Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24711 del 04/11/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 24711 Anno 2013
Presidente: LA TERZA MAURA
Relatore: MANCINO ROSSANA

ORDINANZA
sul ricorso 20289-2011 proposto da:
MINISTERO DELL’STRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E
DELLA RICERCA 80185250588, in persona del Ministro pro
tempore, ISTITUTO COMPRENSIVO “STOMEO – ZIMBALO” di
LECCE, in persona del Dirigente Scolastico e legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che li rappresenta e difende ope legis;
– ricorrenti contro
MAZZEO ANNA SONIA, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIALE DELLE MILIZIE 106, presso lo studio dell’avvocato
VACCARO PAOLA, rappresentata e difesa dall’avvocato ZOMPI’
FRANCESCO giusta procura a margine del controricorso;

Data pubblicazione: 04/11/2013

- controricorrente avverso la sentenza n. 2119/2010 della CORTE D’APPELLO di
LECCE del 14/07/2010, depositata il 05/08/2010;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
03/10/2013 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO;

è presente il P.G. in persona del Dott. GIULIO ROMANO.

Ric. 2011 n. 20289 sez. ML – ud. 03-10-2013
-2-

r.g.n. 20289/2011 Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca + l c/Mazzeo Anna Sonia
Oggetto: impiego pubblico privatizzato – Direttore servizi generali amministrativi – riconoscimento anzianità maturata

1.

La causa è stata chiamata all’adunanza in camera di consiglio del 3 ottobre
2013 ai sensi dell’art. 375 c.p.c. sulla base della relazione redatta a norma
dell’art. 380 bis c.p.c. della quale si richiamano, in sintesi, i passaggi salienti:

2

“Mazzeo Anna Sonia, dipendente del Ministero dell’Istruzione, dell’Università
e della Ricerca inquadrato nel profilo professionale D2, direttore dei servizi
generali ed amministrativi (DSGA) con decorrenza 1° settembre 2000 secondo
la previsione del CCNL 26.5.1999, in servizio presso l’Istituto Comprensivo
“Stomeo-Zimbale” di Lecce, sosteneva che a fini giuridici ed economici
dovesse essere riconosciuta tutta l’anzianità maturata – anteriormente a quella
data – per i servizi di ruolo e non di ruolo prestati, in luogo dell’anzianità
convenzionale riconosciuta ex art. 8 del CCNL 15.3.01 sulla base del sistema
della “temporizzazione”, facendo applicazione della più favorevole norma
dell’art. 66, comma 6, del contratto collettivo del Comparto Scuola del 4.8.95,
da ritenere ancora vigente;

3. rigettata dal primo Giudice la domanda e proposto appello dalla dipendente, la
Corte territoriale accoglieva parzialmente l’impugnazione e, per l’effetto,
accoglieva la domanda con condanna del Ministero al pagamento delle
differenze retributive a decorrere dalla data del 24 luglio 2003, oltre accessori
di legge;
4. ricorre l’Amministrazione per la cassazione della sentenza prospettando un
articolato motivo di ricorso;
5. la parte intimata resiste con controricorso;
6. il ricorso del Ministero si appalesa meritevole di accoglimento in ragione della
giurisprudenza di questa Corte, che a più riprese ha esaminato le questioni
oggetto della controversia (v., tra le altre, Cass. 1.3.10 n. 4885, Cass. 2.12.10 n.
24431, Cass. 9.12.10 nn. 24912-24913-24914, Cass. 24.2.11 n. 4805).

1
r.g.n. 2028912011

Svolgimento del processo e motivi della decisione

Con l’unico motivo di ricorso è denunziata violazione e falsa applicazione
dell’art. 66, comma 6, del CCNL comparto scuola quadriennio normativo,
primo biennio economico, del 4 agosto 1995; degli artt. 34 e 48 del CCNL
comparto scuola del 26 maggio 1999 quadriennio normativo, primo biennio
economico; degli articoli 8 e 19 del CCNL 15 marzo 2001 secondo biennio
economico e degli artt. 87 e 142 del CCNL comparto scuola del 24 luglio 2003

8. Alla sentenza impugnata si addebita, in estrema sintesi, di aver ritenuto
applicabile all’inquadramento nel nuovo profilo professionale di direttore dei
servizi generali ed amministrativi, introdotto dall’art. 34 del CCNL comparto
scuola 1998-2001 dei dipendenti già inquadrati nel profilo di responsabile
amministrativo, la pregressa disciplina delle ipotesi di immissione in ruolo o di
transito del lavoratore da un ruolo all’altro, non ricorrenti nel caso di specie,
dove non vi era stata ne’ nuova assunzione ne’ passaggio di ruolo, e di non
avere invece applicato la specifica disciplina contrattuale riguardante i profili
economici del primo accesso del suddetto personale nel nuovo profilo
professionale.
9. Il ricorso è fondato, dal momento che la decisione della Corte territoriale
contrasta con il principio, recentemente affermato da questa Corte a conferma
di un precedente orientamento, secondo cui “La specifica norma di cui all’art.
8 del CCNL 9.3.2001 – relativo al secondo biennio economico 2000-2001 del
personale del comparto scuola- regola il trattamento economico spettante
dall’1.9.2000 al personale ATA inquadrato nel profilo professionale di direttore
dei servizi generali e amministrativi in sede di prima applicazione, ai sensi
dell’art. 34 CCNL comparto scuola 26 maggio 1999, escludendo che operi, per
detto personale, la regola generale, più favorevole, in tema di computo
dell’intera anzianità di servizio maturata per il caso di inquadramento in
qualifica superiore, senza che sia configurabile contrasto con norme
imperative, atteso che il contratto collettivo non è sindacabile sotto il profilo
della ragionevolezza e del rispetto del principio di parità di trattamento” (v.
Cass. nn. 24912- 24913 – 24914 del 2010 nonché numerose altre conformi in
pari data; in precedenza v., sostanzialmente nel medesimo ordine di idee. Cass.
1 marzo 2010, n. 4885).

2
r‘g. n. 20289/2011

quadriennio normativo e primo biennio economico.

10. Sono seguite le rituali comunicazione e notifica della suddetta relazione,
unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di
consiglio.
11. Il Collegio condivide il contenuto della relazione, ritenendo manifestamente
fondato il ricorso, che va pertanto accolto e la sentenza impugnata deve essere
cassata.
12 Inoltre, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può

intimata.
13. Data la pluralità degli orientamenti giurisprudenziali manifestatisi sulla
questione, la Corte stima opportuno compensare le spese dei giudizi di merito.
14. Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la
soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito,
rigetta la domanda; compensa le spese dei giudizi di merito; condanna la parte
intimata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in euro
2.000,00 per compensi professionali, oltre le spese prenotate a debito

Così deciso in Roma il 3 ottobre 2013

IL PRESIDENTE

essere decisa nel merito con rigetto della domanda proposta dalla parte

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