Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24663 del 31/10/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 24663 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: BARRECA GIUSEPPINA LUCIANA

ORDINANZA
sul ricorso 29470-2011 proposto da:
MOSCATT GIUSEPPE MSCGPP56D22I754H, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA AIACCIO 14, presso lo STUDIO COLLODEN dell’avvocato
CORRADO PICCIONE, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro
BANCA INTESA SPA, MOSCATT PAOLA, TEODORO PAOLO;
– intimati avverso la sentenza n. 792/2011 della CORTE D’APPELLO di CATANIA del
6/04/2011, depositata il 30/05/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 09/10/2013
dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPINA LUCIANA BARRECA;
è presente il P.G. in persona del Dott. MARIO FRESA.
Premesso in fatto
E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:
“1.- Con la decisione ora impugnata per cassazione la Corte d’Appello di Catania
ha rigettato gli appelli proposti da Giuseppe Moscatt e da Paola Moscatt avverso la
sentenza del Tribunale di Siracusa, che aveva -per quanto ancora rileva- affermato
che la Banca Intesa, quale parte cui, con il precetto, i Moscatt avevano intimato il
pagamento, era legittimata a proporre opposizione onde contestare il diritto dei
precettanti di procedere ad esecuzione forzata e che tale diritto doveva essere
negato in capo agli opposti.

Data pubblicazione: 31/10/2013

cu. + c E.
.

2.- Col primo motivo di ricorso si deduce il vizio di violazione dell’art. 100 cod.
proc. civ. in relazione al sopravvenuto difetto di interesse di tutte le parti
all’ulteriore prosecuzione del processo per intervenuta cessazione della materia del
contendere in relazione all’art. 360 n. 3 e n. 4 cod. proc. civ.
Il ricorrente sostiene che la definizione transattiva delle controversie, con la
devoluzione a Paolo Teodoro delle somme di spettanza dei germani Moscatt
depositate presso Banca Intesa, avrebbe fatto venire meno l’interesse alla
<> della domanda di quest’ultima, non sussistendo il
vincolo di indisponibilità sul quale la domanda era fondata.

2.1.- Il motivo è manifestamente infondato poiché, riconoscendo lo stesso
ricorrente che Banca Intesa ebbe ad insistere in appello nelle pregresse difese (pur
non muovendo alcuna specifica contestazione rispetto alla dedotta transazione tra
il Teodoro ed i Moscatt), e non essendo dedotto che l’istituto di credito sia stato
parte della transazione, si deve ritenere che permanesse l’interesse del medesimo
istituto ad opporsi all’atto di precetto col quale i Moscatt avevano minacciato di
agire esecutivamente nei suoi confronti.
L’interesse ad opporsi ex art. 615 cod. proc. civ. al fine di far accertare
l’inesistenza del diritto di procedere esecutivamente da parte di colui che
abbia notificato un precetto sussiste, per il destinatario dell’intimazione,
fintantoché il creditore procedente non abbia rinunciato al precetto e/o non
abbia riconosciuto siffatta inesistenza ovvero lo stesso debitore abbia
spontaneamente adempiuto alla pretesa di controparte.
Nel caso di specie, non vi è stata rinuncia al precetto né risulta che i Moscatt
abbiano riconosciuto di non avere titolo esecutivo per pretendere, ed ottenere in
via coattiva, la restituzione delle somme depositate presso l’istituto di credito.
Ancora, non risulta che sia stato dimostrato, nel pregresso grado di merito, che
Banca Intesa abbia corrisposto tali somme ai Moscatt, ovvero, per loro conto, al
Teodoro, e che la Corte d’Appello non abbia erroneamente considerato tale dato
di fatto (anzi, col ricorso viene avanzata la richiesta della produzione inammissibile in sede di legittimità perché relativa ad un accertamento di fatto
oramai precluso- della lettera con la quale Banca Intesa avrebbe comunicato la
consegna al Teodoro della somma in contestazione).
Ric. 2011 n. 29470 sez. M3 – ud. 09-10-2013
-2-

La Corte d’Appello, nel confermare la sentenza, ha ritenuto che il titolo descritto
nell’opposto precetto non costituisse titolo idoneo a procedere in via esecutiva, ai
sensi dell’art. 474 cod. proc. civ., poiché costituito da un’ordinanza di mero rito
emessa dal G.E. che aveva dichiarato estinta la procedura esecutiva per
pignoramento presso terzi ed aveva autorizzato <>. Ha aggiunto
che, per ottenere l’accertamento del loro diritto nei confronti di Banca Intesa, i
Moscatt, a fronte del rifiuto da questa opposto, ed avente ad oggetto la riscossione
delle somme di denaro giacenti in custodia presso l’istituto di credito in forza di
contratto di deposito, avrebbero dovuto prima agire in sede cognitiva.
Il ricorso è svolto con due motivi.
Non si difendono gli intimati.

