Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24710 del 19/10/2017


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Cassazione civile, sez. II, 19/10/2017, (ud. 22/03/2017, dep.19/10/2017),  n. 24710

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1154-2013 proposto da:

M.L., (OMISSIS), M.A. (OMISSIS), MA.AN.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati come in atti, rappresentati e

difesi dall’avvocato ROBERTO VALLESI;

– ricorrenti –

contro

G.G., TACCHIFICIO ENNEPI DI GA.GI. & C

SNC, GA.GI., G.V., G.S.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI 27,

presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA ABBATE, che li rappresenta

e difende unitamente all’avvocato SALVATORE SPINA;

– controricorrenti –

e contro

B.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1550/2011 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 29/11/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/03/2017 dal Consigliere Dott. CHIARA BESSO MARCHEIS;

udito l’Avvocato VALLESI Roberto, difensore dei ricorrenti che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato ABBATE difensore dei resistenti che ha chiesto il

rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 1999 le parti – Gi., V., S. e G.G. come attori, nei confronti del convenuto M.G. – adivano il Tribunale Pisa denunciando reciproche violazioni di distanze legali. Il giudizio di primo grado si era chiuso con l’accertamento che: il muro di confine era stato costruito nella proprietà G. ma, per effetto dell’acquisto dello stesso per usucapione, lo stato di fatto si era consolidato determinando una demarcazione del confine che è quella segnata dal percorso del muro la cui proprietà esclusiva è di M. (ora dei suoi eredi); l’autorimessa costruita da M. non equivale al preesistente capanno, ma ha comportato modifiche strutturali per cui deve essere abbattuta. Il Tribunale aveva quindi ordinato la demolizione dell’autorimessa costruita da M.G., l’eliminazione della recinzione e della ringhiera apposte sul muro di confine dai G..

2. La Corte d’appello di Firenze – con sentenza del 29 novembre 2011 – ha parzialmente riformato la decisione di primo grado, affermando la comproprietà del muro divisorio, la legittimità dell’apposizione della ringhiera/recinzione al muro, e ha confermato invece il capo che ha negato a M. il diritto a mantenere la costruzione (l’autorimessa) nel suo aspetto attuale.

3. An., L. e M.A. propongono ricorso in cassazione articolato in due motivi.

Gi., V., S. e G.G., nonchè il Tacchificio Ennepi di Ga.Gi. resistono con controricorso. I ricorrenti e i controricorrenti, rispettivamente, hanno depositato memoria in prossimità dell’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo i ricorrenti lamentano violazione, falsa interpretazione e applicazione degli artt. 874,880, e 881 c.c.: la Corte d’appello, nello stabilire la comproprietà del muro di confine, non avrebbe tenuto adeguatamente conto delle dichiarazioni rese da F., dante causa dei G., da cui discenderebbe – avendo questi dichiarato che “il muro fu edificato da M. nel terreno di sua proprietà” – la presunzione di proprietà esclusiva di M..

La doglianza è infondata. La Corte d’appello ha infatti considerato le dichiarazioni rese da F. (p. 3 del provvedimento impugnato) e ha stabilito che il muro è stato costruito nel 1976 a cura e spese del solo M., ma che – sulla base della consulenza tecnica d’ufficio – è stato realizzato sulla proprietà dei G. con conseguente acquisto della proprietà del manufatto ex art. 934 c.c., salvo l’acquisto per usucapione della comproprietà per effetto del compossesso. Del tutto irrilevante è la convinzione del precedente proprietario F., dovendo rilevarsi che l’accessione opera di diritto, quale acquisto a titolo originario per effetto dell’incorporazione (si veda Cass. 50/2014). L’art. 938 c.c., invocato poi dai ricorrenti al termine dello sviluppo del motivo, non trova applicazione nel caso di specie, dato che l’articolo si riferisce “esclusivamente alla costruzione di un edificio, cioè di una struttura muraria complessa idonea alla permanenza nel suo interno di persone e di cose, non potendo, quindi, essere invocato con riguardo ad opere diverse, quali un muro di contenimento o di divisione” (Cass. 23018/2012).

2. Il secondo motivo denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio: circa la sorte del “capanno o autorimessa che dir si voglia” la Corte d’appello fornirebbe una motivazione “a dir poco ondivaga e in contrasto con le sue decisioni finali” in quanto da un lato afferma l’esistenza del capanno/pollaio sin dal 1976 e dall’altro lato condanna M. a demolire l’autorimessa.

Il motivo è infondato: non vi è contraddizione alcuna nel provvedimento impugnato, che ha ordinato la demolizione avendo escluso che – per effetto delle aggiunte o modificazioni del preesistente manufatto – la realizzazione dell’autorimessa, da considerarsi costruzione nuova, fosse avvenuta nell’esercizio dell’acquisito diritto di servitù.

3. Il ricorso va pertanto rigettato.

Le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio in favore dei controricorrenti che liquida in Euro 2.700 per compensi, di cui Euro 200 per esborsi, oltre spese generali (15%) e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 22 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2017

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