Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24659 del 31/10/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 24659 Anno 2013
Presidente: DI PALMA SALVATORE
Relatore: DE CHIARA CARLO

ORDINANZA
sul ricorso 14944-2011 proposto da:
CURATELA DEL FALLIMENTO BELPASSO LUIGI
01344600836 in persona del Curatore pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DEI GRACCHI 187, presso lo studio
dell’avvocato MAGNANO DI SAN LIO GIOVANNI, rappresentata
e difesa dall’avvocato NICOSIA CETtINA, giusta mandato a margine
del ricorso;
– ricorrente contro
MARINO CONCETTA MNRCCT52A46B428R, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 111, presso lo studio
dell’avvocato D’AMATO DOMENICO, rappresentata e difesa
dall’avvocato MIRONE COSTARELLI ANTONINO, giusta procura

S443
A5

Data pubblicazione: 31/10/2013

speciale (per sostituzione di difensore) per atto notaio Marco Papi di
Roma, in data 13.5.2013, n. rep. 127248, che viene allegata in atti;

– controricorrente avverso la sentenza n. 1086/2010 della CORTE D’APPELLO di

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
04/06/2013 dal Consigliere Relatore Dott. CARLO DE CHIARA.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott.
PIERFELICE PRATIS che si riporta alla relazione scritta.
PREMESSO
Che nella relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. si legge quanto
segue:
«1. — Il curatore del fallimento del sig. Luigi Belpasso,
dichiarato con sentenza del 5 dicembre 1991, convenne davanti al
Tribunale di Catania la sig.ra Concetta Marino per sentir revocare, ai
sensi dell’art. 67, comma primo n. 1, legge fallim., l’atto di
compravendita del 23 gennaio 1990, con cui il Belpasso aveva
trasferito alla convenuta la proprietà di un appartamento in Catania al
prezzo di £ 110.000.000.
La convenuta resistette e il Tribunale accolse la domanda.
La Corte d’appello di Catania, adita dalla soccombente, ha
riformato la sentenza di primo grado. Disposta la rinnovazione della
consulenza tecnica d’ufficio espletata in primo grado, ha infatti
ritenuto, sulla scorta del nuovo accertamento, insussistente il requisito
della notevole sproporzione tra le reciproche prestazioni delle parti, in
quanto tra il valore di mercato dell’immobile e il prezzo di
compravendita sussisteva una differenza inferiore al 25 % (la nuova
CTU aveva accertato in £ 129.000.000 il valore dell’immobile all’epoca
Ric. 2011 n. 14944 sez. M1 – ud. 04-06-2013
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CATANIA, depositata il 20/07/2010;

della compravendita, mediando fra i valori di £ 148.000.000 e £
110.000.000 risultanti dall’applicazione dei criteri, rispettivamente,
sintetico-comparativo e analitico o di capitalizzazione del reddito),
nella quale la giurisprudenza maggioritaria aveva, negli anni, finito con
l’identificare quel requisito “e che oggi è stata normativamente

Il curatore ha proposto ricorso per cassazione articolando sei
motivi di censura, cui la sig.ra Marino ha resistito con controricorso.
2. — Con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione degli
artt. 111 Cost., 132 c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c., lamentando l’omessa
motivazione della sentenza impugnata per non avere la Corte d’appello
richiamato i principi di diritto applicati nella qualificazione dei fatti e
nella formulazione della decisione, nonché i precedenti
giurisprudenziali di riferimento.
2.1. — Il motivo è inammissibile, perché invece le ragioni, sia in
diritto che in fatto, della decisione sono all’evidenza chiaramente
indicate nella motivazione della sentenza, sopra sintetizzata.
3. — Con il secondo motivo si deduce vizio di motivazione per
non avere la Corte d’appello né indicato le ragioni per cui ha aderito
alla CTU da essa disposta e ha disatteso quella espletata nel giudizio di
primo grado, né esaminato i rilievi mossi dalla curatela alla nuova CTU
nelle note di replica alla comparsa conclusionale avversaria.
3.1. — Il motivo è inammissibile.
La Corte d’appello ha in realtà sia indicato le ragioni della
propria adesione alle conclusioni del secondo consulente tecnico,
anziché del primo, sia esaminato le osservazioni mosse alle medesime
dall’appellato.
Non soltanto, infatti, ha osservato che la seconda consulenza
era analitica, puntuale ed esaustiva, ma ha aggiunto, proprio in risposta
Ric. 2011 n. 14944 sez. M1 – ud. 04-06-2013
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individuata con la nuova formulazione dell’art. 67 L.Fall.”.