Pertanto, è corretta la sentenza della Corte d’Appello che ha limitato la
dichiarazione di cessazione della materia del contendere nei rapporti tra Moscatt
Giuseppe e Moscatt Paola, da un lato, e Teodoro Paolo, dall’altro, confermando
nel merito l’accertamento dell’inesistenza del diritto di agire esecutivamente dei
Moscatt nei confronti di Banca Intesa S.p.A.
Si propone, quindi, il rigetto del primo motivo di ricorso.

3.- Col secondo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli

Il ricorrente rileva che erroneamente la Corte d’Appello avrebbe richiamato il
precedente costituito da Cass. n. 13069/07. Sostiene che, nel caso di specie, Banca
Intesa si sarebbe trovata a subire <>, con
la conseguenza che sarebbe stata abilitata a proporre opposizione agli atti esecutivi
e non opposizione all’esecuzione. Pertanto, per un verso, sarebbe decaduta per il
decorso del termine di cui all’art. 617 cod. proc. civ., per altro verso avrebbe
dovuto integrare il contraddittorio nei confronti di Paolo Teodoro.

3.1.- Il motivo è manifestamente infondato.
Premesso che il richiamo del precedente citato in ricorso è stato fatto dalla Corte
d’Appello al solo fine di corroborare la distinzione operata tra opposizione
all’esecuzione ed opposizione agli atti esecutivi, non certo per analogia o identità di
fattispecie, si osserva quanto segue.
La disputa sui poteri riconosciuti al terzo pignorato nel processo esecutivo di
espropriazione presso terzi, sia riguardo agli atti propedeutici a quest’ultimo ed ai
singoli atti esecutivi che riguardo al provvedimento conclusivo costituito
dall’ordinanza di assegnazione ex art. 553 cod. proc. civ. non è pertinente al caso di
specie.
Ed, invero, come rilevato dalla Corte d’Appello, Banca Intesa s.p.a. non è insorta
quale terzo pignorato, contro il creditore che abbia agito nei confronti del suo
creditore.
Banca Intesa ha proposto opposizione avverso il precetto notificato nei suoi
confronti, quale debitore esecutato, in forza di un provvedimento giudiziale che la
Corte d’Appello ha riconosciuto non essere titolo idoneo a dare luogo ad
un’esecuzione forzata, perché ordinanza di mero rito, conclusiva del processo di
espropriazione presso terzi frattanto dichiarato improcedibile.
In particolare, si tratta di un provvedimento conclusivo radicalmente diverso
dall’ordinanza di assegnazione ex art.553 cod. proc. civ., che è emessa in favore del
creditore pignorante ed azionata da quest’ultimo contro il terzo pignorato,
laddove, nel caso di specie, l’ordinanza di <> è stata emessa in favore
dei debitori esecutati e, nei rapporti tra costoro ed il loro debitore, Banca Intesa,
non può certo costituire titolo esecutivo.

Ric. 2011 n. 29470 sez. M3 – ud. 09-10-2013
-3-

artt. 615, 617 e 548 cod. proc. civ.

E’ pertanto corretta la qualificazione che la Corte d’Appello ha dato
all’opposizione avverso detto precetto come opposizione ex art. 615, comma
primo, cod. proc. civ. perché volta a contestare l’idoneità dell’ordinanza di
<> a costituire titolo esecutivo contro Banca Intesa s.p.a. ed a favore
di Giuseppe Moscatt e Paola Moscatt.
In conclusione, si propone il rigetto anche del secondo motivo di ricorso.

55

La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata al difensore.
Non sono state presentate conclusioni scritte. Parte ricorrente ha depositato
memoria.
Ritenuto in diritto
A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il
Collegio ha condiviso i motivi in fatto ed in diritto esposti nella relazione.
Quanto ai rilievi contenuti nella memoria depositata ai sensi dell’art. 380 bis,
comma secondo, cod. proc. civ., non può non rilevarsi che le argomentazioni ivi
svolte sembrano prescindere del tutto dal dato di fatto posto a fondamento sia
della sentenza di primo grado che della sentenza d’appello, che l’ha confermata:
l’intimazione del precetto del 24 luglio 2003 da parte di Paola Moscatt e
Giuseppe Moscatt nei confronti di Banca Intesa s.p.a. La qualificazione
dell’azione in termini di opposizione all’esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ. e
l’individuazione nella Banca Intesa s.p.a. di una parte processuale quale parte
opponente, compiute nella sentenza impugnata, sono fondate su detto
presupposto di fatto, che, in sé, non è contestato dai ricorrenti. Dato ciò, si
rivela del tutto privo di pregio il secondo motivo di ricorso, poiché, come
rilevato dal giudice di merito, la Banca intimata non intese contestare alcuna
irregolarità formale del precetto né della sua notificazione (quindi non propose

