Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24703 del 19/10/2017


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Cassazione civile, sez. I, 19/10/2017, (ud. 22/06/2017, dep.19/10/2017),  n. 24703

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMBROSIO Annamaria – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Maria Rosa – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12127/2011 proposto da:

(OMISSIS) S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via Celimontana 38, presso lo

studio dell’avvocato Panariti Paolo, rappresentata e difesa

dall’avvocato Angelozzi Alessandro, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Curatela del Fallimento (OMISSIS) S.r.l., in persona dei curatori

dott.ri M.F., L.A., A.F.,

elettivamente domiciliata in Roma, Via Tacito n.23, presso lo studio

dell’avvocato Savini Simon, rappresentata e difesa dall’avvocato

Cerulli Berardo, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 2/2011 del TRIBUNALE di TERAMO, depositata il

14/03/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/06/2017 dal cons. LAMORGESE ANTONIO PIETRO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La società (OMISSIS) ha proposto opposizione allo stato passivo del Fallimento (OMISSIS), ai fini dell’ammissione di crediti che assumeva sorti in epoca anteriore al fallimento, per l’importo di Euro 237.685,66, che la società Cardinali aveva ceduto alla (OMISSIS) con contratto del 30 aprile 2008.

Il Tribunale di Teramo l’ha rigettata, ritenendo non provata la notifica della cessione del credito alla debitrice ceduta ((OMISSIS)) in data anteriore alla sentenza dichiarativa del fallimento del 14 maggio 2008. Ad avviso del Tribunale, la cessione era stata notificata alla curatela il 2 settembre 2008; l’opponente aveva prodotto solo la fotocopia dell’involucro di una busta di una raccomandata, spedita il 13 maggio 2008 ma non recapitata alla (OMISSIS), in quanto la destinataria risultava irreperibile e dalla quale non si poteva capire se contenesse l’atto di cessione; inoltre, l’opponente non aveva assolto all’onere di depositare il plico, restituito al mittente, contenente l’originale della raccomandata.

Avverso questo decreto la (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, cui si è opposto il Fallimento (OMISSIS).

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

L’eccezione preliminare di improcedibilità del ricorso, sollevata dal Fallimento (OMISSIS), a norma dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, è infondata, risultando agli atti la copia autentica del decreto impugnato.

Con il primo motivo di ricorso la (OMISSIS) ha denunciato violazione dell’art. 2697 c.c. e L. Fall., art. 48, per avere il decreto impugnato ritenuto che fosse suo onere, quale cessionaria del credito, dimostrare che la missiva inviata alla società fallenda avesse ad oggetto il contratto di cessione, mentre, a fronte della dimostrata spedizione del contratto il giorno prima della sentenza dichiarativa del fallimento, era onere del curatore dimostrare la mancata ricezione.

Al suddetto motivo è connesso il terzo motivo, con il quale è denunciata la violazione della L. Fall., art. 56,artt. 1264 e 1265 c.c., per avere ritenuto la cessione inopponibile al fallimento, senza tuttavia considerare che, ai fini dell’efficacia e, quindi, dell’opponibilità della cessione al debitore ceduto, occorreva avere riguardo al momento della spedizione dell’atto.

Entrambi i motivi, da esaminare congiuntamente, sono inammissibili per due convergenti ragioni.

In primo luogo, perchè non colgono e quindi non censurano la ratio decidendi con la quale il Tribunale ha ritenuto non provato – da parte del soggetto che ne aveva l’onere, in quanto asserito titolare del credito azionato in giudizio – che nella busta della raccomandata fosse contenuto l’atto di cessione del credito, divenendo in tal modo irrilevante il momento in cui la debitrice ceduta ne aveva avuto conoscenza.

In secondo luogo, avendo il decreto impugnato deciso in senso conforme alla giurisprudenza di legittimità, a norma dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1, secondo la quale la presunzione di conoscenza di un atto, del quale sia contestato il suo arrivo a destinazione, non è integrata dalla sola prova della spedizione della raccomandata, essendo necessaria la dimostrazione del perfezionamento del procedimento notificatorio (Cass. n. 12822/2016). In altri termini, è necessario che il plico sia effettivamente pervenuto a destinazione, in quanto il principio di presunzione di conoscenza, posto dall’art. 1335 c.c., opera per il solo fatto oggettivo dell’arrivo della dichiarazione nel luogo di destinazione, ma non quando l’agente postale abbia rispedito l’atto al mittente (Cass. n. 9303/2012, n. 20924/2005), come nella fattispecie in esame, in cui l’attestazione dell’agente postale (in data 16 maggio 2008) è stata negativa (“attività chiusa impossibile recapitare”).

Inoltre, la violazione della L. Fall., art. 56 è denunciata in modo astratto e avulso dalla fattispecie.

Con il secondo motivo è denunciata la violazione dell’art. 2712 c.c., e vizio di motivazione, per avere posto a carico della (OMISSIS) l’onere di depositare gli originali dei documenti depositati.

Il motivo è inammissibile perchè, da un lato, non coglie la ratio decidendi sopra menzionata e, dall’altro, contesta impropriamente una quaestio facti, qual è quella concernente la valutazione del contenuto dell’atto spedito il 13 maggio 2008.

In conclusione, il ricorso è inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile; condanna la ricorrente alle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 7200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori dovuti per legge.

Così deciso in Roma, il 22 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2017

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