Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24716 del 05/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 05/11/2020, (ud. 17/10/2019, dep. 05/11/2020), n.24716

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angelina Maria – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. PUTATURO Maria Giulia – Consigliere –

Dott. MUCCI Roberto – Consigliere –

Dott. DINAPOLI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19744/2018 R.G. proposto da:

Agenzia delle dogane e dei monopoli, in persona del direttore

pro-tempore rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n.

12;

– ricorrente –

contro

S.D. rappresentata e difesa dall’Avv. Boccia Barbara,

elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv. Acierno

Giovanni in Roma, viale del Policlinico n. 131 giusta procura

speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 10874/17, depositata il 20 dicembre 2017.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 17 ottobre

2019 dal Consigliere Marco Dinapoli.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – S.D. ricorreva avverso l’avviso di rettifica n. 31820 per l’importo di Euro 23.083,28, notificatole il 22 settembre 2014, quale spedizioniere rappresentate doganale diretto dell’importatore (ditta Sunrise & Company s.r.l. in liquidazione), per il maggior valore accertato della merce importata, rispetto a quello dichiarato nella bolletta doganale di importazione.

1.1 – La Commissione tributaria provinciale di Napoli rigettava il ricorso con sentenza n. 3846/38/2016, avverso cui la contribuente presentava appello.

1.2 – La commissione tributaria regionale della Campania con la sentenza indicata in epigrafe accoglieva l’appello ritenendo che l’Ufficio fosse decaduto dal procedere alla revisione della dichiarazione per decorso del termine triennale previsto dal D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, art. 84, senza che fosse intervenuta alcuna causa di interruzione, ritenendo non operante la proroga di tale termine mancando la prova della tempestiva trasmissione di una notizia criminis.

2. – Avverso tale decisione l’Agenzia delle dogane ricorre per cassazione con 1 motivo e chiede cassarsi la sentenza impugnata, con ogni consequenziale statuizione anche in ordine alle spese di lite.

3. – S.D. resiste con controricorso con cui eccepisce l’inammissibilità del ricorso avverso per vari motivi, e ne sostiene comunque l’infondatezza, chiedendone il rigetto, vinte le spese Ripropone poi i motivi dell’appello incidentale a suo tempo proposti, su cui la Commissione tributaria regionale non si è pronunziata, ritenendoli assorbiti.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4. – E’ preliminare l’esame delle eccezioni di inammissibilità del ricorso formulate dalla controricorrente.

4.1 – Sono infondate le eccezioni di mancanza di specificità del ricorso, per omessa esposizione sommaria dei fatti di causa (art. 366 c.p.c., n. 3) e per omessa indicazione dei motivi per cui si chiede la cassazione (artt. 366 n. 4 e 366-bis c.p.c.), formulate con riferimento alla tecnica espositiva utilizzata, consistente, a detta della S., nell’assemblaggio dei precedenti atti processuali, e nella reiterazione dei medesimi argomenti utilizzati nelle precedenti fasi di giudizio, senza alcuna specifica critica avverso la sentenza impugnata.

4.2 – Osserva, al riguardo, la Corte che il ricorso introduttivo presenta un grado di specificità del tutto sufficiente per consentire sia alla controparte che al giudicante l’esatta individuazione delle questioni di fatto da cui ha avuto origine il contenzioso e delle censure in diritto formulate dalla ricorrente avverso la decisione impugnata. Risulta dunque soddisfatta la finalità per cui sono previste le forme processuali richieste dalla legge, che è quella di fornire al giudice tutti gli elementi necessari e sufficienti per decidere sul merito del ricorso.

4.3 – Sono infondate le eccezioni con cui si lamenta l’inammissibilità del ricorso con riferimento alle modalità della notifica, che è stata effettuata in via telematica nonostante il processo originario fosse cartaceo, con atto asseritamente privo di firma digitale.

4.4 – Infatti nessuna norma impone alle parti a pena di inammissibilità di effettuare le notifiche degli atti in modo tradizionale qualora il processo sia stato introdotto con modalità cartacee: si rimanda, al riguardo, alle puntuali considerazioni svolte da questa Corte con l’ordinanza n. 30185/19.

4.5 – Inoltre, nel caso in esame, alla copia del ricorso depositata presso la Cancelleria della Corte è allegata copia degli originali informatici del ricorso e della notifica sottoscritti con firma digitale dall’Avvocato dello Stato, dei messaggi di posta elettronica certificata spediti al destinatario dall’Avvocatura dello Stato, delle ricevute di accettazione e di consegna di tali messaggi, la cui conformità agli originali è attestata e sottoscritta dall’Avvocato dello Stato, ai sensi della L. 21 gennaio 1994 n. 53, artt. 6 e 9. Nè la controparte, che ha ricevuto l’atto ed ha svolto compiutamente le sue difese, ne ha messo in dubbio la conformità alla copia depositata. La notifica del ricorso, dunque, appare regolare, anche in considerazione dei condivisibili principi di diritto enunciati in questa materia dalla Sezioni unite di questa Corte (Cass. S.U. 24 settembre 2018 n. 22438).