alle obiezioni dell’appellato, che la circostanza che il CTU nominato
dal Tribunale avesse stimato il valore dell’immobile in £ 180.000.000
secondo il metodo sintetico-comparativo e in £ 146.250.000 secondo
il metodo analitico, così pervenendo a un valore medio di £
163.000.000, non valeva a sconfessare le risultanze della seconda

stima del valore “a vano” secondo il criterio sintetico-comparativo e
aveva considerato quattro vani abitabili, mentre dalla documentazione
fotografica e dalla planimetria si ricavava che i vani erano tre, e il
consulente di secondo grado aveva invece puntualmente indicato le
fonti di cui si era avvalso per la valutazione “a vano” e aveva chiarito le
ragioni per cui aveva stimato l’appartamento quale unità abitativa di 3,5
vani. Con ciò la Corte ha implicitamente disatteso le ulteriori
considerazioni svolte dalla curatela e dalla medesima riproposte in
questa sede, nessuna delle quali è in sé decisiva.
4. — Con il terzo motivo si deduce violazione dell’art. 112 c.p.c.,
e vizio di motivazione per avere la Corte, nel fondare il proprio
convincimento sulle risultanze della consulenza di secondo grado,
immotivatamente conferito al consulente un mandato diverso da
quello per il quale l’appellante aveva richiesto il rinnovo della CTU.
L’appellante, infatti, sulla premessa che il valore del bene alla data
della compravendita era inferiore perché l’appartamento mancava della
pavimentazione e della pitturazione, aveva chiesto il rinnovo della
CTU appunto per accertare i relativi costi, e invece la Corte d’appello
aveva conferito al CTU un più ampio incarico di valutazione
dell’immobile.
4.1. — Il motivo è infondato, avendo il giudice di merito il
potere d’ufficio di disporre la consulenza tecnica o il rinnovo della

Ric. 2011 n. 14944 sez. M1 – ud. 04-06-2013
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consulenza, atteso che il primo CTU non aveva indicato le fonti della

medesima e di definire i quesiti da rivolgere al consulente.
5. — Con il quarto motivo si deduce violazione dell’art. 67,
primo comma n. 1, legge fallim. per non avere la Corte d’appello fatto
applicazione di detta norma nel testo, nella specie applicabile ratione
tempotis, antecedente alla modifica introdotta con il d.l. 14 marzo 2005,

5.1. — Il motivo è inammissibile perché risulta chiaramente, dal
testo della sentenza impugnata sopra sintetizzato al

5

1, che i giudici di

appello hanno applicato la norma in questione nel suo testo originario,
facendo riferimento al nuovo testo esclusivamente in una prospettiva
storica.
6. — Con il quinto motivo di ricorso, denunciando violazione e
falsa applicazione dell’art. 132, secondo comma n. 4, c.p.c., si lamenta
che la Corte d’appello abbia affermato la novità, e dunque
inammissibilità, della questione della mancanza di prova del pagamento
di una parte del corrispettivo, per essere stata la stessa sollevata dalla
curatela solo con la memoria di replica alla conclusionale avversaria,
mentre invece la questione era stata già sollevata già con l’atto
introduttivo del giudizio di primo grado.
6.1. — Il motivo è inammissibile perché la circostanza
dell’avvenuto pagamento, o meno, del prezzo di vendita è irrilevante ai
fini dell’azione revocatoria, ancorché esperita ai sensi dell’art. 67,
primo comma n.1, legge fallim., in quanto a tal fine ciò che conta sono
le reciproche prestazioni come concordate dalle parti, non come poi
effettivamente eseguite.
7. — Con il sesto motivo si deduce vizio di motivazione per
avere la Corte, una volta accolto il primo motivo di appello — relativo
all’insussistenza del requisito della sproporzione delle prestazioni —
omesso di pronunciarsi sull’altro motivo di gravame relativo
Ric. 2011 n. 14944 sez. M1 – ud. 04-06-2013
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n. 35, conv. in 1. 14 maggio 2005, n. 80.

all’inscientia decotionis.
7.1.

La censura è inammissibile, perché l’insussistenza del

presupposto oggettivo della sproporzione tra le reciproche prestazioni
delle parti, di cui all’art. 67, primo comma n. 1, legge fallim., era
assorbente e rendeva superflua qualsiasi indagine sull’elemento

era stato posto in essere oltre l’anno anteriore alla dichiarazione del
fallimento, e dunque non poteva essere revocato ai sensi del secondo
comma dell’articolo richiamato, del resto neppure invocato a suo
tempo, a quanto risulta, dall’attore.»;
che detta relazione è stata comunicata al P.M. e notificata agli
avvocati delle parti costituite;
che il solo avvocato di parte controricorrente ha presentato
memoria;
che, condividendo il Collegio quanto si legge nella relazione, il
ricorso va respinto, con condanna del ricorrente alle spese processuali
liquidate come in dispositivo e respinta l’istanza di condanna aggravata,
ai sensi dell’art. 96 c.p.c., formulata dalla controricorrente, non
sussistendone i presupposti;
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente alle
spese processuali, liquidate in € 6.200,00, di cui 6.000,00 per compensi
di avvocato, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 4 giugno 2013
Il Presidente

soggettivo della scientia decotionis, dato che nella specie l’atto da revocare

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