Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24690 del 02/12/2016


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Cassazione civile sez. VI, 02/12/2016, (ud. 18/10/2016, dep. 02/12/2016), n.24690

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4647/2014 proposto da:

D.M.D., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE DI

PIETRA PAPA 21, presso lo studio dell’avvocato MAURO LONGO, che lo

rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA ROMA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 29467/2013 del GIUDICE DI PACE di ROMA del

25/07/2013, depositata il 14/08/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPINA LUCIANA

BARRECA.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“con la sentenza impugnata il Giudice di Pace di Roma, nel decidere sull’opposizione all’esecuzione introdotta dinanzi al giudice dell’esecuzione dalla debitrice Prefettura di Roma e riassunta nel merito dal creditore D.M.D., ha rigettato la domanda formulata da quest’ultimo e l’ha condannato al pagamento delle spese di lite.

Il ricorso è proposto con due motivi. Non si difende l’intimata.

Il ricorso per cassazione è inammissibile, avuto riguardo al disposto dell’art. 339 c.p.c., come modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 1, essendo il provvedimento impugnato una sentenza del Giudice di Pace pubblicata dopo l’entrata in vigore di tale modifica (cfr. Cass. S.U. 18 novembre 2008, n. 27339).

Nè a diversa conclusione si può pervenire avuto riguardo all’oggetto del giudizio, in quanto il giudice a quo ha qualificato quest’ultimo come opposizione all’esecuzione. Va allora fatta applicazione del principio, affermato da questa Corte anche ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1, per il quale “Ai fini dell’individuazione del regime di impugnabilità di una sentenza, occorre avere riguardo alla legge processuale in vigore alla data della sua pubblicazione. Pertanto, le sentenze che abbiano deciso opposizioni all’esecuzione pubblicate prima del primo marzo 2006, restano esclusivamente appellabili; per quelle, invece, pubblicate successivamente a tale data e fino al 4 luglio 2009, non è più ammissibile l’appello, in forza dell’ultimo periodo dell’art. 616 c.p.c., introdotto dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52, con la conseguenza dell’esclusiva ricorribilità per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost.,. comma 7; le sentenze, infine, in cui il giudizio di primo grado sia ancora pendente al 4 luglio 2009, e siano quindi pubblicate successivamente a tale data, tornano ad essere appellabili, essendo stato soppresso l’ultimo periodo dell’art. 616 c.p.c., ai sensi della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 49, comma 2″ (Cass. ord. n. 17321/11 e numerose altre successive).

Poichè la sentenza del Giudice di pace è stata pubblicata il 14 agosto 2013 avrebbe dovuto essere impugnata con l’appello”.

La relazione è stata notificata come per legge.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il Collegio ha condiviso i motivi in fatto ed in diritto della relazione.

La memoria depositata non offre argomenti per superare le conclusioni raggiunte in detta relazione. Il ricorso va dichiarato inammissibile.

Non vi è luogo a provvedere sulle spese perchè l’intimata non si è difesa.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 18 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 2 dicembre 2016

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