5 – Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia delle dogane lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 221 reg. CEE. 2913/1992 (CDC), D.P.R. n. 43 del 1972, art. 84. (TULD) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Erroneamente, secondo l’Agenzia, il giudice del merito avrebbe ritenuto non operante la proroga del termine di prescrizione previsto dal D.P.R., art. 84, per l’azione di recupero dei diritti doganali, che ricorrerebbe invece per la sola circostanza che il fatto materiale che ha originato l’obbligazione doganale fosse astrattamente qualificabile come penalmente rilevante, indipendentemente dall’effettivo esercizio dell’azione penale e dal suo esito. Nel caso in esame, infatti l’Amministrazione aveva dato comunicazione all’A.G. del ruolo svolto dalla S.o, insieme ad altri soggetti, in una organizzazione stabile finalizzata a reiterate condotte di contrabbando intraispettivo per sottofatturazione delle merci. Inoltre nella memoria illustrativa depositata innanzi alla Commissione tributaria regionale l’ufficio aveva documentato l’emissione della notizia di reato già nell’anno 2010, abbondantemente prima della scadenza del termine di decadenza, ma tale emergenza non era stata in alcun modo valutata dalla sentenza impugnata.

5.1 – La sentenza impugnata non è conforme alla più recente giurisprudenza di questa Sezione, cui occorre dare continuità, per cui “in tema di tributi doganali, ove il loro mancato pagamento derivi da atto qualificabile come reato, sia il termine di prescrizione dell’azione di recupero dei dazi all’importazione, che quello di decadenza per la revisione dell’accertamento D.Lgs. n. 374 del 1990, ex art. 11 sono prorogati sino ai tre anni successivi alla data della irrevocabilità della decisione penale, a condizione che, nel triennio decorrente dall’insorgenza del’obbligazione doganale, l’Amministrazione emetta un atto nel quale venga formulata una notitia criminis tale da individuare un fatto illecito, penalmente rilevante, ed idoneo ad incidere sul presupposto di imposta, ovvero tale atto sia ricevuto entro lo stesso termine dall’Autorità giudiziaria o da ufficiali della polizia giudiziaria” (Cass. Sez. V, 12 gennaio 2018 n. 615).

5.2 – Nè rileva la circostanza, invece valorizzata in sentenza, che la prima notizia di reato trasmessa non avesse riguardo alla Sunrise & Company, ossia alla società di cui la contribuente era rappresentante diretta, ma ad altre società, in relazione alle quali, peraltro, rileva l’Agenzia, S.D. aveva svolto il medesimo ruolo, in seno ad un unico disegno criminoso. Questa Corte ha già avuto modo di precisare, a tale riguardo, che ciò che rileva “non è l’evenienza postuma di una eventuale condanna o proscioglimento, bensì l’ipotesi delittuosa che sta alla base della notitia criminis” onde “l’ulteriore conseguenza della irrilevanza, ai fini della configurabilità dell’atto passibile di azione giudiziaria, dell’identità degli imputati” (Cass. 23 aprile 2010, n. 9773, Cass. 30 dicembre 2011, n. 30710, Cass. 8 marzo 2013 n. 5898 e, da ultimo, Cass. 22 gennaio 2020, n. 1309).

5.3. – Sicchè, nel triennio decorrente dall’insorgenza dell’obbligazione doganale, l’Amministrazione deve sì emettere un atto nel quale venga formulata una notitia criminis tale da individuare un fatto illecito, penalmente rilevante, ed idoneo ad incidere sul presupposto d’imposta, ma non necessariamente deve individuare fin da quel momento l’autore materiale dell’illecito (Cass. 26 novembre 2019, n. 30773 e 19 dicembre 2019, n. 34090). Ne consegue che si possono condividere le considerazioni di segno diverso espresse da Cass. 17 dicembre 2019, nn. 33386 e 33387, sia pure relative alla medesima contribuente, con riguardo ad altre operazioni.

Del resto, la stessa Commissione tributaria regionale qualifica la seconda notizia di reato intervenuta nel 2014, che, invece, a suo dire si riferiva alle operazioni svolte da S.D. in nome e per conto della Sunrise & Company, come mera “integrazione” della prima.

6. – In conclusione, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Campania, in diversa composizione, che deciderà uniformandosi ai principi di diritto qui indicati, valutando anche i rimanenti motivi di appello proposti dalle parti e ritenuti assorbiti dalla sentenza annullata. Si rimette al giudice di rinvio anche la pronunzia sulle spese del giudizio, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 3.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia per un nuovo giudizio, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Campania in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 17 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2020

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA