Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24655 del 02/12/2016


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Cassazione civile sez. I, 02/12/2016, (ud. 12/10/2016, dep. 02/12/2016), n.24655

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALVAGO Salvatore – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – rel. Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18573/2012 proposto da:

AZIENDA PUBBLICA DI SERVIZI ALLA PERSONA ISTITUTO DOMENICO TRINCHERI,

in persona del Presidente pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA ROMEO ROMEI 15, presso l’avvocato LUDOVICA PESATURO, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIOVANNI FOLLI,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI ORTOVERO, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA STIMIGLIANO 5, presso l’avvocato FABIO

CODOGNOTTO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

GIAMPIERO TABBO’, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

COMUNITA’ MONTANA PONENTE SAVONESE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 535/2011 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 03/06/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/10/2016 dal Consigliere Dott. MARIA GIOVANNA C. SAMBITO;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato PESATURO che si riporta al

ricorso;

udito, per il controricorrente, l’Avvocato CODOGNOTTO che si riporta

al controricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARDINO Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del primo e

secondo motivo.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Il Tribunale di Savona condannò il Comune di Ortovero a pagare all’Istituto D. Trincheri Azienda Pubblica di Servizi alla Persona la somma di Euro 130.811,00, oltre interessi e rivalutazione, quali rette relative al ricovero, della L. n. 328 del 2000, ex art. 6, di V.G., e rigettò la domanda di garanzia proposta dal Comune nei confronti della Comunità Montava Inguauna (poi Ponente Savona).

La decisione fu ribaltata dalla Corte d’Appello di Genova, che, con sentenza del 23.3.2011, in conformità della richiamata giurisprudenza di legittimità, negò il diritto al rimborso per il costo di ricovero dell’anziana, per l’assenza di convenzione,tra la struttura ospitante ed il domicilio di soccorso, e di deliberazione della spesa, in applicazione della L. n. 142 del 1990, art. 55, comma 5, che sanziona con la nullità gli atti di impegno di spesa privi della attestazione della relativa copertura finanziaria.

Per la cassazione della sentenza, ha proposto ricorso l’Istituto affidato a quattro mezzi, illustrati da memoria, ai quali resiste il Comune di Ortovero. La Comunità Montana non ha svolto difese.

Diritto

OSSERVA IN DIRITTO

1. Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma sintetica.

2. Con i primi tre motivi, deducendo la violazione e falsa applicazione della L. n. 328 del 2000, art. 6, comma 4 e, col secondo, pure, della L. n. 142 del 1990, art. 55, comma 5, riformulato dal D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 151, comma 4 e art. 183, comma 1, la ricorrente lamenta rispettivamente, che: a) la giurisprudenza richiamata dalla Corte territoriale è riferita alla legislazione della Regione Sicilia, inapplicabile in Liguria, dovendo, invece, trovare applicazione il diverso principio stabilito da Cass. n. 19036 del 2010, secondo cui il Comune deve ritenersi obbligato ad erogare le prestazioni di assistenza, a prescindere dalla stipulazione della preventiva convenzione; b) gli interventi relativi agli anziani non autosufficienti rappresentano una spesa obbligatoria e non una provvidenza facoltativa, sicchè il Comune, che aveva omesso di attivarsi e di allocare in bilancio la spesa, aveva violato i doveri istituzionali, non restando esente dal pagamento; c) l’interpello al Comune di residenza non deve necessariamente precedere temporalmente il ricovero dell’anziano, dovendo ritenersi che gli obblighi del domicilio di soccorso sono assunti dal Comune di residenza al momento del ricovero “solo dopo che gli è stata data idonea informazione”.

2. I motivi, da valutarsi congiuntamente perchè attengono alla medesima questione, sono infondati, tenuto conto dei principi già espressi da questa Corte (Cass. n. 14006 del 2010 indicata dalla Corte territoriale, cui ha fatto seguito Cass. n. 25376 del 2013), ai quali va data continuità, secondo cui:

– della L. n. 328 del 2000, art. 6, va contemperato con la regola posta dal D.Lgs. n. 267 del 2000, artt. 183 e 191, applicabile nella specie, e prima dalla L. n. 142 del 1990, art. 55 (applicabile pure nella Regione Sicilia che la ha richiamata), sicchè gli obblighi a carico del Comune di residenza di disporre il ricovero di anziani presso strutture private è subordinato, come ogni pagamento, all’attestazione della relativa copertura finanziaria, essendo vietata l’effettuazione di qualsiasi spesa in assenza di impegno contabile registrato sul competente capitolo di bilancio di previsione;

– l’attuazione dell’obbligo dei comuni di erogare prestazioni in favore dei soggetti bisognosi non è, infatti, incondizionato ma presuppone il bilanciamento con altri interessi costituzionalmente protetti (ed in tal senso va letta la norma laddove dispone che il Comune debba essere “previamente informato”), ravvisabili nelle effettive risorse organizzative e finanziarie di cui l’Ente dispone, che si traducono, poi, nell’osservanza delle disposizioni sui contratti della pubblica Amministrazione;

– la deduzione secondo cui, nel non attivare la procedura necessaria per disporre il ricovero, il Comune sarebbe venuto meno ai suoi obblighi istituzionali prospetta (a prescindere dalle questioni relative al tempo in cui la comunicazione del ricovero è intervenuta, e della situazione economica della persona assistita, titolare, secondo il controricorrente, di una pensione di invalidità con diritto al cd accompagnamento) profili di colpevolezza e di responsabilità aquiliana del tutto estranei al tema dibattuto;

– la giurisprudenza citata in seno al ricorso (Cass. n. 19036 del 2010) e nella memoria (Cass. n. 2183 del 2016) non smentisce l’esegesi qui avallata, essendo relativa al diverso caso delle prestazioni di assistenza e ricovero disposte su provvedimento del Tribunale per i Minorenni.

3. Ogni altro profilo ed il vizio di motivazione dedotto col quarto motivo (relativo all’interpretazione di missive a firma del Sindaco) restano assorbiti.

4. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese, che si liquidano in complessivi Euro 7.200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre accessori.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 2 dicembre 2016

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