Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24669 del 19/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 19/10/2017, (ud. 13/09/2017, dep.19/10/2017),  n. 24669

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12354/2014 R.G. proposto da:

C.F.P., da considerarsi, in difetto di elezione in

Roma, domiciliato per legge ivi presso la Cancelleria della Corte di

Cassazione, rappresentata e difesa dall’avvocato GAETANO TORCIA;

– ricorrente –

contro

GROUPAMA ASSICURAZIONI S.P.A., G.S.;

– intimati –

avverso la sentenza del TRIBUNALE di PATTI n. 362, depositata il

15/11/2011, nonchè l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 05/11/2013 ed emessa nel procedimento iscritto al n.

4/2013 R.G.;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 13/09/2017 dal Consigliere Dott. DE STEFANO Franco.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

C.F.P. ricorre, affidandosi ad almeno due motivi e con ricorso spedito per la notifica non prima del 03/05/2014, ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., per la cassazione sia della sentenza del Tribunale di Patti n. 362 del 15/11/2011, sia dell’ordinanza – recante il n. 4/2013 di rgacc e la data di pubblicazione del 05/11/2013 – con cui l’appello avverso la medesima è stato dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 348-bis dalla Corte di appello di Messina, di accoglimento solo parziale della sua domanda di risarcimento danni da sinistro stradale occorso il (OMISSIS) in (OMISSIS) ed ascritto a veicolo di proprietà di G.S., assicurato per la RcA dalla Toro ass.ni;

il ricorrente si duole: col primo motivo, di violazione del termine per l’emanazione dell’ordinanza di inammissibilità dell’appello; col secondo, di violazione di legge e nullità della sentenza (artt. 1223,1226,1227 e 2056 c.c.), essendo state applicate le tabelle del tribunale di Roma, anzichè di quello di Milano gli intimati non espletano attività difensiva in questa sede;

sul ricorso è già stata disposta la rimessione a nuovo ruolo una prima volta in attesa che le Sezioni Unite di questa Corte risolvessero il contrasto in ordine all’autonoma impugnabilità dell’ordinanza ex art. 348 – bis c.p.c. ed una seconda volta in attesa che, statuito dalle Sezioni Unite sulla rilevanza della mancata indicazione, in ricorso, della data di comunicazione dell’ordinanza di appello, fossero acquisiti i dati relativi o comunque si intendesse a tale fine sollecitato il ricorrente mediante rituale comunicazione della relativa ordinanza interlocutoria (la quale è stata depositata addì 12/10/2016 col n. 20604);

all’esito della pronunzia delle Sezioni Unite pure sulla seconda questione e ad ogni buon conto dell’acquisizione del fascicolo di ufficio, è stata infine formulata proposta di definizione – per inammissibilità per tardività – in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., comma 1, come modificato dal – nel frattempo intervenuto – del D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, comma 1, lett. e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197;

non sono depositate memorie.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

il Collegio ha disposto redigersi la motivazione in forma semplificata;

dei motivi di ricorso è superflua la stessa illustrazione, per la manifesta tardività del ricorso in relazione al tempo in cui è stato avviato per la notifica, siccome successivo di oltre sessanta giorni rispetto alla comunicazione dell’ordinanza di appello, che risulta avvenuta a mezzo p.e.c. al procuratore costituito dell’allora appellante il 05/11/2013, ciò che comporta l’irrimediabile tardività dell’impugnazione della sentenza di primo grado, il termine per la quale decorreva appunto dalla comunicazione suddetta alla stregua del tenore testuale dell’art. 348 – ter c.p.c., ma pure, col conseguente passaggio in giudicato di quella, la definitiva ed insanabile preclusione di qualsiasi ulteriore impugnazione dell’ordinanza che ha definito – sia pure violando senza il rispetto delle disposizioni processuali relative e quindi risultando in astratto impugnabile ex se secondo quanto stabilito da Cass. Sez. U. n. 1914 del 2016) – l’appello sulla stessa (per tutte: Cass. ord. 23/09/2015, n. 18827; Cass. ord. 09/02/2016, n. 2594);

il ricorso va quindi infine e senz’altro dichiarato inammissibile, pur non essendovi luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, per non avervi svolto attività difensiva gli intimati; ma solo dovendosi dare atto – mancando la possibilità di valutazioni discrezionali (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra molte altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, il 13 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 ottobre 2017

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