Ric. 2011 n. 29470 sez. M3 – ud. 09-10-2013
-4-

Pertanto, Banca Intesa s.p.a. non avrebbe avuto alcun interesse ad impugnare, con
opposizione agli atti esecutivi (che effettivamente è il rimedio privilegiato per
contestare la validità o la regolarità dell’ordinanza ex art. 553 cod. proc. civ., ma,
ovviamente, quando questa sia emessa a favore del creditore pignorante e contro il
terzo pignorato: cfr., da ultimo, Cass. n. 20310/12) l’ordinanza conclusiva del
processo esecutivo n. 567/2001 (con la quale il g.e. si era limitato ad autorizzare lo
svincolo delle somme depositate presso Banca Intesa). Il suo interesse ad opporsi è
sorto soltanto quando i Moscatt hanno impropriamente inteso avvalersi di tale
ordinanza come titolo esecutivo contro il proprio debitore e, sulla base di essa,
hanno intimato il pagamento con precetto notificato il 24 luglio 2003 di quelle
somme che l’istituto di credito deteneva in forza del contratto bancario.

un’opposizione ex art. 617 cod. proc. civ.), ma dedusse di non poter “restituire”
le somme delle quali i precettanti avevano chiesto il pagamento, vale a dire di
non poter dare seguito alla pretesa esecutiva risultante dall’atto di precetto: con
ciò, appunto, proponendo un’opposizione preventiva all’esecuzione ai sensi
dell’art. 615 comma primo cod. proc. civ.

dalla Banca con atto di citazione del 5 agosto 2003, rispetto a questa azione è
stato dallo stesso valutata la permanenza dell’interesse ad agire della Banca,
malgrado la sopravvenienza della transazione.
Ribadito che può ritenersi cessata la materia del contendere soltanto quando nel
corso del processo sopraggiungano determinate circostanze riferibili a fatti
obiettivi, ammessi da entrambe le parti, che, avendo incidenza sulla situazione
sostanziale prospettata, facciano venire meno la necessità della pronuncia del
giudice in precedenza richiesta, senza che sia, pertanto, a tal fine sufficiente il
mero riconoscimento, ad opera del convenuto, del diritto vantato dall’attore, ove
non risulti integralmente soddisfatta la domanda di quest’ultimo (così, da
ultimo, Cass. n. 13217/13), si deve escludere che risulti dal ricorso e/o dalla
sentenza che si sia venuta a determinare una situazione processuale siffatta.
Ed invero, a fondamento del motivo di ricorso è posta la <> di tutte le controversie pendenti tra i Moscatt ed il
loro creditore Paolo Teodoro: questa non è, nel caso di specie, idonea a far
cessare la materia del contendere, poiché è indiscusso che la Banca fosse
rimasta estranea alla transazione. La circostanza, sostenuta in memoria, secondo
cui Banca Intesa, dopo la transazione, non avrebbe mai chiesto <>, sostanzialmente rinunciando alla
propria opposizione in grado d’appello, non si evince affatto dalla sentenza.
Nemmeno detta circostanza è dedotta in ricorso in modo da poter essere
esaminata da questa Corte, poiché non è detto da quali atti processuali dovrebbe
desumersi né di questi atti è fatta specificazione alcuna nello stesso ricorso, in
violazione dell’art. 366 n. 6 cod. proc. civ.

Ric. 2011 n. 29470 sez. M3 – ud. 09-10-2013
-5-

Così qualificata correttamente da parte del giudice di merito l’azione intrapresa

Data la situazione processuale sopra delineata (tale da non far emergere alcuna
rinuncia della Banca alla propria opposizione), e non risultando nemmeno
alcuna rinuncia al precetto intimato alla Banca il 24 luglio 2003, va confermata
la sentenza di merito che non ha ritenuto la cessazione della materia del
contendere sull’opposizione all’esecuzione proposta avverso tale atto di

Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato.
Non vi è luogo a provvedere sulle spese, atteso che gli intimati non hanno
svolto attività difensiva.
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla sulle spese.
Così deciso in Roma, il giorno 9 ottobre 2013, nella camera di consiglio della
sesta sezione civile — 3 della Corte suprema di cassazione.

precetto, da parte dell’istituto di credito rimasto estraneo alla transazione.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA