Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24719 del 02/12/2016


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Cassazione civile sez. VI, 02/12/2016, (ud. 20/10/2016, dep. 02/12/2016), n.24719

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22043/2015 proposto da:

INTERFINANCE S.P.A. (cessionaria del Fallimento (OMISSIS) S.r.l. in

Liquidazione), C.F: (OMISSIS), in persona dell’Amministratore

Delegato e Legale Rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA SABOTINO 2-A, presso lo studio dell’avvocato FILIPPO PARIS, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIAN MARIA VOLPE

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 206/03/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di GENOVA, emessa il 17/12/2014 e depositata il

16/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIO NAPOLITANO;

udito l’Avvocato Filippo Paris, per la ricorrente, che si riporta

agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., all’esito della quale parte ricorrente ha depositato memoria ad essa adesiva, osserva quanto segue:

La CTR della Liguria, con sentenza n. 206, depositata il 16 febbraio 2015, non notificata, rigettò l’appello proposto da Interfinance S.p.A., (di seguito Interfinance) quale cessionaria del credito del Fallimento (OMISSIS) S.r.l., in liquidazione, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate-Direzione provinciale di Genova, avverso la decisione della CTP di Genova, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla Interfinance avverso il diniego di rimborso di credito IVA del quale la società si era resa cessionaria.

Avverso la sentenza della CTR Interfinance ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., art. 115 c.p.c., D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, L. n. 890 del 1982, art. 4, comma 3, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4.

La ricorrente lamenta che erroneamente la sentenza impugnata, sulla base di un mero atto di parte, quale interrogazione dell’archivio informatico relativamente agli “esiti contabili rimborsi”, avrebbe ritenuto provata l’archiviazione della fase amministrativa per mancata presentazione di documentazione, sebbene alcuna richiesta in tal senso fosse mai pervenuta nè al curatore del Fallimento nè alla società cessionaria del credito, circostanza, quella relativa alla richiesta di documenti, che avrebbe dovuto essere provata dall’Ufficio unicamente per mezzo dell’avviso di ricevimento attestante la notifica della relativa richiesta, in mancanza della quale doveva ritenersi compiuto il decorso del termine stabilito a pena di decadenza dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57, per l’accertamento dell’Ufficio.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione dell’art. 132 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5, per motivazione apparente, inconferente e/o inesistente, sottolineando, per quanto qui specificamente rileva, come risulti assolutamente priva di logica l’affermazione, contenuta nella sentenza impugnata, secondo la quale Interfinance avrebbe potuto “meglio documentare la precedente fase amministrativa di richiesta di rimborso e non limitarsi al richiamo della presentazione del modello VR per sostenere la piena legittimità della propria richiesta”.

I due motivi possono essere congiuntamente esaminati, anche se in ordine logico riveste priorità la censura esposta nel secondo motivo, alla stregua della quale va ritenuta l’infondatezza dell’eccezione di giudicato, formulata dall’Amministrazione controricorrente, per mancata impugnazione della concorrente ratio decidendi esplicitata proprio dall’affermazione sopra testualmente trascritta.

Invero la censura esplicita, sotto il profilo motivazionale, della succitata statuizione della sentenza impugnata, per assoluta illogicità, non essendo configurabile altro onere a carico della richiedente il rimborso se non quello della (incontestata) presentazione del modello VR, si pone come impeditiva della formazione del giudicato sul punto, eccepita dall’Amministrazione; la qual cosa è ancor più palese ove si abbia mente al fatto che l’istanza di rimborso riguardava credito IVA di società fallita, di cui Interfinance si era resa cessionaria, per la quale la giurisprudenza di questa Corte ha messo in evidenza come fosse sufficiente a legittimare l’istanza di rimborso l’inserzione, da parte del curatore, di detto credito nella dichiarazione dell’anno di riferimento, indipendentemente dalla predisposizione del modello VR (cfr., più di recente, Cass. sez. 6-5, ord. 27 ottobre 2015, n. 21907).

Del pari appare manifestamente fondato il primo motivo.

Era onere dell’Amministrazione, che aveva dedotto, a fondamento del diniego di rimborso, la mancata produzione della documentazione richiesta nella fase amministrativa, a fronte della contestazione della società di aver mai ricevuto, al pari del curatore del Fallimento, richiesta in tal senso, di produrre l’avviso di ricevimento della raccomandata inerente alla richiesta dei documenti, senza che quest’ultimo potesse essere surrogato dalla produzione di schermata di archivio informatico della stessa amministrazione, circa gli “esiti contabili rimborsi”.

In proposito deve ribadirsi la valenza generale, con riferimento a qualsivoglia atto tributario, dei principi espressi dalla citata Cass. sez. 5 31 ottobre 2014, n. 23213, riportati, in larga parte, in ricorso (si veda anche Cass. sez. 5, 10 aprile 2013, n. 8717) sebbene in fattispecie avente ad oggetto notifica di cartella di pagamento.

Il ricorso va pertanto accolto, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio per nuovo esame a diversa sezione della CTR della Liguria, che si uniformerà al succitato principio di diritto e provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, a diversa sezione della CTR della Liguria.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 2 dicembre 2016

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