Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24620 del 04/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 04/11/2020, (ud. 13/02/2020, dep. 04/11/2020), n.24620

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28067-2013 proposto da:

S.F., elettivamente domiciliato in ROMA VIA L.

CALAMATTA 27, presso lo studio dell’avvocato GRECO LUIGI,

rappresentato e difeso dall’avvocato MARIO CHIUSOLO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI TRAPANI, in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 74/2013 della COMM. TRIB. REG. della Sicilia,

depositata il 15/05/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/02/2020 dal Consigliere Dott. GIULIO MAISANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza n. 74/24/13, depositata il 15 maggio 2013, non notificata, la Commissione tributaria regionale della Sicilia ha confermato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Trapani n. 189/6/11, con la quale era stato dichiarato inammissibile il ricorso proposto da S.F. avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) emesso nei suoi confronti dall’Agenzia delle Entrate e relativo ad IRPEF, addizionale regionale e comunale, contributi INPS, IRAP ed IVA per l’anno d’imposta 2006. La Commissione tributaria regionale ha considerato tardivo il ricorso proposto avverso l’avviso di accertamento impugnato ritenendo rituale la notifica eseguita ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 14, in data 20 maggio 2010 a mezzo del deposito dell’atto presso l’ufficio Postale, notifica perfezionatasi il successivo 30 maggio 2010. Il mancato perfezionamento della procedura di notifica doveva addebitarsi allo stesso destinatario e non era ammissibile far decorrere il termine dell’impugnazione dalla data successiva in cui, a proprio arbitrio, il contribuente ha deciso di compiere una verifica presso l’ufficio postale.

S.F. ha proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza articolato su quattro motivi illustrati da successiva memoria.

L’Agenzia delle Entrate si è costituita tardivamente al solo fine di poter partecipare all’eventuale discussione pubblica.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo si lamenta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, degli artt. 148 e 149 c.p.c., della L. n. 890 del 1982, art. 3, e della L. n. 212 del 2000, art. 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

In particolare si assume l’inesistenza della notifica in questione per la mancata osservanza della procedura di notifica prevista dalla legge.

Con il secondo motivo si deduce error in procedendo et iudicando, violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4. In particolare si assume che il giudice del merito avrebbe dovuto sospendere il giudizio in presenza di un procedimento di querela di falso relativo alla procedura di notifica.

Con il terzo motivo si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 149 c.p.c., in correlazione alla L. n. 890 del 1982, art. 3, e dell’art. 140 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4. In particolare si assume che erroneamente il giudice dell’appello avrebbe assimilato la notifica effettuata a quella prevista dall’art. 140 c.p.c., per il caso di irreperibilità del destinatario;

Con il quarto motivo si assume violazione e falsa applicazione dell’art. 149 c.p.c., in correlazione alla L. n. 890 del 1982, art. 3, e dell’art. 140 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, dolendosi il ricorrente della contraddittorietà della motivazione ancora con riferimento al richiamo alla notifica prevista dall’art. 140 c.p.c..

Il primo motivo è inammissibile per difetto del requisito dell’autosufficienza, non avendo il ricorrente riprodotto la relata della notifica in questione, nè indicato il tempo ed il luogo della relativa produzione nel giudizio di merito (cfr. Cass. sez. 5, 28 febbraio 2017; Cass. sez. 5, ord. 30 novembre 2018, n. 31038), a ciò conseguendo che la notifica deve ritenersi perfezionata per compiuta giacenza al decimo giorno dal deposito dell’atto presso l’ufficio postale;

Il secondo motivo, così come proposto, è infondato in quanto la sospensione del procedimento non consegue automaticamente alla proposizione di una querela di falso. In materia di querela di falso, infatti, il giudice tributario è sì tenuto, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, a sospendere il giudizio fino al passaggio in giudicato della decisione in ordine alla querela stessa (o fino a quando non si della decisione in ordine alla querela stessa (o fino a quando non si sia altrimenti definito il relativo giudizio), trattandosi di accertamento pregiudiziale riservato ad altra giurisdizione, e di cui egli non può conoscere neppure “incidenter tantum”; tuttavia, in caso di presentazione di detta querela, anche nel processo tributario il relativo giudice non deve semplicemente prenderne atto e sospendere il giudizio ma è tenuto a verificare la pertinenza di tale iniziativa processuale in relazione al documento impugnato e la sua rilevanza ai fini della decisione (per tutte Cass. sez. 6-5, ord. 30 novembre 2017, n. 28671); il motivo, che non riproduce il contenuto della querela di falso, che sarebbe stata proposta in via principale dinanzi al Tribunale di Marsala, scontando altresì l’ulteriore difetto di specificità quanto alla formulazione del primo motivo, va pertanto rigettato.

Alla stregua di quanto sopra osservato gli altri motivi possono ritenersi assorbiti.

Il ricorso va pertanto rigettato.

Nulla è a disporsi sulle spese, non avendo l’Amministrazione finanziaria svolto difese.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 13 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2020

 

 

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