Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24670 del 23/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 23/11/2011, (ud. 28/09/2011, dep. 23/11/2011), n.24670

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

D.V.C., A.A., elettivamente

domiciliati in ROMA VIA GERMANICO N. 146, presso lo studio

dell’avvocato MOCCI ERNESTO, rappresentati e difesi dagli avvocati

BRIGUGLIO EUGENIO, ZECCA EMILIO, giusta delega a margine;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 40/2006 della COMM. TRIB. REG. di ANCONA,

depositata il 10/05/2006;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/09/2011 dal Consigliere Dott. CAMILLA DI IASI;

Preso atto che il P.G. non ha formulato osservazioni sulla relazione

ex art. 380 bis c.p.c. notificatagli.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti di A.A. e D.V.C. (che resistono con controricorso) e avverso la sentenza con la quale la C.T.R. Marche, in controversia concernente impugnazione di avvisi di liquidazione e irrogazione sanzioni con riguardo a imposte di registro, ipotecarie e catastali corrisposte beneficiando delle agevolazioni previste dalla L. n. 168 del 1982, art. 5 a seguito di compravendita di un immobile sito in (OMISSIS) e registrato in data 26.01.2000, confermava la sentenza di primo grado che aveva ritenuto infondata la pretesa dell’amministrazione.

2. In via preliminare va evidenziato che la trattazione della lite fiscale oggetto dell’impugnazione in esame non è preclusa dalla sua astratta definibilità ai sensi del D.L. 6 luglio 2011, n. 98 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 155 dello stesso giorno e convertito, con modificazioni, dalla L. 15 luglio 2011, n. 111, in G.U. n. 164 del giorno successivo), atteso che nella specie la contribuente non ha proposto istanza di sospensione della trattazione a norma della L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 6 (richiamato dal suddetto decreto), il quale dispone tra l’altro che ” qualora (come nella specie) sia stata già fissata la trattazione della lite nel suddetto periodo (cioè dall’entrata in vigore della norma fino al 30 giugno 2012) i giudizi sono sospesi a richiesta del contribuente che dichiari di volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo”.

Col primo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione della L. n. 168 del 1982, art. 5 nonchè della L. n. 457 del 1978, artt. 27 e 28 l’Agenzia ricorrente ha formulato il seguente quesito:

“L’agevolazione prevista dalla L. n. 168 del 1982, art. 5 spetta esclusivamente in caso di immobile ricompreso in un piano di recupero in vigore al momento del rogito”.

Il motivo è inammissibile per assoluta inadeguatezza del relativo quesito di diritto (espresso nei termini sopra esposti) a svolgere la funzione che, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità, gli è propria, ossia quella di far comprendere alla Corte, dalla lettura del solo quesito, inteso come sintesi logico- giuridica della questione, quale sia l’errore di diritto asseritamente compiuto dal giudice di merito e quale, secondo la prospettazione del ricorrente, la regola da applicare, dovendo peraltro, secondo la univoca giurisprudenza di questo giudice di legittimità, ritenersi inammissibile il motivo di ricorso per cassazione sia quando il quesito di diritto si risolva (come nella specie) in un’enunciazione di carattere generale ed astratto, tale da non consentire alcuna risposta utile a definire la causa nel senso voluto dal ricorrente, non potendosi desumere il quesito dal contenuto del motivo o integrare il primo con il secondo, pena la sostanziale abrogazione del suddetto articolo (v. tra le altre SU n. 6420 del 2008) sia quando (come nella specie) il quesito proposto non sia tale da circoscrivere la pronuncia del giudice nei limiti di un accoglimento o un rigetto del quesito medesimo (v. tra le altre cass. n. 23153 del 2007).

Col secondo motivo, deducendo insufficiente motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, l’Agenzia ricorrente si duole che i giudici d’appello abbiano affermato, in contrasto col testo normativo, che l’aspetto centrale per l’applicazione del beneficio de quo consiste nell’attuazione del recupero e che non convince la distinzione tra zona e piani di recupero perchè lo spirito della norma è quello di agevolare le iniziative di recupero, senza rendere noto l’iter logico seguito per giungere a tale affermazione. Il motivo è inammissibile.

Prescindendo infatti da ogni altra possibile considerazione, è sufficiente osservare che il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 è configurabile esclusivamente con riguardo all’accertamento in fatto, laddove il vizio denunciato nella specie attiene alla interpretazione della normativa applicabile e quindi alla motivazione “in diritto” della sentenza. Il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 600,00 di cui Euro 500,00 per onorari oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 28 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2011

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