali affermazioni, che confermano l’accertamento compiuto dal Tribunale, la ricorrente non ha dimostrato di avere dedotto, con i motivi di appello, la violazione delle norme in tema di efficacia probatoria della scritture e di riparto dell’onere della prova, con la conseguenza che la censura contenuta nel primo motivo di ricorso risulta nuova, e come tale inammissibile (ex plurimis, Cass. 18/10/2013, n. 23675). 4.2. Quanto alla valutazione del comportamento della venditrice Megar, la Corte d’appello ha rilevato che era documentalmente provato che la predetta aveva depositato la merce in tempo utile, “esaurendo così il suo adempimento e maturando il diritto al compenso”.

Si tratta di accertamento in fatto, effettuato sulla base della valutazione del quadro probatorio, che non può essere ripetuto in questa sede e che può essere sottoposto a sindacato di legittimità solo all’interno del paradigma del vizio di motivazione, come ridefinito dal novellato art. 360 c.p.c., n. 5. Risultano pertanto inammissibili sia il secondo motivo di ricorso – che in apparenza denuncia violazione di legge, ma in realtà sollecita una rivalutazione dei fatti, non consentita in questa sede (ex plurimis, Cass. 04/04/2017, n. 8758) – sia il terzo motivo di ricorso, che denuncia omesso esame di un fatto decisivo in evidente carenza di autosufficienza.

Secondo la giurisprudenza ormai consolidata di questa Corte regolatrice (a partire da Sez. U. 07/04/2014, n. 8053), l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, la parte ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

Nel caso di specie, in assenza di riferimenti nel corpo della sentenza d’appello, la ricorrente non ha specificato se e in quali termini sia stato oggetto di discussione tra le parti il fatto che la società presso cui era stata eseguita la consegna abbia negato, per un tempo significativo, di essere depositaria della merce.

5. Il ricorso è rigettato senza pronuncia sulle spese, poichè la parte intimata non ha svolto difese. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione seconda civile della Corte Suprema di Cassazione, il 11 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA