Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24712 del 05/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 05/11/2020, (ud. 17/10/2019, dep. 05/11/2020), n.24712

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angelina Maria – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO di N. Maria Giulia – Consigliere –

Dott. MUCCI Roberto – Consigliere –

Dott. DINAPOLI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12252/2013 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Smil Service s.r.l., I.L. rappresentati e difesi

dall’Avv. Cillo Giovanni Antonio, elettivamente domiciliati presso

lo studio dell’Avv. Giardiello Enzo in Roma, via Giuseppe Galati n.

100/C giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente-

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 416/9/12, depositata l’8 novembre 2012.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 17 ottobre

2019 dal Consigliere Dinapoli Marco.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Letto il ricorso per cassazione proposto dall’Agenzia delle entrate, in persona del direttore pro-tempore, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania indicata in epigrafe, che aveva accolto l’appello presentato da Smil Service s.r.l. avverso la sentenza n. 251/02/10 con cui la Commissione tributaria provinciale di Avellino, in parziale accoglimento del ricorso proposto in primo grado dalla contribuente, aveva ridotto l’ammontare dei ricavi non dichiarati, contestati dall’Ufficio per l’anno di imposta in base alle risultanze degli accertamenti bancari effettuati sui conti correnti societari e di famiglia (di I.L. rappresentante legale della società e di Spiniello Maurizio, coniuge).

2. – Considerato che la ricorrente propone i seguenti due motivi di ricorso per cassazione:

2.1 – nullità della sentenza per difetto assoluto di motivazione in violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 1 e 36, art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c., (vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4); la motivazione sarebbe soltanto apparente in quanto consistente solo in una affermazione apodittica sulla congruità della sentenza di primo grado, omettendo così di illustrare gli argomenti logico-giuridici attraverso cui perviene alla decisione; 2.2- omessa motivazione su un fatto decisivo della controversia (vizio di cui art. 360 c.p.c., n. 5) perchè la sentenza avrebbe ritenuto giustificato un versamento di Euro 5.960,00 senza prendere in considerazione le controdeduzioni dell’ufficio che ne evidenziavano il mancato riscontro nella contabilità aziendale.

3. – Letto il controricorso della contribuente, che ha eccepito l’inammissibilità e l’infondatezza di entrambi i motivi del ricorso avverso, chiedendone il rigetto, con la conseguente condanna dell’Agenzia ricorrente al pagamento delle spese processuali.

4. – Ritenuto che siano infondate le eccezioni di inammissibilità per i motivi di seguito indicati:

4.1 – il ricorso introduttivo, a differenza di quanto eccepito dalla contribuente (nn. 1, 2 3, 8, 10 e 11 pagg. da 4 a 6 del controricorso) presenta un grado di specificità sufficiente per consentire sia alla controparte che al giudicante l’esatta individuazione delle questioni di fatto da cui ha avuto origine il contenzioso e delle censure in diritto formulate dalla ricorrente avverso la decisione impugnata. Risulta dunque soddisfatta la finalità per cui sono previste le forme processuali richieste dalla legge, che è quella di fornire al giudice tutti gli elementi necessari e sufficienti per decidere sul merito del ricorso;

4.2 – sono troppo generiche sia per la loro formulazione che per l’omessa specificazione degli elementi processuali cui in concreto si riferiscono, le eccezioni di inammissibilità del ricorso per: reiterazione di “postulati di fatto non esaminabili in questa sede”, conformità della decisione impugnata alla giurisprudenza di questa Corte (nn. 4 e 5 pag. 4 del controricorso), omessa specificazione degli atti su cui si fonda il ricorso (n. 9 pag. 5 del controricorso).

5. – Ritenuto che il primo motivo di ricorso sia fondato, in quanto l’Agenzia delle entrate aveva proposto appello incidentale avverso la sentenza di primo grado, su cui la sentenza impugnata ha omesso di pronunziare nel dispositivo.

5.1 – Considerato che anche a voler ritenere che vi sia stata una pronunzia implicita di rigetto dell’appello incidentale, non è possibile però individuare nel corpo della motivazione le ragioni di fatto e di diritto idonee a giustificarla, in quanto il giudice a quo ha omesso sia di indicare motivi dell’appello incidentale che di sottoporli a valutazione critica, ricorrendo ad affermazioni del tutto generiche quali “i primi giudici, nel rigettare, in parte, le doglianza dell’appellato, hanno ampiamente motivato la decisione con argomentazioni esenti da vizi logici e giuridici e sorretta da motivazione congrua e coerente, esaminando i punti decisivi della controversia, rispetto alla quale non vengono proposte eccezioni che ne scalfiscano il relativo valore decisorio”. Si tratta di parole, e non di argomenti, da cui è impossibile desumere non solo quali siano stati i motivi del rigetto, ma neanche se vi sia stata effettivamente una valutazione critica dei motivi dell’appello incidentale, nonostante gli sforzi compiuti dal controricorrente per colmare la lacuna motivazionale della sentenza.

5.2- Ritenuto che l’obbligo della motivazione di tutti i provvedimenti giudiziari (art. 111 Cost.), ed in particolar modo delle sentenze, sia soddisfatto non dalla sua presenza grafica nell’ambito del provvedimento, ma dalla indicazione delle ragioni di fatto e di diritto che giustificano la decisione, fornendo così supporto al corretto esercizio della discrezionalità del giudice e possibilità di controllo alle parti destinatarie della decisione

5.3 – Ritenuto che la sentenza impugnata, nella parte in cui ha rigettato l’appello incidentale dell’Agenzia delle entrate con motivazione del tutto apparente, non abbia adempiuto all’obbligo motivazionale, incorrendo così nel vizio di nullità, e rendendo necessario lo svolgimento di un nuovo giudizio di merito.

6. – Ritenuto che tale decisione assorba in sè il vizio denunziato con il secondo motivo di ricorso, che ha un’estensione inferiore rispetto al primo, il cui accoglimento pertanto lo ricomprende senza renderne necessaria una valutazione specifica.

7. – Ritenuto pertanto che, in accoglimento del ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate, la sentenza impugnata debba essere cassata, con rinvio al giudice a quo, cui si rimette anche la decisione sulle spese processuali, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 3.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia per un nuovo giudizio anche sulle spese, alla Commissione tributaria regionale della Campania, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 17 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2020

 

 

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