Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24661 del 22/11/2011

Cassazione civile sez. lav., 22/11/2011, (ud. 14/10/2011, dep. 22/11/2011), n.24661

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 9771-2010 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, viale Mazzini n. 134,

presso lo studio dell’Avv. Fiorillo Luigi, che la rappresenta e

difende per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

L.R., elettivamente domiciliata in Roma, via Germanico n.

172, presso lo studio dell’Avv. Galleano Sergio, che la rappresenta e

difende per procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

nonchè sul ricorso proposto da:

L.R., come sopra rappresentata e difesa;

– ricorrente incidentale –

contro

POSTE ITALIANE S.p.a.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3542/08 della Corte d’appello di Roma,

pronunziata in causa n. 5135/04 r.g., depositata in data 8.04.09;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 14.10.2011 dal Consigliere dott. Giovanni Mammone;

udito il P.M. in persona del Dott. VELARDI Maurizio.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E DIRITTO

1.- Con sentenza del Tribunale di Roma veniva rigettata la domanda di L.R. di dichiarare la nullità dell’apposizione del termine all’assunzione alle dipendenze di Poste Italiane s.p.a., disposta in suo favore per il periodo 8.06-30.09.01 in forza dell’art. 25 del CCNL Poste 11.1.01, per “esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, ivi ricomprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all’introduzione e/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o servizi, nonchè a fronte della necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie”.

2.- Proposto appello dalla lavoratrice, la Corte d’appello di Roma con sentenza depositata in data 8.04.09 accoglieva l’impugnazione, ritenendo nullo il termine, dichiarando l’esistenza del rapporto a tempo indeterminato dall’8.06.01 e condannando Poste Italiane al risarcimento del danno.

La Corte di merito osservava che il contratto era stipulato per il periodo 8.6-30.9.01 in forza dell’art. 25 del CCNL Poste 11.1.01 (c. 1-2) e che nella specie erano esistenti le condizioni previste dalla norma collettiva. Rilevava, tuttavia, che Poste Italiane non aveva provato il rispetto della cd. clausola di contingentamento (ovvero del limite di contenimento delle assunzioni a termine nella quota percentuale massima del cinque per cento rispetto ai lavoratori impegnati a tempo indeterminato, art. 25, comma 3, del CCNL).

3.- Avverso questa sentenza Poste Italiane proponeva ricorso per cassazione. L. rispondeva con controricorso e ricorso incidentale condizionato.

4.- Il Consigliere relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. ha depositato relazione, che è stata comunicata al Procuratore generale e notificata al difensore di Poste Italiane assieme all’avviso di convocazione dell’adunanza della camera di consiglio.

5.-1 ricorsi debbono essere preliminarmente riuniti, ai sensi dell’art. 335 c.p.c..

6.- I motivi dedotti da Poste Italiane s.p.a. possono riassumersi come segue.

6.1.- Violazione dell’art. 2697 c.c. e della L. n. 230 del 1962, art. 3, in quanto il datore di lavoro non sarebbe onerato della prova dell’ottemperanza alla clausola di contingentamento e, comunque, la lavoratrice aveva dedotto la mancata ottemperanza all’onere in questione in termini di mera probabilità;

6.2.- carenza di motivazione e violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonchè dell’art. 2697 c.c., in quanto il giudice di merito non avrebbe tenuto conto, ai fini della verifica dell’onere probatorio in questione, di tutte le circostanze risultanti agli atti e, comunque, si sarebbe al riguardo sottratto all’utilizzo dei propri poteri istruttori di ufficio, non esercitando il potere-dovere assegnatogli dalla legge;

6.3.- violazione dell’art. 25 del CCNL 2001 e della L. n. 56 del 1987, art. 23, atteso che il rispetto della clausola di contingentamento è requisito che condiziona non la validità del contratto individuale, ma solo il corretto svolgimento dei rapporti negoziali tra le parti collettive abilitate alla negoziazione in forza della delega conferita dall’art. 23 in questione.

7.- Quanto al primo motivo, a proposito della pretesa genericità dell’eccezione di violazione della clausola di contingentamento, deve rilevarsi che è onere del giudice (in questo caso di appello) valutare i termini dell’eccezione di inosservanza della clausola di contingentamento – come dedotta dalla parte attrice – e di verificare se la stessa costituisca valida evidenziazione della violazione. Al riguardo – giusta quanto emerge dal ricorso introduttivo riprodotto dall’odierna ricorrente in assolvimento dell’onere di autosufficienza (pag. 16) – L. ha dedotto che “la società convenuta… dovrà dimostrare di aver rispettato, all’atto dell’assunzione della parte ricorrente, – sia a livello regionale che a livello nazionale – le percentuali di lavoratori indicate dalla disciplina in esame”; tale deduzione è stata interpretata dal giudice nel senso della sollecitazione del datore all’onere probatorio.

Essendo tale valutazione congruamente esercitata nei limiti dei poteri processuali, deve ritenersi che il giudice abbia correttamente ritenuto che a carico del datore fosse scattato l’onere probatorio.

8.- Sempre a proposito del primo motivo, circa l’attribuzione dell’onere probatorio, la giurisprudenza della Corte di cassazione ritiene che la facoltà delle organizzazioni sindacali di individuare ulteriori ipotesi di apposizione del termine al contratto di lavoro è subordinata dall’art. 23 alla determinazione delle percentuali di lavoratori che possono essere assunti sul totale dei dipendenti;

pertanto, non è sufficiente l’indicazione del numero massimo di contratti a termine, occorrendo altresì, a garanzia di trasparenza ed a pena di invalidità dell’apposizione del termine, l’indicazione del numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato, sì da potersi verificare il rapporto percentuale tra lavoratori stabili e a termine. L’onere della prova dell’osservanza di detto rapporto è a carico del datore di lavoro, in base alle regole di cui alla L. 18 aprile 1962, n. 230, art. 3, secondo cui incombe al datore di lavoro dimostrare l’obiettiva esistenza delle condizioni che giustificano l’apposizione di un termine al contratto di lavoro (Cass. 19.1.10 n. 839 e 12.3.09 n. 6010, che superano la meno recente giurisprudenza indicata da parte ricorrente).

9.- Il secondo motivo è inammissibile, non avendo parte ricorrente indicato i dati probatori offerti che si assumono incongruamente esaminati.

10.- Il terzo motivo è inammissibile, trattandosi di questione, non trattata dal giudice di appello, che, in mancanza di deduzione del vizio di omesso esame, deve ritenersi dedotta per la prima volta in sede di legittimità.

11.- In conclusione il ricorso è infondato e deve essere rigettato, con assorbimento del ricorso incidentale condizionato.

Le spese del giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte così provvede:

– riunisce i ricorsi, rigetta il principale e dichiara assorbito l’incidentale;

– condanna Poste Italiane s.p.a. alle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 30 (trenta) per esborsi ed in Euro 2.000 (duemila) per onorari, oltre spese generali, Iva e Cpa.

Così deciso in Roma, il 14 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA